Inchiostro sangue – Polizieschi del Rio de la Plata

Ricevo da un amico e volentieri pubblico la prefazione di un libro che potrebbe interessare o voi lettori attenti alla lettratura rioplatense. Si intitola "Inchiostro sangue" ed è una raccolta/antologia di polizieschi di autori argentini e uruguayani meno scontati delle già tradotte incursioni nel genere di Borges, Cortazar o Rodolfo Walsh. Una buona opportunità quindi di avvicinarsi a scrittori meno sconosciuti in italia, proprio nei giorni in cui arriva nelle sale argentine "El hombre que no amaba a las mujeres", l'adattamento cinematografico del recontra-best-seller poliziesco (?) di Stieg Larsson.

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Un pájaro libre nella rete

Domenica si è congedata l’ultima luna dal festival del folclore più importante d’Argentina e del sud America, almeno cosi lo descrivono tv e giornali. In realtà è il “Festival”, con la maiuscola, che, trasmesso sulla rete nazionale, tiene incollati gli argentini per ore davanti allo schermo nell’attesa del beniamino di turno (attesa, che a volte si protrae per ore, vista la facilità con cui le lunghe esibizioni slittano in scaletta fino alle luci dell’alba). La città che lo ospita e regala il nome è da 50 anni la stessa, Cosquin, provincia di Cordoba. Io, quando ho potuto, ho intravisto qualche frammento, anche non volendo, per 12 giorni, la sera su Canal 7, c’era sempre lui. Nell’edizione più lunga, più fastosa (anticipazione dei festeggiamenti per il duocentenario), naturalmente, la più cantata, celebrata, omaggiata, è stata lei, la grande Negra Sosa, la vera padrona di casa del Cosquin. A quattro mesi dalla sua morte, il paese si è stretto in mille progetti e iniziative per ricordarla, tra i più particolari: un concorso nazionale di scultura che sta cercando il vincitore che si aggiudicherà il progetto per la realizzazione di una statua che la raffiguri, e, sulle onde delle rete, una nuova radio, La Negra Radio Web, completamente dedicata a lei, che diffonde le sue parole, la  sua musica e quella del sud america. Voluta dal figlio e sostenuta da tutti i suoi più grandi amici, ha un palinsesto ancora ristretto che promettono di dilatare nel tempo. “Es la radio que a ella le gustaria escuchar” dichiarano i promotori, e, magari, aggiungo io, tambien a todos ustedes che vivete dall’altra parte del mondo e del vetro.

 

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Alla Bombonera non potete non andarci

Andare a vedere una partita del Boca Juniors alla Bombonera non è semplice. Quasi tutti i biglietti sono riservati ai soci e anche tra i soci esiste un sistema di ranking che premia i più fedeli. Quindi o vai sempre allo stadio o non ti ci lasciano entrare. Ovviamente esistono alternative da gringos. Lo stesso sito del Boca suggerisce di contattare l'agenzia Next Travel, che per la modica cifra di 150 dollari ti viene a prendere in hotel, ti porta allo stadio e ti vende un biglietto. Io per quel prezzo pretenderei anche un paio di notti in hotel. Un furto. Puoi comprare i biglietti su Mercadolibre, la versione locale di eBay, oppure andare fuori dallo stadio e comprare dai bagarini. Ma siamo sinceri, per fidarsi di un bagarino fuori dalla Bombonera devi avere un pelo sullo stomaco foltissimo. Non ci sono alternative sicure e moderne, tipo vendita telefonica o online, no, devi andare di persona allo stadio nei giorni fissati dal club, fare la coda e comprare i pochi biglietti disponibili. Io l'ho fatto, ho rotto il maialino, ho pagato il prezzo ufficiale, salatissimo, e ho portato i miei genitori a godersi lo spettacolo. Pioveva da tre giorni di seguito, ha piovuto per tutti i 90 minuti e ha continuato a piovere per tutta la notte. È stata una battaglia quasi epica, finita per la cronaca 3 a 1 per Boca, con il classico gol di Palermo. Ma quello che succede in campo è secondario. Alla Bombonera si va per vedere la Doce, il dodicesimo giocatore, il pubblico. Vi lascio il video per giudicare.

Riassumendo: in tre anni a Buenos Aires non avevo mai visto una partita alla Bombonera, ma adesso ho le idee chiare: qualsiasi turista che venga da queste parti e non va a vedere questo spettacolo si è perso qualcosa di grande, di magico, una delle due-tre cose che rende unica questa città. Anche se non vi piace il calcio, anche se non sopportate il tifo, andateci alla Bombonera, poi mi raccontate.

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Campo minato

Camminare per il microcentro, soprattutto dopo un bell'acquazzone, ma anche nel pieno di una torrida giornata di sole, può essere un'impresa rischiosa. A molti di voi sarà capitato di dover schivare la pioggia condizionata, agente atmosferico generato dalla moltitudine di condizionatori aggrappati come scimmie ai palazzoni affumicati. Ma c'è qualcosa che più di ogni altra fa perdere le staffe: finire su una delle tante mattonelle che scollatesi dal pavimento per eccesso di zelo nascondono in grembo i frutti della lluvia per poi risputarla a tradimento contro l'irrispettoso calpestatore. Quest'esperienza è capace di convertire in animista qualsiasi persona e di strappare dalle labbra un irritato "…que te pariò!". Dopo un po ci si abitua, e con un'innaturale postura degli occhi, uno puntato verso l'alto a guardia dei ronzanti primati e l'altro a scandagliare le fughe alla ricerca del quadrato traditore, si impara a lasciarsi andare al flusso di Buenos Aires, l'unico modo per navigare questo mare.

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2 x 1 al cinema

Baires continua a riempirsi e svuotarsi dalla domenica al lunedì seguendo l’andirivieni ciclico del ritmo migratorio dei cittadini. I miei indicatori infallibili dell’andamento: la panaderia all’angolo e la fila alla cassa del supermercato. A seconda del numero di empanadas presenti sul bancone dell’una o  la lunghezza della coda alla cassa dell’altro, capisci se sei in alta settimana vacanziera o bassa. Tra chi va e chi viene, c’è anche chi resta e, come me, va al cinema.  Misurando l’affluenza, direi proprio pochi: 7 allo spettacolo delle 20.30 del giovedì, 5 a quello delle 22.30 del venerdì. Sarà che i due film appartengono allo stesso regista? Senza interrogarmi troppo, lasciando inalterata la magia e il lusso di una sala deserta, sprofondo nella poltrona di velluto, sconfino gambe e gomiti oltre i limiti concessi e mi godo i film.

Due pellicole scappate con un ricco bottino di premi e riconoscimenti da tanti festival, ultimo quello di Mar del Plata. Sono quei due film, uno più vecchio del 2006 e uno del 2008, che avrebbero dovuto avere a disposizione due belle settimane in pieno calendario lavorativo, ma non se lo possono, e non glielo possono, permettere. Il genere è vero, non è proprio popolare, rientrano in una categoria chiamata cine-rural (mah!), che qui, in Argentina, proprio grazie alle grandi risorse “naturali”, è abbastanza diffuso. Dal sapore genuino, sfiorano la linea del documentario. El Gallero girato nelle campagne della provincia di Catamarca e El Amarillo in quella di Entre Rios, due posti meravigliosi, lasciati incontaminati dalla camera (spesso a mano) del regista che esce e entra in punta di piedi dal paesaggio, nella vite semplici, essenziali, dei protagonisti. Non ci sono effetti speciali. Pochi dialoghi. La luce è quella che la camera riesce ad afferrare. Tra panorami desertici, distese solitarie, oscurità e penombre, Sergio Mazza ti porta con lui fino ai chiarori dell’alba o su un filo d’erba. Due piccoli film ipnotici e silenziosi, in tutti i sensi. Nelle sale del Gaumont,a due cuadras dal Congresso, ancora per poco, credo, il tempo che la città si riempi e il cartellone spopoli, il giovedì, i titoli dei grandi film.

A proposito di grandi film: El secreto de tus ojos, nuova e exitosa pellicola argentina, vista in patria da più di 2 milioni di  spettatori, è stata candidata all’Oscar, anche per lei, incrocio le dita.

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Damnatio Memoriae

Anch'io continuo a pensare che dare un'occhiata all'argentina aiuterebbe molti italiani a fare un bagno di consapevolezza e quindi di umiltà e quindi promuovo volentieri l'incontro "Damnatio Memoriae – Argentina. Tra emigrazioni e storia d'Italia", il 16 Febbraio a Roma. Non fosse altro che per la presenza di Osvaldo Bayer io un salto ce lo farei.

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Abbandono su rotaie

Poi un giorno qualcuno dovrà farsi un bel giro per le stazioni di treni abbandonate sparse per l'argentina e fare un fotoreportage come si deve. Magari esiste già questo progetto e io non lo so, accetto segnalazioni. O magari si pososno organizzare dei tours, melanconicissimi, magari in bicicletta, che le percorrono tutte. Nelle foto l'ex stazione di Tamancueyú, provincia di Buenos Aires.

 

Qualcuno che fa qualcosa di simile esiste.

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Costa bonita

Mi sta piacendo molto la costa dalle parti di Necochea. Non è la tipica spiaggia che si trova da queste parti, cioè immensa, tutta sabbia e un po' monotona. Qui c'è un chilometro di dune che protegge la spiaggia e quando ci si arriva si trova di tutto: scogli, pietre, molluschi, granchi, aquilotti e addirittura qualche lepre. C'è anche l'acqua, freddina, ma ce la si fa.
"Da queste parti non ci si annoia mai", devono averlo detto anche i capitani delle navi delle foto.

 

 

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Grunf!

Il chiosco dei giornali nostro è una specie di circolo anziani. Ci sta sempre qualcuno che si mette seduto sotto l'albero a chiaccherare col giornalaio e a commentare le notizie con i passanti. Oggi c'era una signora fra il divertito e l'indignato con la Presi, per via di queste affermazioni sulla carne di maiale come afrodisiaco (in occasione di un congresso di suinicultura).

Pare ci sia una correlazione fra consumo di maiale e attività sessuale, e la Cristina (per una volta senza la sua aria seriosa da Triturator) ha detto "meglio un maialetto alla brace che un viagra".

La signora mi fa: "Ma le pare, che presidente abbiamo, ha sentito che battute?". Io avevo appena alzato solennemente il dito e stavo per aprir bocca, quando il giornalaio mi ha stoppato: "Te, col primo ministro che ti ritrovi, è meglio che te stai zitto…". Era giusto quello che stavo per dire.

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Ruta y eucaliptos

ruta pampa

Domenica ci siamo trovati ad attraversare tutta la pancia della provincia di buenos aires, a tagliarla in due, da nord a sud, per arrivare finalmente sulle spiagge semidesertiche e battute dal vento vicino a Necochea. Il traffico degli esodi estivi in argentina è una specie di ingranaggio semplice e tuttosommato preciso. Tutto si muove in base alle settimane e alle quindicine degli affitti sulla costa. Ogni quindici giorni si svuotano gli appartamenti a Mar del Plata e dintorni, c'è il ricambio degli inquilini e porteños e non riempono la Autovía 2 in entrambi i sensi di marcia. Noi siamo partiti nel pomeriggio e abbiamo fatto una tappa a Dolores, nel bel mezzo della Pampa, quindi siamo sopravvissuti senza grandi difficoltà. Sono d'accordo su tutta la linea con Fritz, uno dei piaceri di questo paese è prendere le strade secondarie e percorrerle per centinaia di chilometri, magari sempre dritto. Fin dai primi viaggi in macchina in argentina una delle cose che più mi emozionava sono i gruppetti di eucalipti secolari che si trovano sul ciglio della strada. Li vedi e ti verrebbe voglia di fermarti ogni dieci chilometri, stendere un lenzuolo, tirare fuori il mate e los sandwiches de miga e restare lì all'ombra, a vedere le poche macchine che passano. Un paio di volte l'abbiamo fatto.

Ora siamo anche noi sulla nostra solitary beach e c'è internet, cercerò di mandare suggestioni sotto forma di post.

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Il Rio in Riserva

Una lunga passeggiata, nel giorno e nel mese meno indicato dell’anno, mi ha portato alla scoperta della Reserva della Costanera. Con questo caldo, con quest’umidità, non era proprio il caso camminare sotto il sole per ore, ma il richiamo del Rio, la speranza che lo sciabordare delle sue onde mi refrigerasse almeno le idee, è stato più forte. Il trapasso dalla città alla riserva, veloce e violento, è questione di passi: uno in avanti e si è in piena campagna, uno indietro e si è in piena città, in quella a dimensione superuomo, fatta di vetri e specchi lucenti in ascesa che sventolano su Puerto Madero.

Per parecchi metri, mentre calpesti il sentiero di terra battuta e secca, li senti lì, dietro di te, avverti il peso di questi mostri brillanti che “ganaron la tierra al Rio”, che continuano a seguirti fino a quando, scendendo verso il fiume, finalmente si ritirano e scompaiono dalla vista.

La natura in questo punto potrebbe riappropriarsi dei suoi spazi, ma purtroppo non ce la fa. Gli scogli che arginano le onde sono inzeppati d’immondizie.

Il colore cupo del fiume restituisce l’idea del degrado e l’abbandono in cui versa. Più di una volta mi sono interrogata sull’ambigua relazione che Buenos Aires ha con il suo Rio, il grande assente. Qui, in questo punto, al margine, sembra proprio che la città più che affacciarsi nelle sue acque le dia le spalle e lo rinneghi per l’ennesima volta.

Lungo la strada del ritorno, tra angoli di jungle e piattaforme dove scoprire piante autoctone (come el Flor de Ceibo dichiarato fiore nazionale), ho incontrato dei simpatici e frettolosi amici pelosi in posa, per me, giusto il tempo di un click. 

 


 

 
 

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La cucaracha

Prima di arrivare in Argentina, per me la cucaracha era solo il titolo di una canzone dal testo non ben definito, qualcosa di onomatopeico da associare a qualche animale buffo che in generale provocava risa.

La cucaracha è una specie di scarafaggio, ma molto più intelligente e veloce. La definizione non è scientifica, ma credo la maggioranza dei suoi conoscenti converrà con me.

Stanotte alla ricerca di un acquatico refrigerio nella notte rovente, appropinquatomi alla cucina, ne ho scorta una nel lavello della cucina, che banchettava con gli avanzi della cena.

La cucaracha è astuta tanto quanto veloce, appena sente un minimo rumore corre verso un riparo. Tocca tenerla d'occhio. Io per la cattura uso la tecnica foglio-bicchiere. Con un bicchiere la intrappolo, grazie ad un foglio infilato sotto la sollevo, la traslo cortesemente allo sciaquone più vicino e via, la cucaracha non c'è più.

Preso il bicchiere, la stronza (le cucaracha istigano alla violenza e stimolano la guerriglia casalinga), è sfuggita all'umano agguato, rifuggiandosi in un cassetto lasciato aperto. Pieno della mia esperienza ho allora prontamente sfilato il cassetto e mi sono diretto verso la finestra per scaricarla in strada. La sentivo dimenarsi sotto le posate; un suono da evitare per i deboli di stomaco. Dopo un po ha capito di essere in trappola (ha capito!) ed ha rischiato il tutto per tutto venendo allo scoperto. Dopo aver fatto due giri a vuoto del cassetto sospeso in aria (forse ripudiava la mia pelle quanto io ripudiavo lei) con gesto a metà tra il punk e mission impossible si è lasciata cadere nel vuoto per poi prontamente dileguarsi nel buio.

'cucarachas democristiane!' ho pensato.

In casa li chiamiamo ' i ragazzi'. Frasi del tipo ' è da un po' che non si vedono ragazzi', oppure 'ieri ho trovato un ragazzo in corridoio' fanno ormai parte del lessico familiare. La razza è diffusa in tutta la città, e credo in tutto il sudamerica. Viene fuori con il caldo e non esiste un rimedio unico per farla fuori. Si va dalla bomboletta di gas da sparare ad ambiente chiuso che praticamente le asfissia (l'ho usata una volta e la cucina dopo sembrava un campo di battaglia) alle più discrete gocce in gel da lasciare negli angoli della cucina, che intossica loro e tutte le generazioni a venire, al più europeo quanto inefficace spry.

Deve esistere da qualche parte, se non solo nel passaparola, una mappa della cucarachas.Sembra che infatti non tutti i barrio di Buenos Aires siano colonizzati in egual misura, tanto che sono arrivati a dirmi che vivendo a Palermo viejo è strano ne abbia tante, verranno sicuramente da Villa Crespo.

In ogni caso adesso il nemico numero uno è il Palmetto, una specie di cucaracha gigante che può pure volare, praticamente il mostro dell'ultimo quadro, quello dove o vinci o perdi tutto, quello che le ciabatte non ci arrivano e manco gli spry. Tremate gente tremate.

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Tenebre

 E se chiedevi luce scattava una macchina centrale
Che generava la forza di un grande sole artificiale
E le città vibravano come incendi all’orizzonte…
Prima della guerra (Finardi-Negrini)

Per voi amanti delle infrastrutture… da cinque-sei giorni e per altre enne settimane, Córdoba è in emergenza elettrica. La causa ufficiale è l'avaria (fatale, pare) di un trasformatore in una delle stazioni di distribuzione. Il risultato è 25% di energia disponibile in meno. Il rimedio sono interruzioni programmate della corrente, per zone geografiche.

L'espressione "programmato", in questo caso, esprime il seguente concetto: "durante la giornata, prima o poi ti tocca l'interruzione, probabilmente di un paio d'ore". Ci sarebbe anche un cronogramma, ma lo si segue in modo così elastico che non ha utilità pratica. La gente che telefona infuriata alla radio parla di black out di quattro, sei, dodici ore. Siccome però questo è un blog di fatti e non di cavolate, quello che posso dire è che qua da noi abbiamo avuto due interruzioni 12-14, una 9-11, e una 20-20.45 (bella, la sposa che impastava la pizza a lume di candela…). Tutto sommato ci è andata bene, no? Infatti da domani si cambia, e le interruzioni saranno di tre ore alla mattina e tre al pomeriggio, per tutti. Così è piú prevedibile. Bella marca per una vaselina, "La Prevedibile".

Intanto il giornale informa con lusso di dettagli sul viaggio del nuovo trasformatore, che sarà (sarebbe) in funzione il 18 febbraio (l'altroieri dicevano il 15).

Ah, quelli che vanno in giro con il sorrisone stampato sulla faccia sono venditori di gruppi elettrogeni.

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Déjà vu

Generalmente ho una grande memoria per nomi, numeri, facce. Può capitare, però, che per un contorto gioco di specchi la mia memoria rinomini quel nome, quel luogo, quel viso e non c’è verso di persuaderla, convincerla del contrario o del giusto, se ti chiami Mario, ma hai la faccia da Stefano, ahimé, ti ricorderò sempre come Stefano. Stesso giochetto si è ripresentato qui Buenos Aires per San Telmo, quartiere a sud de Plaza de Mayo e alle spalle della Boca. La memoria, sin dal primo momento, sin dalla prima passeggiata, l’ha registrato come San Lorenzo (quartiere di Roma a me caro). Sarà perché in questo punto la città si abbassa e si accascia sulla storia, le strade incasellate in sampietrini in discesa si stringono e la vita sembra scorrere tranquilla, rilassata. Gente alla finestra, negozietti stravaganti di ninnoleria varia. Antiquariato e tango all’esquina, locali, ristoranti, la piazzetta, insomma, San Lorenzo mi piace proprio! In questi giorni è accerchiata da turisti, giorno e notte. Se anche voi vi aggirate tra odorini di carne arrostita, verso l’ora del tramonto, se siete affamati e non volete farvi tirare per un braccio nel primo locale dal tipo dai capelli gelatinati che aspetta come un falco i maldestri con fotocamera e capellino di paglia imbambolati da una giornata di sole, suggerisco un’osteria, che qui, guarda un po’, chiamano Parrilla, di quelle coi tavolacci, alla San Lorenzo, appunto. Soffitto azzurro-mare che stona con tutto lo stile del locale aperto da una saracinesca, pavimento rammendato, targhe al muro, fotoricordo, un menu da paura di cose semplici. Non ci sono letti di patate croccanti su cui stendere odori d’erbe selvatiche, balsami preziosi ad inebriare pietanze esotiche. Se spenne poco e se magna bene e, se arrivate troppo tardi, fate pure la coda!
 

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volontariato tanguero

In una calda mattina di gennaio, vado a dare una classe di tango all'Hospital Alvarez. C'è un amico/milonguero che lavora qui e da qualche tempo ha proposto il tango come attività al centro diurno del servizio di psicologia. La situazione ricorda vagamente un nostro centro di salute mentale. Con molto ottimismo, eh… I pazienti sono pochi, però mi avvisano che sono tutti, e misteriosamente ieri hanno partecipato in massa. Qui in Argentina è più facile distinguere chi è chi perchè il personale usa degli obsoleti "camici bianchi". Io pensando al tango ho immaginato davvero di tutto, ma ballare con un "profesional" in camice a ora di pranzo era una ipotesi che non avevo ancora contemplato. Divertente; tutti felici, almeno questi che a primo pomeriggio se ne tornano a casa loro. Sempre meglio di quelli, più disgraziati, che restano dimenticati nei vari manicomi del Paese.

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