Post in fa diesis minore

velSe c'è una cosa che non ci facciamo mancare sono i riti di passaggio. Dalla rasatura dei neonati – con aggravante di orecchinatura dei lobi per le bambine – alle cerimonie scolastiche di cui parlava Mariela, alle rutilanti feste dei 15 anni delle ragazze, alle impiastricciature post laurea, e …alle veglie funebri.

A parte che ho avuto la fortuna di aver visto pochi morti, da dove vengo la veglia non mi pare fosse tenuta in grande considerazione. L'unica cosa che ricordo che le somigliasse un po' sono state un paio d'ore passate con mia nonna in un sotterraneo di ospedale, in uno stanzone tramezzato insieme ad altre enne famiglie, e gli omarini col cannello che lavoravano a fianco. No good. Qua le cose sono un po' più organizzate. Si affitta una suite apposita detta sala velatoria presso la sede delle pompe funebri – che si chiamano eufemisticamente "servizi sociali" – anzi spesso la sala la paga proprio l'assicurazione malattie, e in una relativa comodità si ricevono parenti ed amici del de cuius.

A mia moglie non piace. Ma è moglie a me o al tenente Colombo? Bè, anch'io preferisco riunioni di altro tipo, ma credo che il velorio abbia la sua funzione. I parenti raccontano 30-40 volte la stessa storia, sono piú o meno gratificati perché viene un sacco di gente che non fa parte della cerchia stretta, i ragazzi della bocciofila e le dame della canasta, si piagnucola insieme, non si capisce bene se sei tu che consoli loro o loro che consolano te, si ricordano aneddoti, ci si aggiorna sulla vita degli altri negli ultimi dieci anni, si finisce a parlare di caccia e pesca. Un tema che andava fortissimo stamattina era "quant'è buona l'iguana arrosto".

Sicché per qualche momento il tristo mietitore si scorda che è venuto a fare, le zie gli offrono il caffè, qualcuno gli dà pure una pacca sulle spalle. Niente di personale, viejo. Poi sappiamo tutti come finisce, ma la veglia è un ammortizzatore che è meglio avere.
 

Fritz

Marco Biagetti è andato ad abitare a Córdoba nel 1998, sotto l'influsso malefico di una moglie. Adesso ha in più una figlia tween, una cagnolina casinara e quindici chili di panza. Fa una piccolissima produzione di patate, e somatizza le gioie dell'agricoltura a livello gastrico. Uomo di mondo, è nato a Roma ma ha fatto dieci anni di studio e lavoro a Viterbo

Commenti

  1. Mariela dice:

    Scommetto che qualcuno ha detto che "è un vero peccato ritrovarsi tutti insieme in una situazione così triste, che non capisce come mai non ci si organizza per fare qualcosa di carino con le stesse persone"… e si saluta con la promessa di rivedersi in un momento più felice… "nos vemos eh?.. te llamo y arreglamos"… (ovviamente ci si vede al prossimo funerale)
    Spero non sia stato il funerale di qualcuno di molto caro…

  2. tano_grasa dice:

    In psicanalisi si chiama "elaborare il lutto". Intere civiltà si sono costruite e identificate sull'addio ai morti. Personalmente diffido delle società che s'impegnano a sterilizzare certi riti di passaggio.

  3. rosanna dice:

    non lo so,è un argomento che non tutti vogliono toccare,di sicuro l'attesa è un'agonia,sarebbe "bello"finire tutto in fretta,perchè il dolore si ripete e più forte della morte stessa,a proposito di elaborare……………parlo ovviamente di chi perde un proprio caro,la morte e dopo 3/4 giorni il funerale……………….è tremendo!!!anche quando i cari sono i nostri a un certo punto si parla di tutto…………….il dolore lo attenua il tempo………….

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