Futbolizzazione del jazz

Qualche settimana fa sorseggiavo un caffé in compagnia di un amico, in uno dei tanti  bar che orlano la calle Corrientes, in pieno centro. Parlavamo, tra le altre cose, di musica, di concerti, recitales,  come li chiamano qui, io  esprimevo tutta la meraviglia per la sconfinata quantità di eventi e spettacoli che la città offre giornalmente, lui, argentino, soddisfatto e compiaciuto,  mi invitava  per il martedì successivo ad assistere a qualcosa di particolare: – ti piacerà sicuramente- aggiunge al momento dei saluti, lasciandomi con poche informazioni a riguardo, ora, luogo dell’appuntamento e nome dell’ evento: Jazzologia.  Il nome, quasi scientifico, mi fa subito effetto, le sopracciglia si aggrottano, il naso si arriccia come se sentisse puzza di sofisticato, ma accetto volentieri. Ci si incontra come previsto il martedì sulla calle Sarmiento, saliamo al 4° piano dell’edificio e, una volta individuata la sala, cerchiamo di accaparrare le prime poltrone libere, la sala è già gremita, ci accontentiamo di due posticini esterni in penultima fila.
La folla presente mi rassicura, è di buon auspicio come sempre; rifletto ancora sulla parola Jazzologia e penso tra me e me: non saranno mica tutti esperti esaltati di jazz che muoiono dalla voglia di imbastire tavole rotonde sul contrabbasso di Mingus o sulla trombetta di Miles Davis??
Bastano poche battute del presentatore a far svanire dubbi e perplessità, intuisco che sono capitata nel bel mezzo di un compleanno, Jazzologia festeggia i suoi primi 25 anni , ottenendo un posto da Guinnes, qui in Argentina,  per il ciclo musicale più longevo del paese .
Il presentatore, ovvero il presidente del ciclo, sale sul palco e ha con se un foglio con il quale cercherà di  difendersi qualora l’emozione voglia tradirlo, può succedere da un momento all’altro,  quando ad esempio il suo ricordo va agli amici che non  sono più con lui, o a quel lontano 4 settembre del 1984, quando tutto incominciò.  Il discorso, fatto di reminescenze e  ringraziamenti, prende spazio al concerto previsto in  cartellone, ma l’atmosfera familiare, intima, le parole del vecchio Carlos Inzillo pronunciate con voce quasi tremolante, arrivano dritte al cuore; la passione, l’entusiasmo, le energie, gli sforzi investiti ininterrottamente in questo progetto sono palpabili, 25 anni sono lunghi, e più lunghi ancora qui in Argentina, dove la storia degli ultimi anni, si sa, non ha risparmiato sui colpi di scena. Si susseguono applausi e incitamenti da parte del pubblico emotivamente coinvolto, siamo quasi alle lacrime, quando arriva il momento del regalo, dell’onorificenza, sale sul palcoscenico un tizio che ha in mano qualcosa, la distanza dallo scenario, cosi come le luci soffuse, non mi permettono di mettere a fuoco l’oggetto, penso…sicuramente sarà il solito clarinetto in ottone o una chiave di pentagramma stilizzata…una pergamena….che so …lascio lavorare la fantasia per qualche attimo ancora e, fuori da ogni aspettativa, anni luce lontano dalla mia immaginazione, il caro Carlos commosso, ora si con le lacrime agli occhi, mostra orgoglioso come un bambino, incredulo e meravigliato la targa in argento della sua squadra del cuore, il  Racing, tra gli applausi scroscianti del pubblico, quasi resuscitato e ringalluzzito dalla presenza del direttore della Comission de Cultura  della squadra, che consegna direttamente il dono, scopro che don Carlos, l’anziano pacioso invecchiato tra le tavole del palcoscenico, coppola e gilé di lana blue, è un scatenato, tifoso, maniaco  fanatico del Racing.
Stringe al cuore il dono, ringrazia tutti ancora una volta, infila due, tre battute  rivolte agli avversari di club presenti tra il pubblico, e la sala si abbandona a risa goliardiche in un andirivieni di cistes gridate da ogni angolo. Il clima, oramai, è quello della tipica festicciola tra amici di vecchia data, l’ospite della serata guadagna lo scenario, mi spiegano che è una colonna del jazz argentino,  Navarro Jorge, musicista, e  aggiungerei io, intrattenitore nato,  si lascia andare tra un pezzo e l’altro a confidenze e indiscrezioni personali esilaranti  e, manco a dirlo, anche lui è un tifoso sfegatato del Racing…
A fine concerto lascio la sala soddisfatta e sorridente, ringrazio il mio amico per avermi invitato ad assaporare un’altra fetta di questa dolcissima e ricca  torta chiamata Buenos Aires, e gli rivolgo un ultima domanda: – Ma che c’entra tutto questo calcio con il jazz di jazzologia?
Il mio amico mi guarda, sorride e dice: “Esto es Argentina, papà!!”

Katia

Ciociara, dalle sponde del Liri a quelle del Rio della Plata. Come Cesira, lascia Roma, dopo anni di università e lavoro, per concedersi il viaggio sempre sognato e un po' di relax...l'anelato anno "//zambatico", appassionata di musica, folcrore e arte in generale, approda a Buenos Aires e scopre il suo El Dorado. Con un dito nel dulce de leche e naso all'insù per capire dove va a finire il cielo, muove i primi passi in città.

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