ReVolver

Sono tornati, sono giovani, capelli al vento, sguardo al futuro, cantano e giocano con le loro nuove chitarre fiammanti, e sono approdati anche qui, in Argentina, il magico 09/09/09. A distanza di qualche mese dal lancio, però, continuano a cantare a squarciagola nelle discherie e attraversano la città sulle fiancate dei colectivos! Penso, è la classica manovra di marketing ben riuscita a culmine di un delicato lavoro di anni che ha visto impegnati ingegneri del suono e vedove in quella che è considerata la bonifica del secolo: ce li hanno restituiti, belli, limpidi, camice inamidate e cappottini retrò come ce li ricordavamo, in perfetta armonia tra loro. L’eccessiva e prolungata presenza in città, però, mi ha incuriosita e, come sempre, mi sono spinta più in là, a guardare dove non avevo guardato, a leggere quello che non avevo letto, a sentire quello che non avevo ancora sentito. Ma andiamo per gradi: un mio giovane amichetto mi racconta della sua ultima esperienza a una festa di compleanno, la classica festa dedicata alle donzelle argentine al passaggio dei loro 15 anni, (una festicciola , si fa per dire, che mette in funzione una macchina dei preparativi infernale, paragonabile a un nostrano matrimonio, si parte con anni di anticipo e si finisce con 3 giorni di festeggiamenti!) mi parla in particolare dell’ambientazione della festa: completamente ispirata ai 4 di Liverpool!! Siamo nel 2009 a una festa di 15 anni, ragazzini messi a pane e playstation, che ci fanno con i naftalinici – Beatles tra i piedi? Neanche a specificarlo, si sono divertiti un mondo… dal segnaposto al palloncino con la faccia di Paul …tutto maniacalmente curato nei minimi particolari con tanto di Band invitata, una delle più famose cover band beatlosiane argentine, Los Beats. Le ragazzine scatenate, caschetti e minigonne? Si! Esclamo: siamo in piena beatlesmania!! Continuo a cercare dati e aneddoti che avvalorano la mia tesi e ne trovo molti: la copertina della Rolling Stone Argentina è per loro, articoli che continuano ad apparire su riviste e giornali con i soliti interrogativi di sempre, che sembrano essere già argomenti di tesi universitarie: perché si sciolsero, cause e conseguenze… Un culto diffuso e alimentato costantemente negli anni, un humus fertile per decine si covers bands che emulano e omaggiano i 4 baronetti, che costudiscono un mito sempre vergine, che né il tempo, né la realtà dei fatti hanno scalfito. I Baetles non si sono mai divisi, mai odiati, mai difesi a colpi di avvocati e il concerto del 9 di settembre sulla terrazza della Statione di Retiro, lo testimonia, Los Beats, in copia perfetta, festeggiano il lancio dei 14 cd rimasterizzati, con lo stesso entusiasmo che avrebbero avuto loro, imitando l’ultimo concerto che li vide uniti sopra i tetti della Apple a Londra. Traffico in tilt anche qui!! Continuo a scovare, alzo gli occhi e trovo cartelloni giganti che ubblicizzano prossimi concerti nei teatri più grandi, scopro che, anche qui, a Buenos Aires, c’è una Cavern, il locale beatlesiano per eccellenza che, prossimamente, riunirà tutte le covers bands del Sud America, e non sono poche e non mancano di fantasia dai Sargento Pimienta (chileni), ai The Shouts, Nube 9, The Beagles, 15 giorni di musica e euforia dedicata a loro. Si sfideranno a suon “del premio miglior Lennon” per accaparrarsi il viaggio che li porterà dritti dritti a Liverpool, sullo scenario dell’originale Cavern inglese. Spiando nei loro siti, tra sottomarini gialli e fotomontaggi in movimento, si è quasi tentati a pensare che i Beatles non sono semplicemente tornati: non se ne sono mai andati! e pensare che in Argentina non ci hanno mai messo piede! A quei tempi, negli anni sessanta, il lavoro di controfigura era affidato a una band uruguaya, gli Shakers, gli insospettabili fratelli Fattoruso, oggi eminenti figure del panorama musicale urugyano impegnati in jazz – fusion, accroccarono una beatles-band, si lanciarono in un inglese che, per loro stessa ammissione, era incomprensibile, in un esperienza che culminò in tre album. Sebbene abbiano sempre cercato di far dimenticare e dribblare questa loro esperienza musicale, fortunatamente, hanno lasciato qualche originale traccia!

Katia

Ciociara, dalle sponde del Liri a quelle del Rio della Plata. Come Cesira, lascia Roma, dopo anni di università e lavoro, per concedersi il viaggio sempre sognato e un po' di relax...l'anelato anno "//zambatico", appassionata di musica, folcrore e arte in generale, approda a Buenos Aires e scopre il suo El Dorado. Con un dito nel dulce de leche e naso all'insù per capire dove va a finire il cielo, muove i primi passi in città.

Commenti

  1. fritz dice:

    è vero, katia, ho visto uno dei fattoruso (mi pare in “argentina beat”, il film sulla nascita del rock argentino) parlare degli shakers con un’aria annoiata. “perché mi chiedete delle caricature che facevo ai turisti, se dopo ho affrescato la capella sistina?” eppure la conferencia secreta del toto’s bar, il terzo disco, era molto piú che un’imitazione dei beatles (e senza george martin!). roba fina.

    chiudo con il mio siparietto “tutela delle minoranze”: questi sono i Greets, beatles-band di Córdoba:
    http://www.youtube.com/watch?v=Wwv29ve_iig

    beep-beep, yeah!

  2. Attilio dice:

    Katia,i miti son destinati a sopravivere anche a descapito delle cattive imitazioni.I Beatles in particolare grazie anche a quella loro canzone”Immagine”" che un inno alla fratellanza saranno sempre una bandiera piantata nel cuore delle generazioni.

  3. Katia dice:

    Evviva!! anche Cordoba ha la sua rappresentanza beatle! queste bands sono sparpagliate come mine su prati fioriti!!
    Si Fritz, i Fattoruso raramente e a mezza bocca parlano degli “Shakers”, io li ho conosciuti guardando questo ducumentario girato da due studentesse che lo presentarono al Bafici passato come loro lavoro di tesi sul canzoniere uruguayano: http://www.guiadeuruguay.com/cines/121-Hit.html (caruccio e ben fatto per chi vuole saperne di più sulla musica uruguayana)

    Attilio, condivido la visione mitica e la bandiera piantata nel cuore di generazioni, da fans, però, per correttezza discografica,devo addrizzare il tiro su Imagine (altrimenti i fans più fans di me mi tirano le orecchie!)erroneamente si pensa che Imagine sia dei Beatles. Benchè Paul e John abbiamo scritto a 4 mani quasi tutti i loro brani, questo è opera di Lennon, risale al ’71 alla sua fase solista, quando, cioè, i Beatles si erano già sciolti. detto ciò, rimane anche per me una tra le più belle canzoni!

    Nota stonata: sarà “effetto – Argentina” (e di qualche empanadas di troppo) ma: Ob-la-di Ob-la-da, secondo voi, non cela, non evoca lontanamente un ritmo CUMBIANO?? ;)

  4. Attilio dice:

    Se può interessare a tutti gli amanti dei Beatles,ho saputo che il loro album migliore,considerato anche uno dei migliori di tutti i tempi,è stato”Sgt.Pepper’s Lonely Hearts Club Band” la cui copertina dove apparivano i volti di Einstein,Freud e Marx fu premiata come la più bella e vinse un premio “Grammy”.

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