Punilla nord, in macchina, chiedo a Ricardo:
- A Ricca', ma chi è quel tipo che ti ha salutato per nome?
- E' quello che abita nella casa della lupa.
- La casa de che?
- La casa che ha la lupa in giardino, ti ricordi che ci siamo passati davanti, la lupa di remolo e rom.. di remo e romu… di romolo e remo!
- (notte fonda, non mi ricordo) Ah già…
- Non ti ricordi? adesso te la faccio vedere.
Arriviamo alla casa, sulla strada un po' impervia che attraversa le montagne verso Sierras Chicas, e ci sta pure Don González, l'eroe ignoto di cui sopra, che ci racconta la storia: quando non era ancora Don, el pibe González andava a scuola a La Cumbre e passando davanti alla casa di un signore italiano rimaneva molto impressionato dalla lupa coi due ragazzini. Il signore italiano era arrivato nel '24 e – potenza della nostalgia – si era fatto fare da un connazionale questa lupa in cemento e se l'era messa davanti casa. Gusti son gusti, sempre meglio dei cigni o della Venere di gesso.
Generazioni dopo, perso l'afflato patriottico, l'erede dell'italiano voleva disfarsene, e González prendeva l'occasione al volo: se la devi buttare la prendo io! Il giorno dopo se la portava a casa, e la lupa sta ancora lá. E' un po' malridotta, uno dei gemelli se n'è andato e l'altro è orribilmente mutilato – si sa che la storia è stata inclemente con la Romanità. Ma conserva i suoi tratti potenti ed archetipici, la muscolatura nervosa si intravede sotto il cemento e l'espressione è grintosa. Se potesse parlare, si metterebbe a cantare sole-che-sorgi, porèlla.
Tutto avrei pensato, tranne ritrovarmela in mezzo alle montagne, dall'altra parte del mondo. Sti matti che fanno di queste cose sono il sale della terra.










Chi l'avrebbe immaginato che l'Impero Romano si sarebbe esteso anche in Sudamerica!!!!