Livin’ On The Edge

Le immagini dell’ennesima rissa fuori da una discoteca, nella città di La Plata, questa volta mi hanno toccato. Saranno forse i calci in testa che si vedono alla fine del filmato, riproposto fino alla nausea dalle televisioni di tutto il paese. Aggiunge l’ennesima goccia al mio vaso.  Ho come l’impressione che in questo paese la violenza si respiri nell’aria. Se vai in discoteca devi stare attento perchè all’uscita scatta la rissa. Se vai allo stadio non ne parliamo, ci sono i proiettili vaganti. Se hai una macchina ti consigliano di non bisticciare con nessuno perchè l’altro automobilista non si sa mai chi è e potrebbe essere armato. Non parlo del bistrattato tema della sicurezza (che qui si chiama "inseguridad"), non è quello che mi preoccupa oggi. Quello che vi voglio trasmettere è che a volte ho l’impressione che in questa città ci sia sempre tensione, ovunque, anche nei luoghi di diversione, anche quando la gente si riunisce per divertirsi. Mi sento come quando avevo 15 anni e non dovevi fissare lo sguardo quando passavi davanti ai bulli del quartiere. Probabilmente questa violenza generalizzata fonda le proprie radici negli stessi problemi che caratterizzano i discorsi sull’insicurezza in generale: esclusione sociale, mancanza totale di punti di riferimento, niente lavoro, famiglia assente, ecc. So che questo post presta il fianco ad un sacco di discorsi di destra, ma lo scrivo comunque, proprio perchè sapete che io invece la penso diversamente, ma tant’è, la violenza c’è comunque. Oggi al lavoro ho provato a sollevare il tema con i colleghi. Non sono riusciti a capire la sottile differenza e come al solito hanno messo nello stesso sacco ladri, assassini, tifosi, e autisti violenti. Proponevano di bruciare il sacco, tanto per cambiare.

Tanoka

Al secolo Andrea Tognin, è autore del blog Tanoka.net, online dal 2007. Alessandrino di Cascinagrossa, trent’anni abbondanti vive a Buenos Aires con la moglie argentina e un piccolo italoargentino.

Commenti

  1. tano_grasa dice:

    epa, Andrea, no serán los primeros síntomas del desencanto?

  2. Andrea dice:

    Caro Tanoka 
    personalmente avverto la stessa cosa, ed è uno dei motivi per i quali io e la mia ragazza non siamo ancora del tutto convinti di voler vivere laggiù. A me ha sempre impressionato il fatto che di notte, anche nei quartieri più ricchi della città, improvvisamente si possano raggiungere dei picchi di tensione e pericolo, mi preoccupa il fatto che per il mio lavoro devo girare con attrezzature da diverse migliaia di euro per i quali mi sembra di avere costantemente gli occhi addosso: ho paura, in definitiva, di avere paura, e di rimanere paralizzato. Se qui, come scriveva giustamente Travaglio, la vergogna è quella di non avere più vergogna di fronte alle bassezze politiche ed etiche nazionali, non vorrei, cambiando vita, orizzonti e soprattutto rinunciando ad una vita -perlomeno- sicura, trovarmi di fronte ad una paralisi.  Il tuo post odierno ed altri che hai scritto negli ultimi mesi, considerando l’empatia che spesso ho sentito, mi stanno facendo riflettere.       

  3. tupac-tamarro dice:

    penso che chiunque sia stato lì non solo come turista ma, sia entrato in contatto con la vita reale della città e della sua periferia, abbia potuto avvertire questa situazione un po’ border line.
    purtroppo è facile mettere tutti nello stesso sacco e dagli fuoco (come propongono vari politici che non mi sono simpatici): credo però, che le radici vadano cercate nella mancanza dello Stato nei vari livelli della società. è più facile tenere a bada gente che ha paura, che si sente insicura, che si nutre solo di cronaca nera e non ha tempo per vedere altro.
    ps: bello il sito!

  4. gabriella dice:

    l’altra faccia della violenza. ieri sera, corrientes e riobamba, di fronte alla porta della milonga dove sono andata a ballare, 3, dico 3, macchine della polizia, con almeno 10 polizziotti armati a perquisire due ragazzetti che avranno avuto 14-15 anni. rivoltati fin nelle mutande, avevano si, l’aria losca, ma a me è parso davvero troppo…

  5. Tanoka dice:

    @tano_grasa: no diría desencanto, pero tampoco se trata de amor incondicional. Estamos viviendo acá y el espiritu critico nos sigue a todas partes..

    Certo che “tano_grasa”, “tupac-tamarro”…o siete la stessa persona o qui bisogna iniziare a fare selezione all’ingresso, jajaja

  6. tano_grasa dice:

    non conosco tupac_tamarro, però mi piace il suo nick :)

  7. Bary dice:

    Io di certo non sono ancora sbarcato tra voi Xenesis ma mi soffermo su una parte del post di Tanoka.”Non sono riusciti a capire la sottile differenza e come al solito hanno messo nello stesso sacco ladri, assassini, tifosi, e autisti violenti.”Essendo spesso in comunicazione con i miei Primi Argentini questo modo di pensare e di vivere della gente Argentina non mi viene nuovo ,penso sia una costante aihmè anche nelle nuove generazioni.Di sicuro la violenza va ostacolata combattuta ma va affrontata in modo differente, senza ombra di dubbio la causa prima di tutto ciò va ricondotta olla Stato sperando che gli stessi Argentini inizino a capire che anche loro ne fanno parte e quindi forse un po’ responsabili di quel che accade li.
    Questo non vuole essere una critica per La Popolazione di Un Paese che sento vicino a me, ma la storia moderna dell’Argentina ci rimanda un popolo che molto spesso forse a causa della sua “bontà ingenuità” si è fatto calpestare con molta semplicità denotando tempi di reazione ai sopprusi troppo lenti…
    Ola….

  8. Luciano dice:

    Per questo post non c’è cosa più calzante che la canzone di Jovanotti Safari eccola http://www.youtube.com/watch?v=d8QZClGr5K8

    La violenza c’è sempre stata e ci sarà sempre. Sono i telegiornali che calcano continuamente la mano e qui verrà un’altra grande ondata di destra ed i danni saranno molto più gravi.
    Personalmente credo che sia una strategia degli editori per favorire la destra.
    Non fatevi fregare anche voi dal telegiornale. Aprite la porta di casa ed uscite.

  9. Luciano dice:

    Mi ero dimenticato …
    La stessa psicosi la stanno diffondendo ora con il virus A/h1n1. Cosa c’è di meglio per rimpinguare le casse delle case farmaceutiche?
    Informatevi, il nuovo virus non è più letale di un comune virus influenzale.

  10. tupac-tamarro dice:

    nonono, siamo 2 originali e saparati!
    CIAO ;))))

  11. Felipe dice:

    Premesso che la sicurezza è un tema che dovrebbe in linea di principio unire tutti gli schieramenti del pensiero politico, ci sono naturalmente delle diverse interpretazioni di ciò. A destra vedo sempre più crescere un populismo che fino ad una decina di anni fa non passava nemmeno per l’anticamera del cervello, se non a pochi facinorosi. Ieri, ad esempio, guardavo Canale Italia (ex Serenissima TV) che dal nord-est si è estesa a gran parte dell’Italia. Come sempre c’era il suo direttore Vito Monaco (fascista e populista della peggior specie, mi meraviglio che ancora non abbia fatto un partenariato con Emilio Fede!), qualche ospite “illustre” nonché appositamente scelto, ed il sindaco di Verona Flavio Tosi (Lega Nord). Non mi stupisco di sentir parlare in questi casi di sicurezza e di giustizia “che deve essere obiettiva e punire CHIUNQUE commetta un reato”. Peccato che per certa gente la giustizia debba colpire chiunque sia un po’ più abbronzato del previsto e vada in giro con un veicolo che sia più bello di un rottame (perché chissà come se lo sarà procurato). Non mi scandalizzano più nemmeno le notizie ad impatto sensazionalistico, ma quando (come in questo caso) ho sentito una telefonata di uno spettatore di Messina che diceva che “siamo pieni di immigrati, ce n’è troppi e non siamo più sicuri”, mi sono ritornati in mente i colleghi di Tanoka che farebbero di tutta l’erba un fascio.
    Chissà perché invece io non ho affatto paura del mio prossimo. Non riesco a vedere un potenziale delinquente in un migrante. Forse perché anche mia madre è stata a suo tempo una “migrante”, sia pur per amore, ed anche lei è sostanzialmente d’accordo con me.

  12. Juan dice:

    Seré curioso: ¿qué tuvo de especial a tus ojos esa golpiza (perpetrada en las diagonales de mi ciudad), para ser la gota que rebalce el vaso? Me parece que no fue más que un episodio violento entre tantos otros, incluso mucho peores… es decir, ¿por qué estallaste de indignación justo ahora, después de casi tres años de vivir en una atmósfera de violencia en la que se respiran a diario hechos similares?

  13. Tanoka dice:

    Hola Juan, ojo, yo no dije que el vaso rebalsó, sólo se está llenando. Dependerá de mi y de mi entorno hacer que se llene rapido o despacio o que nunca llegue a llenarse. Mi preocupación se debe a las situaciones violentas donde la violencia es 100% al pedo, como en la cancha o en un boliche. No creo que sea una sensación nueva, pero seguro que va creciendo con el tiempo, y, tal vez, con el crecimiento de mi familia.
    Saluti

  14. Juan dice:

    Te entiendo perfectamente… también me permito anticiparte que el vaso se seguirá llenando, porque la violencia es un mal endémico, un lastre de este país (de las zonas urbanas, en verdad), y dudo mucho que deje de serlo. Pero es cierto, cuando sos responsable de otras personas, como cualquier padre, los motivos para preocuparte por la recurrencia de este tipo de episodios son mucho mayores.
    Un saludo.

  15. tupac-tamarro dice:

    seguro, aun, por lo que vivi yo, creo que en tu pais la violencia es otra: es la injusticia en que vive la gente comun todos los dias.
    pagar un monton de plata para los remedios, no tener buena sanidad publica (si no tenes obra sociales agarrate…), escuela etc etc.
    besos

  16. Gf dice:

    E’ difficile a volte riuscire a capire le dinamiche di un paese che, in questo preciso momento conosco, per lo più, da ciò che apprendo via internet (giornali, tv e radio, blogs e altro). Ciò che ho letto, soprattutto nel post di Tanoka (e condividendo quello di Felipe), trova plastica corrispondenza in fatti violenti (che hanno coinvolto anche la mia famiglia) che mi raccontava al telefono qualche giorno fa zia, oramai a La Plata da oltre 40 anni: la violenza aumenta e la percezione di essa ancora di più. Oramai è diverso tempo che i miei parenti parlano della violenza come una costante del loro quotidiano.
    Eppure, sicuramente la domanda sarà ingenua, perchè tanta violenza nelle città argentine? E’ possibile che sia “endemica” come suggeriva il ragazzo platense oppure c’è ovunque (un esempio italiano: l’hinterland napoletano) e quindi è “normale” ma qui è percepita di più? E se il “tema” violenza venisse politicamente tirato fuori per gettare acqua al proprio mulino (e l’humus delle campagne conservatrici) o magari, alternato alle previsioni metereologiche, per non parlare di altro (come la corruzione o i processi al regime)? O magari è dovuto alla povertà che è estesissima nel paese tenendo però anche conto di chi sostiene che (riporto un’opinione di un’amica argentina qui in Italia) a mancare è “la voglia di assumersi delle responsabilità in maniera seria in un paese in cui pianti un seme e vien fuori un albero rigoglioso”? Difficile capire, con gli occhi “filtrati” dello straniero.

  17. Attilio dice:

    Perchè,quello che succede tutti i giorni nella nostra civilissima Italia è forse un modello da proporre??!!

  18. luca dice:

    pongo una domanda a voi che abitate in Argentina:
    la violenza non è andata incrementando in argentina, e in particolare a ba, dopo la crisi del 2001, che ha gettato una gran parte del ceto medio in povertà e ha allargato le differenze tra ricchi e poveri?

  19. Delfo dice:

    Tanoka ma parli di Napoli o Buenos Aires?:)
    se è vero che in qualche modo l’italia è 20 anni avanti (non so bene in che direzione) ET che Napoli è molto simile a Buenos Aires, io ti consiglio di goderti questi sereni tempi porteni :)

  20. fritz dice:

    Gf ha ragione (nel commento all’altro post), c’è dell’altro, e molto. Quindi mi sento di dovere il mio punto di vista – anche perché se no Andrea mi dice che “arrugo”. ;-)
    Mi sa che Tanoka ha scelto dei campi-limite per spiegare la violenza. La discoteca, lo stadio, il traffico. Il figlio della mia padrona di casa, in Italia, è morto a 18 anni, fuori da una discoteca, pugnalato al cuore da un militare di leva. Sarà stato il ’95, o il ’96. Doveva difendere il territorio, e le “sue” ragazze, ha trovato uno più arrabbiato di lui. Mio cugino il discotecaro mi assicurava che dove andava a ballare lui tutti i sabati c’era la rissa. Qualcuno guardava la fidanzata sbagliata, o peggio la urtava sulla pista. Il mio compagno di servizio civile, laziale, non andava più allo stadio perché “vorrei vedere la partita e invece devo schivare le bottigliate”. Io ho smesso di andare a vedere il basket (il basket!) perché entravano gli ultrà a partita iniziata e cacciavano via le famiglie con bambini che non sapevano di avergli occupato i posti loro. Basta, no?
    Questo però non vuol dire che qua la violenza non ci sia, o che sia tutto uguale. Quasi tutti quelli che hanno avuto i ladri in casa sanno che la procedura standard è minacciare i bambini e/o menare i grandi per farsi dire dove stanno i soldi – che poi i soldi che ci sono in casa di solito sono le quattro-cinquecento carte per fare la spesa, mica i milioni. La sproporzione è evidente. La stessa sproporzione che porta a bloccare un ponte internazionale per mesi, perché dall’altra parte stanno costruendo una cartiera che “mi ha detto mio cuggino che inquinerà”; che porta a mettere i trattori di traverso sulla statale perché “il governo ci ha provocato”; che fa diventare golpisti tutti quelli che non si sdraiano sulla posizione di oggi del governo – non necessariamente uguale a quella di ieri e di dopodomani; quella per cui si fa lo sciopero a sorpresa dei mezzi pubblici, non importa se la causa sono tremila licenziamenti in tronco o un bagno otturato al capolinea, quando la gente è già alla fermata alle sei e mezza di mattina. E in tutti questi casi, la spiegazione è “purtroppo non abbiamo alternative, è l’unico modo”, con la faccetta (faaaalsa) da agnellino di pasqua e il gesto di “ch’aggia fa’”. Diciamo che i rapporti sociali sono più allo scoperto, meno mediati, che da dove veniamo noi? I codici sono diversi, là basta un’occhiata, qua si deve dare il cazzottone? O è soltanto lo stato che là fa il suo dovere di ammortizzare (…anche con gli idranti) e qua invece lascia correre – anche per non ricordare tempi recenti e oscuri?
    saluti

  21. filippo dice:

    i paragoni con l’italia sono azzardati. io seguo molto il calcio e mi piace perdermi nelle città, viverle anche di notte. in italia sono sicuro che nessuno mi sparerà sugli spalti, nessuno (se non provoco) mi aggredirà in strada mentre scatto foto o esco da una discoteca. io vorrei andarci in argentina, magari non solo per una vacanza..ma prima di stabilirmi lì ci penserei migliaia di volte. voi tanos come la vivete? si può vivere normalmente senza correre troppi rischi?

  22. Tanoka dice:

    Filippo, ognuno si aggiusta come crede: c’è chi va a vivere in un country (un quartiere privato), chi si chiude in casa, chi se ne infischia, chi fa finta di niente. Io cerco di prendere le precauzioni dettate dal buon senso e mantengo un profilo basso. Poi sembrerà qualunquista, ma in ste cose ci vuole culo…

  23. Delfo dice:

    così lo dico e così mi gratto, a me a Buenos Aires non è successo ancora niente, nessun ‘assalto’, che poi sarebbe uno scippo, od altro. Mi è capitato di imbattermi in pochi di buono di notte nel microcentro, ma questo accade in ogni grande città del mondo.Secondo me più ricco sei o appari e più rischi, più ti chiudi e più sei assediato.Del resto del sudamerica ho visto solo Sao PAulo e dal punto di vista della sicurezza mi sembra lontano anni luce.Certo se vivi en la matanza o in una villa non è la stessa cosa, ma in generale dipende molto da dove vieni, quali termini di paragone hai e soprattutto a quale stile di vita aspiri.

  24. fritz dice:

    a me hanno sventrato la duna per fregarsi un’autoradio che avranno rivenduto a diecimila lire, sarà stato il ’99. poi una volta volevano portarsi via la macchina di mio suocero con mia figlia dentro (“devo dire una cosa all’inquilino, aspettami qui”), ma quando si sono accorti di lei hanno rinunciato. a parte il fatto che mia figlia ancora se lo sogna la notte, diciamo che “in disgrazia, sono contento” (mi gratto pure io). è più o meno lo stesso tasso di disavventure che ho avuto in italia. però è chiaro che qui si cerca di essere più prudenti e più attenti a cose che magari lí si fanno senza pensarci troppo, per esempio mettere la macchina in garage di sera o spalancare la posrta a sconosciuti, o uscire dal bancomat di notte o alla siesta quando non c’è nessuno in giro.
    saluti

  25. Andrea dice:

    Allora racconto anche la mia esperienza.
    Un pomeriggio ero andato a fare foto a la Boca insieme ad un’amica colombiana. Percorrendo il lungo-rio, o meglio il porto, direzione sud, a pochissime cuadras da Caminito ci trovammo in una zona piena di capannoni, e poi di colpo casette, campi verdi, e la ferrovia. A noi sembrava carina, non si può dire che eravamo due sprovveduti, eppure non ci eravamo accorti di essere dentro ad una villa. Mentre facevamo delle foto, con macchine non vistose, ci hanno cominciato a seguire dei ragazzini sui 15 anni. Ce ne siamo accorti, abbiamo aumentato il passo e loro sono aumentati di numero. In preda alla paura approdiamo ad una esquina dove c’era una famiglia che beveva mate, la madre aveva in braccio un bebè.
    Gli chiediamo apertamente aiuto; ci dicono che non possono fare nulla, eravamo
    fottuti, e se avessero provato ad aiutarci avrebbero subito ritorsioni.
    Nel frattempo la situazione si era fatta surreale, con la banda di giovani delinquenti esattamente di fronte a noi, dall’altra parte della strada ad osservarci, e noi che parlavamo di loro con una famiglia che tranquillamente passava lì fuori un sonnecchioso pomeriggio. Insistiamo e chiediamo al padre di accompagnarci con la sua auto parcheggiata lì accanto, in un quartiere sicuro, offrendogli dei soldi. Lui ci pensa, tergiversa, nel frattempo uno della banda, forse il leader, si avvicina e la madre di famiglia, col bimbo in braccio, gli va incontro, e parlottano in mezzo alla strada. A quel punto il panico si era fatto terrore nero, certezza di essere perlomeno derubati di tutto quanto. Di colpo arriva un collectivo, cerco di fermarlo in tutti i modi ma l’autista non ne vuole sapere e quasi mi mette sotto. La fermata era qualche
    isolato più avanti. Ne arriva un altro, ed a quel punto quasi inconsciamente e di sicuro
    follemente decido di mettermi in mezzo alla strada con le braccia tese chiedendo aiuto,
    dapprima l’autista fa cenno di spostarmi, mi urla qualcosa di terribile, poi arriva l’amica disperata ed in preda ad un attacco di panico e l’autista capisce la situazione,
    si ferma, apre e chiude le porte velocemente ed in un baleno siamo sopra. Il tempo di subire la ramanzina dell’autista stesso e la paura era passata.

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