
Che curiosa quest’etichetta. Il tipo che l’ha scritta era raffreddato? Gli hanno detto "scrivi che il vino sa di erba" e si è vergognato? Nel dubbio, diamo la responsabilità agli esperti, che li paghiamo per questo. Dicono che sentono i sapori. Qualcuno pure le voci, come Giovanna d’Arco.
Più seriamente, come suggerito dalla frase in corsivo, c’è un consumatore che bisogna invitare a provare, scoprire, scegliere. Visto che è nuovo magari non sente l’erba e si spaventa, e si ritira. Così invece può sempre pensare "sti esperti, le inventano tutte". Il vino infatti fa parte di una serie di varietali più o meno "entry-level", insomma da 10 pesos, che è poi quel che posso spendere io per l’occasione standard.
Però mi sembra cosa buffa lo stesso. Sul sito della cantina le descrizioni – e anche le etichette – già sono diverse, e meno dubbiose. O l’opera di educazione è finita e il consumatore è ormai una vecchia volpe, oppure mi hano mollato la bottiglia per provinciali.
Scherzo ma mica tanto. Qua c’è un articolo de la Nación sull’evoluzione del consumo di vino in Argentina: meno quantità, maggiori esigenze. L’articolo è del 2004 – leggo altrove che il processo è iniziato a metà anni 90 – e si sa che noi a lu paese per le innovazioni siamo un po’ più capoccioni.








