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È morta Largentina, viva l’Argentina!

18 luglio 2012 Da Largentina 40 Commenti

Chiude L'Argentina

Amici, il blog “L’Argentina” chiude oggi i battenti e non sarà più aggiornato. Tra i lettori di questo post di commiato ci saranno coloro che capitano oggi per la prima volta in questa pagine e chi invece ci segue da anni. Vi ringraziamo tutti per l’affetto e per l’appoggio. Ci siamo lanciati in questa avventura tre anni fa, proprio nel luglio del 2009 e pensiamo che sia arrivato il momento di interromperla. Sono stati tre anni belli densi, sia per noi che per il Paese e speriamo di avere condiviso con voi contenuti interessanti. Noi ci siamo divertiti e abbiamo imparato un sacco di cose. Soprattutto sugli Italiani :-)

Non vogliamo buttarla troppo sul nostalgico. Dietro al blog ci sono persone ed è normale che ognuno abbia i propri programmi, il proprio tempo limitato, le proprie idee. La benzina del blog è finita ed è giusto chiudere ora. I progetti no-profit sono così. Sono delle avventure, degli slanci di passione e bisogna viverli come tali. Nascono, si sviluppano e magari finiscono. La cosa importante è sopravvivere e lanciarsi in un nuovo progetto.

Mandiamo un forte abbraccio riconoscente a tutti coloro che in questi anni hanno contribuito dedicando ore della loro vita a Largentina. Ventuno autori (21!) che ci sembra giusto ricordare e ringraziare: Alberto, Andru, Delfo, Fritz, Gabriella, Gespo, Giampaolo, Giulia, Katia, Lavalen, Lolly, Lorenzo, Marina, Nikola, Pez, Pietro, Sara, Silvana, Stroliga, Tanoka, Valeria.

Alcuni di noi continuano a pensare che il blog come strumento comunicativo non sia per niente morto. Al contrario, in questi tempi di Dio Facebook c’è un grande bisogno di persone che abbiano ancora voglia di raccontare le cose senza ovviarne la complessità. Quindi ci troverete senz’altro altrove.

Un abrazo a todos!

UPDATE FEBBRAIO 2013: Come promesso, un paio di impavidi fondatori di questo blog (Fritz e Tanoka) ci sono ricascati e ne hanno riaperto un altro: Batifondo.net.
Vi aspettiamo lì :-)

La fiera che viene dall’est

16 luglio 2012 Da Fritz Lascia un Commento

(da listas.20minutos.es)

 

Commercianti di Córdoba preoccupatissimi per il prossimo sbarco della Salada (ed è solo un esempio, stanno uscendo articoli a getto continuo). La salada fa concorrenza sleale, la salada non paga le tasse, la salada fa lavorare in nero, la salada vende roba falsa, le naik le abibas e le magliette con la lucertola: se gli lasciamo aprire la succursale ci spazzerà via.

 

Ma andiamo con ordine: la Salada (ne aveva già parlato da queste parti Delfo) è un gigantesco mercato – in realtà un insieme di tre mercati diversi, Urkupiña, Ocean e Punta Mogote – sulla riva sud del Riachuelo, fra Capital e Lomas de Zamora. Nasce all’inizio degli anni 90, quando alcuni produttori tessili boliviani decidono di uscire a vendere direttamente i loro prodotti. Da lì in poi, specie dopo la crisi-argentina-del-2001, la salada cresce a dismisura, e diventa un punto di riferimento nazionale per l’abbigliamento a basso costo – compreso quello d’imitazione. “Nazionale” vuol dire che la gente – in particolare rivenditori – ci parte da tutto il paese per andare a rifornirsi lì. All’abbigliamento si aggiungono calzature, dvd, musica e chincaglierie varie.

 

E quel che si dice? Probabilmente c’è del vero: lavoro nero e zero tasse (ma bisogna dire che l’industria tessile in generale non è esattamente un esempio di trasparenza), falsificazione di marche, copia selvaggia di prodotti “artistici” – per esempio i famosi dvd 5-in-uno venduti dagli ambulanti; ma anche intraprendenza, sforzo, successo – uno standicino dentro la fiera si comprerebbe nell’ordine dei 50mila dollari.

 

Basta chiacchere: questa è una review di Perfil sulla salada, riccamente corredata di foto; e questo qua sotto è il film-documentario di Julián D’Angiolillo “Hacerme feriante”, un ipnotico viaggio dentro al mercato, una catasta enorme di carne messa al fuoco senza nessun commento e senza spalmate di linea ideologica. E in giro per il web è pieno così di siti (autentici? falsi? …siamo sempre là) in cui vedere e a volte comprare online.

 

 

I magnifici dieci

13 luglio 2012 Da Fritz 5 Commenti

da wwwunmundoperfecto.blogspot.com

La rivista Rumbos – esce con l’edizione domenicale di diversi giornali regionali – ha chiesto a venticinque personaggi del cinema argentino (attori, registi, scrittori, etc.) di indicare i loro film preferiti. Ne è uscita questa classifica dei “dieci migliori film” della storia del cinema nazionale. Molti di essi si possono vedere interi su youtube, quasi tutti dovrebbero essere disponibili a noleggio o acquisto, per chi vive qui. I link che ho messo io vanno al trailer su youtube, o alla pagina wikipedia, secondo come mi girava. L’inquietante foto del titolo è tratta da El dependiente; il video finale è un trailer (artigianale?) del terrificante (e amatissimo, da quasi tutti gli altri) Esperando la carroza, l’unico film che per me poteva stare tranquillamente fuori dalla lista.

1. El dependiente Leonardo Favio, 1969
2. La historia oficial Luis Puenzo, 1985
3. Esperando la carroza Alejandro Doria, 1985
4. Crónica de un niño solo Leonardo Favio, 1964
5. El secreto de sus ojos Juan José Campanella, 2009
6. Pizza, birra, faso Bruno Stagnaro e Israel A. Caetano, 1997
7. La tregua Sergio Renán, 1974
8. Las aguas bajan turbias Hugo del Carril, 1952
9. Nueve reinas Fabián Bielinsky, 2000
10. Rosaura a las diez Mario Soffici, 1958

Bignami Argento dal 25 giugno al 6 luglio 2012

12 luglio 2012 Da Fritz 4 Commenti

da periodismox.com.ar

 

È fuori data, ma volevo raccontarvi di cosa si è parlato tutt’oggi – almeno sui media e su twitter, che era più o meno in fiamme. L’altro giorno su Clarín esce un articoletto sulla “decelerazione dell’economia”, con alcune testimonianze da imprese che ne risentono. Uno degli intervistati era un intermediario immobiliare che si lamentava del brusco calo dell’attività in seguito alle note misure del governo sul dollaro. Prima si lavorava un sacco, adesso non si batte un chiodo, etc etc. Alora oggi, mentre parlava a reti unificate, la Presi ha detto “ho letto quel giornale là e ho visto sta povera gente che non lavora più, e allora ho chiesto informazioni all’agenzia tributaria e mi hanno detto che non fanno la dichiarazione dei redditi dal 2007, allora o hanno mentito al giornale o hanno mentito alle Entrate, e spero per loro che abbiano mentito al giornale”. (il riassunto è mio). Ecco insomma, questo è stato il tema del giorno, le riflessioni le lascio a voi.

Ancora a proposito di dollari, questa settimana la Banca Centrale ne ha ufficialmente proibito l’acquisto per risparmio e compravendita di immobili. In realtà la cosa era già nei fatti, mancava appunto dichiararla. La Presidente della BC ha detto che adesso bisognerà dare ai piccoli risparmiatori qualche alternativa appetibile in pesos.

Sempre questa settimana e sempre la BCRA ha stabilito l’obbligo per le banche di destinare a prestiti produttivi il 5% dei loro depositi. La metà di questo 5% dovrà andare alle PMI, che qua si chiamano PyMEs. I tassi saranno di circa il 15%.

L’ex dittatore Videla è stato condannato insieme ad altri suoi colleghi a pene fra i 50 (Videla) e i 15 anni di reclusione per l’appropriazione di bebé nati in prigionia da madri poi scomparse. I giudici hanno sentenziato che la sottrazione era sistematica e generalizzata. I bambini come si sa venivano poi affidati a famiglie che li iscrivevano all’anagrafe come propri. Videla aveva dichiarato giorni prima del verdetto che le madri “utilizzavano i loro figli in embrione come scudo”. Non si può dire che sia un tipo che cerca l’applauso facile.

Il Boca Jrs ha perso 1-1 / 0-2 la doppia finale di Libertadores contro il Corinthians ed è in preda alle faide interne. Uno dei protagonisti è senz’altro Juan Román Riquelme, che ha manifestato insoddisfazione verso il DT Falcioni e ha dichiarato che lascerà il club. Da lì in poi, solito menú di problemi societari e relazioni complicatissime con lo spogliatoio; il tutto spiegato nei dettagli in questo articolo de La Nación.

 

Busillis

1 luglio 2012 Da Gespo 7 Commenti

da marok.org (ovviamente)

 

Non è vero che non voglion dire,

voglion dire qualcosa.

 Voglion dire…

 come quando uno

si mette a cantare

senza saper le parole.

Una cosa molto volgare.

 Ebbene, così mi piace di fare.

A. Palazzeschi, E lasciatemi divertire

 

Ah ma voi lo sapevate! Cioè ve ne stavate li tomi tomi, cacchi cacchi, a vedermi sprofondare nel mio indomito giullarismo. Dite la verità che stavate sghignazzando!

 
Come dite? No?
 
Allora vi devo mettere al tanto. Per chi come me, spavaldo neofita delle relazioni interpersonali della grande Capital Federal credesse che conoscere qualcuno qui a Buenos Aires equivalga a presentarsi, passare delle ore piacevoli insieme e dopo scambiarsi tutto il talmud di indirizzi facebook, mail, twitter, blog, flickr,g+ ecc ecc, prenderebbe tremendo granchio.
 
A poco varrà inerpicarsi in interpretazioni psicologiche da 4 soldi. Il fatto è che se avete in dote un certo karma entusiastico e il giorno successivo decidete di ricontattare la persona conosciuta la sera prima è molto probabile che non riceviate nessuna risposta. Qualora il vostro animo bonaccione e campagnolo vi portasse a pensare che repetita iuvant e il giorno successivo giù altri messaggioni di sincero garbo, con allegato invito a rivedersi, è molto probabile che il segnale dall’altra parte rimanga piatto. Magari non tutti sono lenti di comprendonio come me. Magari qualche affettato viveur potrebbe aver già capito l’antifona. Ma io mi gioco la carta dell’ultima possibilità e il terzo giorno; aripicchiaci con segnali di vita.
 
Nulla
 
Tra un fiore colto e l’altro donato
l’inesprimibile nulla.
 

Poi però cominciate ad avvertire un certo senso di disagio anche nei conoscenti di vecchia data. Si diradano le chiamate, le uscite, i sinceri atti di compagnerismo becero che caratterizzavano le vostre serate alcoliche. Voi non vi capacitate, ma è una specie di domino. Tessera dietro tessera cadono tutti e in men che non si dica vi ritrovate a fissare una casella di posta elettronica che segna zero messaggi. Che cosa può essere successo?

 
Niente solo che siete passati nel lato oscuro della sfera degli insistenti. Bisogna andarci piano con i porteñi, perché se da un lato son sì tanto svelti all’elogio e alla captatio benevolentiae, dall’altro seguono una specie di codice non scritto in cui la volatilità del verbo è un postulato. Ergo non tutto quel che si dice poi si manifesta. C’è da far le dovute tare. Non è detto ad esempio che se conoscete una ragazza una sera, la passate bomba, vi lanciate lí quattro o cinque idee per fare, vedere, andare già dall’indomani, tutto questi si realizzi.
 
E allora mi hanno spiegato un paio di regole, o meglio atteggiamenti. Due trucchi, va. Due malizie.
 
La prima è fare il divo. Conoscete una ragazza, la passate bomba, vi scambiate lo scambiabile, vi agganciate su interessi e propositi. Tornati a casa dovete scordarvene letteralmente per almeno qualche giorno, se non financo una settimana. A quel punto potete mandare uno smelenzo messaggio tipo “hola que tal?”. Se la tipa risponde, allora potete passare (sempre lasciando passare il dovuto lasso di tempo) a qualcosa di più intimo e personale e, diaciamolo pure, di un certo spessore intelletuale: “Che que haces mañana? Hay una fiesta de cumbia en… querés ir?”
 
Se la malcapitata acconsente allora a quel punto non resta che imparare a dimenare un po’ la pelvis al ritmo stanco delle grattugie cumbiere e prepararsi alla regola dei tre inviti
 
I tre inviti sarebbero una traduzione del modello Roosveltiano del new deal. In pratica con la prima uscita si tasta il terreno (non si conta la primissima uscita, ovvero quella in cui vi siete conosciuti con la tipa… si quella in cui avete terminato la serata con le mutande in testa abbracciati a una boccia di Jack Daniels vuota). Con la seconda uscita si cominciano a definire le linee di una possibile relazione. E se arrivate alla terza uscita allora diciamo che potete cominciare a rilassarvi. Avete una nuova amicizia o, per dirla come i miei nonni, una nuova simpatia.
 
È lo so è più difficile che imparare a giocare al truco. È peggio che capire il Peronismo. E infatti io sono un pessimo giocatore di truco e il peronismo resta sempre la mia dipendenza ad una birra italiana. Quindi prendete pure questa nota con la leggerezza dovuta e fatene carta straccia. Io per me, l’ho già fatto. La mia età e una certa essenziale asocialità mi portano a beffarmi delle inutili sovrastrutture sociali della modernità.
 
Certo però las minitas…
 

Bignami Argento dal 4 al 24 giugno 2012

27 giugno 2012 Da Fritz 7 Commenti

ole.com.ar

 

Non è uno di quei periodi in cui succedono cose che facciano dire Ooh! all’estero – e francamente a noi che ci siamo dentro va bene anche così.

 

Cominciamo dalla Presi, che sente di dover stare (no, va bene, ama stare) al centro del ring. Ci si è piazzata almeno due volte nelle scorse settimane, la prima quando ha annunciato la “battaglia culturale” a favore del peso; per spiegare le restrizioni degli ultimi tempi alla circolazione di dollari USA, Cristina ha annunciato che, appunto, non è che ci sia scarsità di valuta, ma che si tratta proprio di uno sforzo (titanico, credo) del governo per “dedollarizzare” la mentalità degli argentini. Ci ha anche detto (con l’aria di chi stava rovistando in un cassetto cercando altro) che aveva, sì, un vecchio risparmio in dollari (tre milionate), e che lo avrebbe cambiato subito in pesos, invitando tutti – funzionari in testa – ad imitarla, perché il peso conviene. Quei perfidi de La Nación hanno pubblicato questo schemino in cui riassumono le dichiarazioni giurate dei ministri e i loro risparmi in dollari. Non so se preoccuparmi di più per la situazione della bilancia dei pagamenti o per le conversioni last minute degli yuppie coi sensi di colpa. Intanto il settore immobiliario, che risente della difficoltà di accesso al dollaro, si sta adattando: le operazioni – specie per construzioni nuove – si fanno in pesos, ma secondo alcuni operatori ad un valore di cambio diverso dall’ufficiale, o con uno sconto-dollaro che poi è la stessa cosa.

 

Il secondo grande annuncio di Cristina è stato quello di un mega-piano (Procrear) di mutui casa, per 100.000 abitazioni da oggi a fine 2013, a tassi fra il 2 e il 15% secondo entrate del gruppo familiare (con l’infla sul 22%, come state pensando, tassi ridicoli). Su questo, a parte le preoccupazioni sulla copertura finanziaria (i tassi, appunto), sembra che siamo tutti d’accordo a fare il tifo per la Cris. E in effetti la valanga di persone interessate ai mutui (si parla di un milione e mezzo di richieste, quindi ci dovrà essere un sorteggio) è molto eloquente. Meglio che vada in porto, o sentiremo il botto.

 

La Provincia di Córdoba ha approvato la sua legge anti-sfruttamento della prostituzione, dichiarando illegali tutti quei locali variamente eufemistici (club notturni, boites, whiskerias) in cui appunto l’onest’uomo poteva sedersi a bere e far due chiacchere con una ragazzotta – ma perché porre limiti. Legge approvata, regolamentata e subito applicata, con la chiusura di diversi locali in tutta la provincia. A chi non è piaciuta? oh sorpresa, ad alcuni comuni che hanno cercato di opporsi all’applicazione, ma soprattutto alle prostitute associate di Ammar, secondo le quali la legge servirà solo a nascondere la loro attività ed a peggiorare la loro situazione lavorativa

 

Eduardo Vázquez, batterista del gruppo rock Callejeros, è stato condannato a 18 anni di carcere per l’omicidio della sua compagna Wanda Taddei. La sentenza salomonica (la difesa voleva assoluzione, il PM chiedeva 35 anni) ha fatto discutere per un’insolita applicazione della figura dell’”emozione violenta”. Su Vázquez e su una presunta moda di dar fuoco alle mogli aveva scritto un articolo un po’ estremo Concita De Gregorio su Repubblica.

 

Sono finiti i campionati di calcio! Campione del Clausura di serie A per la prima volta il “piccolo” Arsenal di Sarandí – piccolo ma prestigioso, è la squadra del presidente della AFA Grondona. Per il sistema delle medie, la seconda classificata Tigre si è appena salvata dalla retrocessione. River Plate dopo un anno di sofferenza, purgatorio, calvario, inferno, etc. è finalmente tornato in A, insieme al Quilmes. Ma un’altra grande, il San Lorenzo, giocherà i play out per non retrocedere, mentre il Racing è rimasto lì sull’orlo del baratro. Se le medie dovevano proteggere le “grandi”, o non funzionano bene, o le grandi stanno messe proprio male.

 

Di cosa parliamo quando parliamo di tasse

22 giugno 2012 Da Fritz 15 Commenti

criterioonline.com

 

Da queste parti siamo in pieno rebelot per lo sciopero – prima minacciato poi dichiarato poi rinviato – dei camionisti. Questi ancora stavano scalando le marce e già titoli catastrofici sui giornali: desabastecimiento! (no, in realtà stavano bloccando l’uscita dalle raffinerie, ma lo stesso era un po’ presto perché si fermasse il paese).

 

Ma perché scioperano? Beh, per motivi sindacali e politici. Il leader della Confederazione Generale, Hugo Moyano (ex segretario dei camionisti) non ha mai negato di avere ambizioni governative (come quella volta che disse a Cristina “sarebbe ora che un lavoratore fosse presidente”) e suo figlio Pablo (attuale segretario dei camionisti, per una di quelle coincidenze dinastiche) gli dà una mano a sfidare i suoi ormai ex-alleati. A parte questo, le ragioni più strettamente sindacali dello sciopero sono il rinnovo del contratto (chiedevano un aumento del 30%, hanno ottenuto un 25% diviso in tappe) e il famigerato Impuesto a las Ganancias, così, maiuscolo, l’Imposta sul Reddito, il babau dei lavoratori dipendenti.

 

Questo argomento è davvero una ferita aperta: anche chi difende la tassa prima si sente in dovere di darne una giustificazione filosofica, e poi riconosce che il minimo non imponibile andrebbe alzato.

 

Per capire di quanti soldi si tratta, attualmente solo il 17% dei lavoratori dipendenti registrati è toccato dal pagamento dell’imposta sul reddito, tutti gi altri sono esenti. E quanto pagano, quelli che pagano? Un lavoratore celibe che prende il doppio dello stipendio medio, cioè 10.000 pesos, paga circa il 7% annuale sul netto. Con due figli a carico, l’imposta scende a quasi il 4%. Qui trovate un simulatore per divertirvi a fare il calcolo.
 

Ecco, questo è il livello di tassazione su cui il paese si interroga. Poi a tavola, io sono il liberale e loro so’ tutti socialisti. Mercoledì prossimo, sciopero generale indetto dalla CGT.

 

Latinoamérica te amo

15 giugno 2012 Da Gespo 6 Commenti


Qui dove siamo giunti, l’occhio

può già abbastanza spaziare.

Posiamo i sacchi. Forzare

la marcia, ed avanzare

ancora, più che saggezza

penso che potrebb’essere un segno,

per noi tutti, di stoltezza.

G. Caproni, Prudenza della guida

 

C’era una volta… – Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un viaggio”. Un viaggio nel quale noi tutti ci siamo imbarcati prima o poi per arrivare all’approdo sudamericano. In una maniera o nell’altra abbiamo deciso di approfondire l’ancoraggio. In diversi siamo rimasti in zona ed è a voi che rivolgo questa nota.

 

Me ne andavo senza guida e con una mappa da due pesos per le incerte strade della Bolivia. Avevo, come tutti, il mio fardello di pensieri. Il mio rovello. Il tarlo che non cessa mai di scavarti il cervello. Quello se ne sta sempre lì e non demorde. Cito un mio caro amico “il samsara è una casa in fiamme”. È stato lo sguardo di un cane a tirarmi fuori dall’apnea e a riportarmi con i buchi di naso al pelo dell’acqua. Non ve la sto a far troppo lunga. Io personalmente sono arrivato a questa conclusione: c’è un possibile maestro in ogni essere senziente.

 

Accolgo il suggerimento del cane e mi metto sulla strada per la Higuera. Un luogo sperduto sulle montagne della zona sudorientale della Bolivia. Sì, è proprio quel posto lì dove ammazzarono il Che.

Giunto che fui mi registrai come dozzinante nella pensioncina de Los amigos, un posto raccomandabile zipillo di poesia e guevarismo. I proprietari, Christian e Nanù, sono una coppia di francesi randagi che hanno trovato qui il loro sehnsucht. Mi informano che non sono l’unico pensionante. Mi dicono qualcosa a proposito di un australiano e un argentino che viaggiano insieme e stanno facendo un documentario. Bah! Sono stanco.

 

Mi tiro a la cama  svengo un paio d’ore. Già è l’imbrunire e verso le 8 sento bussare piano alla porta di camera: la voce sottile, roca e graffiata di Nanù mi avvisa: Andrea! Ha llegado la gente! Ve lo immaginate? In un paesino di 40 anime? La gente è arrivata! Epifanie.

Agustín Lagos e Richard Sturdy, al secolo Ricardito Robusto. Piacere: Gespo.

Ecco, qui comincia l’altro viaggio. Un documentarista argentino, uno scrittore australiano e un cantastorie italiano. Un bell’incipit per una barzelletta no? È un mese di marcia serrata per una Bolivia che si rivela con volti e tratti incredibili. Il quarto compagno di viaggio è la telecamera che si accende a registrare le immagini che da ogni parte ci investono e ci trascinano via. Agustìn ha un’idea ben precisa. La Bolivia è il primo capitolo di un documentario a più ampio respiro che riguarderà tutta l’America Latina. Saranno le immagini le vere protagoniste, poco dialogo, niente copione.

 

Sembra di seguire l’avverarsi dell’intuizione simoniana dell’homovidens però con un’accezione positiva e affascinante. Mi spiego meglio. Il bagaglio di informazioni che possediamo per cultura o per censo ci permette di tradurre in sensazioni e percezioni le immagini che scorrono nel primo capitolo di Latinoamérica te amo. È già molto quello che sappiamo dell’umana specie che risulterebbe pleonastico aggiungere didascalie e sceneggiature ai quattro corti di Bolivia te amo.

Paraisos de altura Uno spaccato di paesaggi immensi improvvisamente interrotti dal roboante esplodere del Carnaval de Oruro, con i suoi demoni (diabladas) e le sue danze tipiche.

 

Julio y la coca. La hoja sagrada. Quanto sappiamo della coca? Al solo pronunciarla s’avvia un turbinio di idee che vanno dal trasgressione pecoreccia, all’eccesso, allo yuppismo rivoltante fino al sincretismo religioso, al ritualità ancestrale all’atto devozionale. Eppure in tutto questo andirivieni di pensieri non ce n’è uno rivolto a loro, ai lavoratori delle piantagioni di coca. Questo capitolo ci porta esattamente lì, sulle tracce di Julio. Anche lui lavoratore che si alza la mattina, fa colazione, ascolta la radio, afferra gli arnesi del mestiere e s’avvia a lavoro. Incontra i compagni (colleghi?), scambia due chiacchere all’ombra di un tetto di paglia e poi s’avvia per le prode coltivate a Erythroxylum coca.

 

Little Richard en La Paz è un capitolo divertente in cui un australiano di 2 metri s’incontra con una città fuori misura. Una città immensa, caotica, frenetica, un cono con la punta rivolta verso il basso che d’impatto di ricorda le sezioni dell’inferno di Dante del manuale delle superiori. E per assurdo questa città si chiama La Paz. La pace? E dove si trova qui la pace? Ricardito lo scopre.

 

La higuera del Che. I buitres volano bassi quando don Poli si china a togliere le erbacce dalle prode di patate e mais della sua finca. Si siede su uno sgabello di legno, tocca due note di un charango, è una canzone che ha composto per il Che. Non sapeva molto di rivoluzione quando era giovane. Solo aveva sentito correre la voce che per quei boschi si nascondevano dei guerriglieri comandati da un uomo che metteva paura. E quando il Che se lo incontrò faccia a faccia il giovane don Poli paura ebbe, ma lo stesso diede cibo e rifornimenti a quei capelloni scamiciati. Don Poli, il popolo per il quale le rivoluzioni in teoria combattono. Le sue parole sono stalagmiti che arrivano dritte al centro del cuore. E spenta la telecamera ci racconta che suo figlio vive nella gigante Europa e lo invita a raggiungerlo. O che la rossa Cuba gli offre casa e pensione nell’isola e che lui rifiuta l’una e l’altra offerta perché la sua vita è lì, nel suo campo, con i suoi animali, con la sua gente in quell’Higuera di 40 anime. Proprio lì dove, quarantacinque anni fa, in una scuolina nel centro del paese, un militare vigliacco ebbe soddisfazione nell’ammazzare degli uomini legati mani e piedi. Uno dei quali era Ernesto Guevara de la Serna. Don Poli ne fu testimone suo malgrado. Costretto poi a spostare quei corpi perché un elicottero se li portasse via. E che…

 

Mi fermo qui ma vi lancio l’invito. Venerdì 22 giugno alle 19:30  in Humberto Primo 2758, Buenos Aires, vi aspettiamo per la presentazione del documentario Latinoamérica te amo di Agustín Lagos, Luis Piccinali e Germán Oural

 

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Senza cuore saremmo solo portafogli

14 giugno 2012 Da Fritz 13 Commenti

 

Questa pubblicità stava su Perfil di domenica. Un Perfil a corto d’inchiostro, a giudicare dai colori… E insomma, uno apprezza lo spirito e la battuta d’attualità, e ha sempre avuto un debole per la marca, ma… investire? In una macchina? Una che fra assicurazione bollo e garage hai già speso 15.000 pesos l’anno e ancora la devi mettere in moto?

 

Eppure questo dell’investimento nella macchina (preferibilmente d’importazione) dalle nostre parti è un discorso piuttosto comune. Tengo unos mangos guardados, qué hago? Y… comprate un Eclipse. Io credevo fosse un modo di dire, invece proprio questa settimana ho visto un tipo (un giornalista di Ámbito, mi pare) dire alla tele “l’automobile non è un investimento” con l’aria di chi stava sfidando gli dèi e lo sciamano del villaggio. Ma allora dicevano sul serio?

 

Per le strade del vino di Mendoza, guidando l´auto di Mafalda

11 giugno 2012 Da lavalen 3 Commenti

 

Quando ancora l´inverno non era arrivato, ho deciso di trascorrere un fine settimana a Mendoza e, per muovermi tra le cantine che volevo visitare, ho provato un nuovo autonoleggio particolarissimo, Slowkar . Un giovane imprenditore del posto con la passione delle auto d´epoca ha infatti deciso di restaurare 6 Citroën 2 cavalli ed affittarle senza autista.

 

Uno spasso per me che, ai quaranta, ho sempre desiderato provarne una. La patente infatti mi arrivó quando la mitica 2CV era giá fuori produzione! Dicono che i quaranta siano anni di grandi cambiamenti, piccole soddisfazioni, crisi e rinascite … Io ne ho approfittato per sentirmi un po’ Mafalda ma soprattutto per scoprire le nuove cantine che, dalla mia ultima visita a Mendoza, sono sorte.

 

Ne segnalo una, il cui enologo è un veneto simpatico e molto appassionato che si racconta attraverso i suoi bianchi, la cantina si chiama Caelum e qualsiasi dei vini che producono, vale una degustazione. Giuseppe poi riserva sorprese per l´anno prossimo, cosa che mi darà la scusa di tornare a Mendoza, magari la prossima volta fermandomi pure la domenica sera per provare la Wine Lounge di Ampora), un posto carino dove scoprire i vini che saranno famosi.

 

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