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Letture italoargentine

Blaluca è il blog di Luca Gricinella, giornalista freelance che ha sempre un occhio di riguardo per l’Argentina. Ultimamente Luca ha pubblicato un’intervista ad Andrea Prodan (fratello dell’idolo rock italoargentino Luca Prodan) e un’intervista ad Alberto Prunetti (autore del libro “Il fioraio di Perón” e traduttore de “La Patagonia Rebelde” di Osvaldo Bayer).

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Adios Scannapieco

Sabato passeggiavo su Cordoba, mi scorrevano le vetrine sotto gli occhi, e come per uno strano automatismo lo stomaco ha fatto due più due ed ha detto ‘ho proprio voglia un gelato di Scannapieco’.

Scannapieco è la prima gelateria argentina in cui mi sono imbattuto al mio arrivo a Buenos Aires, poi ho scoperto essere in qualche modo un punto di riferimento per tutti i ‘nuovi’ italiani in capital. Sarà stato per la lunga storia, per i banconi che sapevano un po’ di vecchio un po’ di antico, per l’insegna dei gelati fatta con le letterine removibili dei vecchi film, o semplicemente per i vecchetti vestiti di bianco che sembravano essere stati imbalsamati ai tempi d’oro, ma in quella gelateria c’era qualcosa di magico.

Dico c’era perchè il mio stomaco ha dovuto ripiegare quando ha visto la saracinesca tirata giù ed un bel cartello vendesi al posto dei vari gusti.Ebbene si dopo 72 anni di onorato servizio, come recita il sito già cannibalizzato, Scannapieco ha chiuso.

Non ho trovato traccia nè delle ragioni (suppongo la concorrenza soprattutto in quella zona sia state pressante), nè del futuro dei simpatici gelatai che mi piace pensare finalmente di ritorno ad amalfi.

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Stampa dell’asfalto

Queste sono solo alcune delle mie riviste Hecho en Buenos Aires (di cui sono una fan accanita!)

H.B.S (la sigla significa “fatto a Buenos Aires”)  fa parte della rete internzionale delle riviste di strada (INSP) che unisce tutte le riviste vendute da persone senza dimora o in situazione di strada. INSP è una organizzazione che offre assistenza, servizi di consulenza per i suoi membri e assessoramento per  nuove pubblicazioni di strada e appoggia iniziative dirette all’inserimento sociale di persone emarginate.

Hecho en Buenos Aires è indipendente e non è collegata a nessuna istituzione statale,politica o religiosa.

L’obiettivo principale di “Hecho en Buenos Aires” è dare un opportunità di impegno, di assunzione, di responsabilità minima e un ingresso mensile di denaro alle persone senza lavoro o senza dimora. Hecho offre assistenza sanitaria, corsi di formazione e diversi corsi tra cui teatro, espressione corporale, danza,e molte altre a scelta dei venditori. Hecho è un progetto sociale completo che offre una rivista con alto livello di contenuti (leggere per credere!)

I rivenditori sono seguiti da professionisti e devono seguire determinate regole per poter entrare nel progetto. Ad esempio nessun venditore può bere mentre vende e deve avere addosso una piccola tesserina di identificazione di rivenditore autorizzato (dopo il corso di formazione ogni persona firma un “codice di condotta”). Inoltre non può chiedere elemosina o alzare il prezzo della rivista. Attualmente è 4 pesos (di cui 2.80 vanno al rivenditore,che la compra per 1.20). Inizialmente la rivista costava 1 peso (nel 1998!). Se qualcuno vede un rienditore che non segue le regole di condotta può segnalarlo alla rivista.

Tutti i mesi aspetto ansiosa di comprarla e.. ho i miei venditori preferiti (ci son quelli che sempre vendono nella stessa via o sempre all’uscita del subte e altri che si spostano),ma ogni mese cerco di comprare la rivista a persone nuove,per conoscerle e scambiare due parole. All’interno della rivista c’è la presentazione di un rivenditore e la sua storia (la seconda foto).

Nel mese di agosto (e se ve lo siete persi c’è sempre qualche venditore che ha con sè mesi passati) c’è un articolo interessante di antropologia su una etnia dell’Amazzonia,una intrevista all’attrice Muriel Santa Ana,famosa per “Ciega a Citas“, un articolo curioso sulla unica fabbrica di biglie di vetro dell’America del Sud e.. altri articoli che vi lascio come sorpresa!

Cosa aspettate? 4 pesos, un progetto sociale e un giornale interessantissimo!

[In Italia appartiene a questa grande famiglia la rivista “Terre di mezzo”, creata nell’ottobre del 1994 da un gruppo di giovani giornalisti che avevano e hanno a cuore l’informazione e i progetti sociali. Nel mondo ci sono 28 paesi che partecipano al progetto (Argentina, Australia, Austria, Brasile, Canada, Cile, Repubblica Ceca, Danimarca, Gambia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Giappone, Macedonia, Namibia Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Russia, Slovacchia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Svizzera, Ucraina, United Kingdom, Usa e Uruguay]

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Concorso “Escarbando Raices”

La USEF nella sua sede di Mendoza organizza insieme al Consolato e ad altre istituzioni la seconda edizione del Concorso “Escarbando Raíces” dedicato alla storia dell’immigrazione italiana in argentina. Ci sono due sezioni, una di Fotografia e una di Documentazione e il termine ultimo per la prestazione dei progetti è il 31 di Marzo 2011. Il regolamento lo trovate nel sito del Consolato e per maggiori informazioni c’è anche un blog dedicato e un indirizzo email a cui  rivolgersi: antoninacascio@yahoo.com.ar

Letto su Tutto a posto.

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Il ruggito delle Leonas

Difficilmente si pensa di trovare delle leonesse a queste latitudini. Mi sono dovuto prontamente ricredere quando, aggirandomi per le strade di Rosario, ho incontrato innumerevoli cartelloni che inneggiavano a Las Leonas. Le leonesse in questione sono le giocatrici della nazionale argentina di hockey su prato(o hockey sobre cespéd, come si dice da queste parti). Sportive in gonnellino corto e bastone bizzarro, da 10 anni dominano le rivali mondiali con una forza ed un cuore…da leonesse,appunto!

Il nome di battaglia delle ragazze di Carlos Retegui si allinea con la tradizione argentina di associare le proprie nazionali a felini: Los Pumas (rugby maschile) e Las Panteras (pallavolo femminile). Ma non è solo una semplice questione di nomi. Infatti, gli sguardi guerrieri e le facce pulite delle leonas sono una enorme fonte d’ispirazione sportiva. Istituito come disciplina praticata in tutte le scuole del paese dal ’90, l’hockey su prato non ha ancora smesso di crescere, diffondendosi rapidamente tra tutte le classi sociali. E’ ormai lo sport più praticato dalle adolescenti argentine.

Se la selección del Diego  è stata una delusione negli ultimi tempi, le loro controparti del’ hockey femminile continuano a dimostrare che l’Argentina é indubbiamente la squadra più forte del mondo sull’erba. Un ulteriore occasione per dimostrarlo sarà la FIH- Hockey World Cup che si disputerà a Rosario tra il 29 agosto e 11 settembre. Las leonas sono, come sempre, le favorite.Ma questa volta ci sarà qualcosa di diverso. Tutti gli occhi saranno puntati su Luciana Aymar, la migliore giocatrice della storia. Il mondiale che si disputerà “en el patio de su casa” sarà per Lucha, la Maradona dell’hockey, l’ultimo appuntamento internazionale di una carriera straordinaria, ricca di successi e giocate memorabili, come ci racconta questo video.

La Aymar è un fenomeno commerciale che ha raggiunto livelli che non si vedevano dai tempi della Sabatini. Sarà difficile sostituirla dentro e fuori dal campo. Ma le nuove generazioni si stanno facendo avanti e la “legge della giungla” farà il suo dovere. Presto una di quelle giovani con il bastone in mano, che incontro quotidianamente sul colectivo che le porta al colegio, diventerà la nuova regina della savana..pardon, del cespéd!

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L’Argentina di Sabina Guzzanti

A tutti i fans di Sabina Guzzanti, ma soprattutto a chi piace leggere cronache di viaggi interesserá sapere che la Guzzanti è stata in Argentina recentemente e da qui ha scritto dei diari. Le tre tappe fondamentali del viaggio sono Buenos Aires, una estancia classica della pampa di proprietá di una famiglia inglese e il Nord Ovest argentino.

Sono diari, sono un blog, quindi c’è molto disordine, ci sono molte sensazioni ed esperienze personali, ti piacciono se empatizzi con l’autrice, altrimenti corri il rischio di annoiarti. Ma ve lo segnalo perché mi ha stupito la luciditá della Guzzanti nel prendere contatto con questo Paese. E l’uso spassionato dell’aggettivo “rottino” per Buenos Aires, azzeccatissimo.

È una bella città? È come me l’aspettavo? Me l’aspettavo? Si vede che è un po’ europea, ma pure parecchio americana. È tutto gigante, tutto troppo, l’occhio non si posa. Poi vedi gli uffici dai vetri con le poltrone di pelle sbucciate, i pavimenti giallini, i muri grigini le facce arrese alla forza di gravità ed è proprio il sud america che immaginavo. E poi i bar grandissimi antichi e accoglienti. Tutto un po’ rottino. Troppi metri quadri ci sarebbero da sistemare. Cambi la moquette in un posto sono ettari di moquette. Stessa cosa per ceramiche e facciate. Troppa roba come nei piatti. Persone gentili, dolci, pacifiche.

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Arrivi e partenze

Scelgo un giorno a caso per il mio primo viaggio in treno e questo coincide con el Dia del Ferrocarril. Il 30 agosto del 1857 venivano inaugurati i primi 9 km di ferrovia che collegavano il centro di Buenos Aires con la stazione di Floresta. La rete ferrovia argentina attualmente è quasi inesistente. Decine e decine di pueblitos, dove un tempo fischiavano i treni, restano custodi di queste lunghe gambe di ferro sulle quali l’argentina non corre più. Un film di Pino Solanas La proxima estacion può chiarire le idee di quello che è stato e di quello che è oggi la rete ferroviaria argentina.

La mia esperienza, dopotutto, positiva: partenza dalla stazione di Once, biglietto emesso solo dietro numero di documento, prezzo del viaggio decisamente economico. Destinazione Chivilcoy, paesone dell’interior a tre ore di viaggio. Partenza e arrivo in orario, dai visi stupefatti di chi  mi accompagna capisco che non è la norma. Il treno, un bel po’ vecchiotto, racchiude sprazzi di tecnologia insperata nella pelle secca dei suoi sedili: un gesto deciso e veloce duplica o divide, a seconda dell’occorrenza, lo spazio dei posti a sedere. Roba da abracadabra! Ma la magia sicuramente è più forte quando al posto del solito banale cartellone degli avvisi, nella stazione d’arrivo, trovo questa lavagna, dove, suppongo (e spero), solo il capostazione segnali orari e comunicazioni varie.

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La tormenta di Santa Rosa

Puerto Madero, Buenos Aires

Non sono il colonnello Bernacca e quindi non saprei dire se la piccola tempesta di vento di ieri sera fosse la mitica tormenta di Santa Rosa. Sembrava fosse lei. Per chi non lo sapesse si tratta di un evento climatico di breve durata caratterizzato da temperature basse, venti forti ed a volte violenti scrosci d´acqua accompagnati da tuoni e saette. Sistematicamente si manifesta nel cono australe ed in Argentina tra il 25 agosto ed il 5 di settembre. Puntuale come un orologio svizzero. La sua comparsa ci dice che stá finendo l´inverno ed inizia la primavera. Si tratta di un grande fenomeno atmosferico climatico regionale annuale causato dallo scontro tra enormi masse di aria fredda e calda. Per il momento l´appuntamento con questo fenomeno si ripete con impressionante precisione. La cosa mi rallegra perché ció significa che certi macro cicli naturali, nonostante tutto, funzionano ancora. Il nome deriva da una leggenda che racconta della preghiera pronunciata dalla religiosa peruviana Rosa a mezzo della quale si invocava il Signore per impedire lo sbarco dei pirati olandesi a Lima. E tempesta fu. I cattivi non sbarcarono e la leggenda rimase e si estese fino all´Argentina dove venne adottata con fervore. Tutti gli anni questa tempesta mi fa capire quale sia la potenza della natura. Almeno da queste parti riesco ancora a capire di cosa si tratta.

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Bignami argento dal 23 al 29 agosto 2010

Settimana pesantina per il gruppo Clarin e per il governo della città di Buenos Aires..

Papel Prensa. La notizia che ha monopolizzato gli ultimi sette giorni in Argentina è, senza dubbio, quella riferita a Papel Prensa, impresa nata negli anni ’70 che si occupa di produzione di carta per giornali. Dal 1976  Papel Prensa è passato sotto la proprietà del quotidiano Clarin,  che attualmente detiene il 49% delle azioni, mentre il resto si divide tra lo Stato Argentino e l’altro grande quotidiano generalista, la Nacion. Il succo della vicenda, in sostanza, è che durante la dittatura militare l’impresa sia stata oggetto di compravendita forzata. Un caso complesso che già nel passato aveva occupato le prime pagine dei giornali argentini, e che questa settimana è tornato a far discutere in seguito ad una intervista rilasciata da Isidoro Gravier in giugno al quotidiano Tiempo Argentino. Isidoro, tanto per chiarire, è il Fratello di David Gravier, azionista di maggioranza dell’impresa all’epoca dei fatti.

Alcuni link per districarsi nella matassa Papel Prensa:

http://enlosmargenes.wordpress.com/2010/08/26/tiempo-argentino-el-caso-graiver-y-la-relacion-con-las-fuentes/

http://informeurbano.com.ar/Noticia/2431/Papel-Prensa-Hector-Magnetto-David-Gravier-la-carta-de-Lidia-Papaleo/

Occupazioni studentesche. Altra notiziola interessante è quella che fa riferimento all’occupazione di numerose scuole superiori da parte degli studenti in reclamo di una serie di miglioramenti, fondamentalmente edilizi. Ad oggi rimangono occupati 23 colegios della capitale e l’iniziativa è di fatto il seguito di una serie di mobilitazioni promosse da diversi gruppi di studenti tre mesi fa in richiesta di ristrutturazioni agli edifici scolastici e aumento dei fondi destinati all’educazione pubblica (ridotti del 50% negli ultimi tre anni). Dal governo della Città di Buenos Aires l’iniziativa è stata etichettata come puramente politica. La contromossa è attesa per domani, giornata in cui i vertici del governo porteño discuteranno del tema in una Riunione di gabinetto convocata ad hoc.

Per saperne di più:

http://www.pagina12.com.ar/diario/elpais/subnotas/1-48789-2010-08-24.html

http://www.infobae.com/general/533191-101275-0-Se-agudiza-el-conflicto-ya-son-20-los-colegios-tomados

http://www.clarin.com/sociedad/educacion/Michetti-colegios_tomados_0_325767691.html

Non solo Miss . Las minas mas lindas del mundo, cantava la Bersuit. Ed è quello che deve aver pensato chi ha fatto da spettatore alle selezioni per Miss Mondo Argentina, concluse ieri con la designazione di una 22enne della provincia del Chaco che andrà a rappresentare il suo Paese a Miss Mondo 2010, nell’isola cinese di Sanya. Bellezza ma non solo, in questo caso: le 24 aspiranti Miss, infatti, hanno mostrato le foto di altrettante donne scomparse, presumibilmente in casi di tratta di bianche, fenomeno tristemente diffuso nel Paese.

Requisito imprescindibile per partecipare alle selezioni era, quest’anno, la presentazione da parte delle candidate di progetti contro il traffico di esseri umani. La vincitrice Carla Corradi (foto), ha presentato un progetto che propone numerose attività, come ad esempio dei seminari di espressione che possano aiutare le donne vittime della tratta a reinserirsi nella società. Non male.

approfondimenti:

http://www.clarin.com/sociedad/Miss_Mundo_Argentina_0_325167719.html

http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5iQ8Wen3h7aRYHlFGJsBbx0vri-2A

http://www.google.com/hostednews/epa/article/ALeqM5jx5YPR04MEhISUqp50XOXvRXzmcQ

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Andiamo al Punto

¡Katia vení! Sono già passate da qui più 250000 persone! Ricevo una mail con questo invito da parte del Governo della città a una settimana dalla chiusura del Festival del Tango. Caspita quanta gente, esclamo, ma subito dopo penso: come saranno entrate tutte queste persone nel Punto de Encuentro?

Anche se a più riprese e distribuendo l’afflusso nell’arco della giornata, la sede principale destinata all’evento è veramente ridicola. El Punto de Encuentro, l’hanno chiamato cosi, è quello che di più vicino possa esserci alla definizione geometrica di punto. Per arrivare alle dimensioni, alla superficie su cui sgambettavano, cantavano e suonavano, liberamente e contemporaneamente, i protagonisti dell’edizione passata, quelle cioè del Gran Salon Harrods, ce ne vorrebbero almeno 4 di Punto de Encuentro come questo di Mitre al 575. Una saletta stretta e lunga (la più piccola che abbia visto fino ad oggi destinata ad uno spettacolo) ospita il festival del tango, proprio quello che l’Unesco, un anno fa, ha dichiarato patrimonio culturale dell’umanità. Prestigio e importanza sacrificati in un angusto corridoio.

Un palcoscenico incastonato nella larghezza delle pareti della sala, due piccole nicchie  per esporre qualche paio di scarpe da ballo, pochi libri e pochissimi cd. C’è persino un bar. All’ingresso, a ridosso delle spalle larghe dei vigilantes, nell’orario di punta, si aggomitola un ingorgo di gambe: quelle sinuose dei ballerini, circoscritti in una misera pista de baile, che si accavallano a quelle di tutti i visitatori che, giustamente, usano l’ingresso per entrare e uscire.

Luci, paillettes, colori e fascino tutto spento. Del resto alle pareti ci sono delle semplici aplique in plastica mica i lampadari di cristallo di Harrods.

Rimango attonita, con la stessa espressione e colorito viola che immortala Tita Morello nei poster che tappezzano la città. Eppure B.A. è piena  di edifici bellissimi, enormi, lussuosi, sale e saloni dove far scivolare un festival di questa portata. Fosse solo per compensare il viaggio dei tantissimi turisti che accorrono qui per l’occasione. Ma non è una questione di location. I tagli alla cultura previsti dal governo Macri diventano visibilmente incisivi. Qualche cinema che scompare, teatri che rischiano la chiusura, dipendenti in paralisi da mesi. A poco servono gli accorati appelli degli artisti. Ho sempre la stesso stupore quando, a fine spettacolo, musicisti, attori, cantanti di turno riservano 5 minuti della loro esibizione per la denuncia, la condanna a suon di nomi e cognomi.  Condanna, disapprovazione che puntualmente raccoglie il sostegno e l’applauso caldo del pubblico ma che, a quanto pare, solletica le orecchie degli addetti ai lavori.

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