
Ho visto un film qualche settimana fa: si chiama Criada (costí, l’ermetico trailer), è più o meno un documentario, e udite, è made in Córdoba – infatti non solo il cineclub era pieno, ma è rimasta gente fuori – anche se girato a Catamarca. La criada del titolo è una signora sui 50, come dice il regista "presa in mezzo fra la schiavitú e il lavoro domestico". Adottata, per cosí dire, da bambina, è cresciuta e vissuta lavorando per la famiglia, in cambio di cibo e una stanza. E perché la dovremmo pagare? Sta con noi, non ti dico da dove l’abbiamo raccolta, e poi non credere che queste persone abbiano grandi necessità (questo non è nel film, l’ho sentito dal vivo altrove – ovviamente da un ex sinistro). Bello, il film, minimale e toccante, a tesi ma non tagliato con l’accetta, magari lo trovate in qualche videoclub esotico della capitale.
La criada è chiaramente un residuo di altre epoche, anche se è probabile che in certe province sia un residuo ancora bello sostanzioso; e poi ha lasciato i suoi strascichi: la colf docile, elastica, e tendente al gratis è ancora un’aspirazione. La signora che veniva a lavorare da noi al sabato mattina ne aveva di storie da raccontare. Ma forse mentre i cosi-delle-libertà di casa nostra fanno la sanatoria, è meglio non dare idee. Magari si inventano qualche altro requisito tipo questo gi-vuole-un-badrone.









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