Sandro, alias Baltic Man, lo leggevo giá quando stava a Barranquilla. Adesso che é da queste parti non volevo perdere l’occasione e gli ho chiesto di raccontarci com’é finito a vivere vicino a Quilmes, a Bernal. La sua prosa merita il prezzo del biglietto, ma poi non cominciate a chiedermi di andarmene…
04.44 a.m, primo treno della mattina a Bernal, Argentina, Fin del Mundo.
Quasi non lo sentirei – ho vissuto i miei primi vent’anni appiccicato a una stazione di decima categoria in un altro Fin del Mundo – se non fosse per il vino e l’arrancare diesel di un motore che di sicuro ha visto tempi migliori.
Tanoka mi chiede come ci sono finito, a compiere 23 anni a Bernal, e probabilmente non lo so neanch’io. Ho vissuto in Provincia di Cuneo, nella Provincia lituana di Kaunas, e nella Provincia colombiana di Barranquilla: ovvio che la grande metropoli mi spaventasse, quindici milioni di desperados non si affrontano in un batter di ciglia.
E poi, è la Provincia a raccontarti la verità. Ho provato a farmi sedurre da Buenos Aires, a prenderla per mano e lasciarmi trasportare nei salotti a cielo aperto de La Boca, tra le calles a odor di mate di San Telmo, negli infiniti parchi di Palermo e nell’elegante vividero di Belgrano zona Norte: c’era aria di bugia, di un commercio vivo e vegeto nonostante il ritrovarsi nell’apoteosi spazio-temporale della Crisi, di una città eurolatina troppo "euro" e poco "latina", di ristoranti e nonne italiane ad ogni angolo e profumo di quell’Italia che non c’è più (o non c’è mai stata) nella siesta pomeridiana.
Ho trovato casa a Bernal, sin papeles y sin garantìa, niente male la faccenda. E per andare a Capital Federal adesso devo prendere un treno, 20 centesimi di euro il biglietto, dove posso sedermi sugli scalini della porta e riempirmi la faccia di sole e tanfo. Lungo i binari si ammassano i neo poveri dell’Argentina ed i poveri perenni del Sud del mondo, ogni carrozza è un pietoso spettacolo di mendicanti veri o presunti tali che si contendono una moneta o un sorriso, tutto sommato meglio una moneta. Venerdì notte, tornando a casa con l’ultimo treno delle 0.40, il treno si è fermato mezz’oretta in una di quelle stazioncine dai nomi bizzarri: avevano ucciso un uomo, nell’ultimo vagone. Una coltellata o qualcosa del genere, non ho ripetuto importante ai fini dell’uomo morto andare a controllare.
Bernal invece è tranquilla, decisamente tranquilla, noiosamente tranquilla nel suo microscopico boulvard di negozi uguali e macchine tamarrizzate (è la Provincia, la stessa in tutto il mondo); il rock della capitale si sostituisce progressivamente con un martellante reggaeton. Nelle ore lavorative, vecchi e bambini popolano le quattro strade del paesello, ed è evidente come la funzione primaria di questa zona sia il fornire una casa a prezzo accettabile a chi lavora a Buenos Aires.
L’Università di Quilmes (pubblica), prestigiosa pur nelle sue ridotte dimensioni, è lontana duecento metri, ed attira studenti da ogni parte del sud America, oltre a molti portenos. Stanziati nei punti strategici più importanti, il "sindacato X" o "las madres de plaza de mayo" o il "gruppo studentesco Y" quotidianamente svolgono propaganda politica, ed è questa la prima differenza con le università della Colombia, in maggioranza private.
Oggi il vecchio coordinatore del centro di Lingue mi ha presentato ai suoi subalterni come "un italiano, ma un italiano vero. Ha anche studiato in Italia". Un lavoro, però, non me lo può dare perchè sono troppo poco "argentino vero", sprovvisto di documenti e residenze varie come sono.
Tutto sommato, quindi, credo che tornerò a Capital Federal presto. A lasciarmi cullare da ristoranti e nonne italiane ad ogni angolo e dal profumo di quell’Italia che non c’è più (o non c’è mai stata), nella siesta pomeridiana.









Se gli immigranti credono che Capital Federal sia l’unica meta possibile per conoscere e vivere l’Argentina, non solo sbagliano di grosso(lo dice una che ci è vissuta anche per studio e per lavoro) ma non si rendono conto che è stata “costruita” per far sentire a proprio aggio voi, europei e non. Sa essere tanti altri paesi, ma la sua identità è molto confusa.
INvece di buttarti verso quelle zone vicine ma non tanto, t’invito a farti un giro dalle mie parti, provincia ma di quella vera, salutare, zona oeste della capital.
La mia città si chiama Lujan, ha una università publica. Ma anche i dintorni non scherzano, immersi nei distesi ettari che li dividono l’una l’atra, e che fanno si che l’aria, pure rimanendo a 60 km della capital a 35 minuti di autostrada, cambi, e di grosso.
Fatti un giro per google, e magari prendi l’autobus 52 da Miserere, e in 45 minuti ci sei. Stai tranquillo che di nonnine italiane ne troverai OVUNQUE TU VADA.
Saluti.
complimenti bel pezzo!
mi butterò nel blog di balticman, senza voler fare un torto a tanoka
saluti da Milano provincia d’europa :-)
Uh grazie!
Lujan eh? Ci farò un salto molto presto ;-)
Blog molto interessante, ciao.
Ciao Baltic man io sono un’argentina troppo vera e per la precisione quilmeña, NyC vala dire “nacida y criada”. Conosco bene quelle 4 strade di cui parli (9 de julio)e anche viaggio su quel treno, il Roca, ma mai negli orari che tu dici… e da suicida farlo, in altri orari non è così grave… qualche coltellata potrebbe arrivare ma non la cosa ordinaria.
Dei miei 36 anni ne ho passate parecchie in questa zona periferica del mondo e di Buenos Aires. Sono andata via ma ci ritorno sempre, se non sei di quei e non hai una storia con questo posto non c’è troppo da fare e senz’altro ti annoierai. In questo momento vivo a Quilmes… e lavoro come insegnante d’italiano nei corsi di lingua dell’Unqui (e in altri tanti posti per poter arrivare a uno stipendio di sopravvivenza degna) e conosco quel vecchio coordinatore di cui parli… in ogni istituzione ci sono interne ma ne dovremmo parlare in altra sede.
Siamo vicini ancora? Come faccio per incontrai… mi piacerebbe un sacco. Ci facciamo un caffè o una birra in questo fin del mundo che per me guardo un po’ è l’inizio.
Direi che siamo a dos cuadras di distanza..!
Se ti va, vediamoci pure domani stesso.
Per evitare di usare il blog di Tanoka come una chat, dimmi tu a che ora ti mette bene sul mio blog, o su sandro_bozzy@libero.
;-)
A mio avviso, a complicare le cose (che di per sé non sono affatto semplici) ci si è messa pure la globalizzazione. Io comunque credo che NESSUNA metropoli, in qualsiasi continente, rispecchia fedelmente l’identità nazionale. Io stesso me ne sono accorto: Buenos Aires è un melting pot di usi e costumi diversi tra loro. Sarebbe difficile andare a cercare in centro qualcosa di tipicamente argentino… come pure in molte città italiane è difficile trovare dei posti tipici, perché anche quelli sono diventati ad uso e consumo dei turisti. E non serve andare a Roma o a Firenze per notarlo. Basta venire anche nella mia Lucca: fino a circa 15 anni fa c’erano ancora delle viuzze tipiche, dei rioni che in pratica non erano mai cambiati dal dopoguerra (come quello dove è nato mio padre). Ora invece vivere in centro storico è praticamente impossibile-i costi delle case sono saliti alle stelle-non ci sono più luoghi di ritrovo per i giovani (ad eccezione fatta per bar e pub che si assomigliano sempre di più) e soprattutto le “osterie” non fanno più “prezzi modici”. Insomma, da un lato mi fa piacere che il turista apprezzi la mia città e mi dica che sembra una cartolina, ma dall’altro vedo questa progressiva omologazione che sta coinvolgendo tutte quelle cittadine di provincia che si trovano non solo in Toscana, ma sparse un po’ per tutto lo stivale, e non si sa come uscirne fuori senza perdere i flussi turistici e di conseguenza gli introiti che ne derivano.
Silvana, ma sei tu la traduttrice dei seminari di musicoterapia alla Fundacion Benenzon???????
Tanoka, io ti avevo avvertito…poteva succedere (se non capisci leggi i miei primi messaggi)
?? no entiendo
Ti riferisci ai tuoi amici trolls? non si sono ancora visti da queste parti…
Scusate l’OT, ma ci terrei molto a sapere l’opinione di Felipe su questo tema, per me di scottante attualità: esistono ancora le mezze stagioni?
Relu te quiero!
Sì, Sole soy yo la traductora de Benenzon y vos sos la Sole de la Puglia??? Ja,ja, qué loco este mundo!! Y qué grande Tanoka!!!
Escribime a mi mail y la segumos por ahí. Beso
si, tanoka, mi spiace, ci ri siamo! ma lascio a te la scoperta :)