Déjà vu

Generalmente ho una grande memoria per nomi, numeri, facce. Può capitare, però, che per un contorto gioco di specchi la mia memoria rinomini quel nome, quel luogo, quel viso e non c’è verso di persuaderla, convincerla del contrario o del giusto, se ti chiami Mario, ma hai la faccia da Stefano, ahimé, ti ricorderò sempre come Stefano. Stesso giochetto si è ripresentato qui Buenos Aires per San Telmo, quartiere a sud de Plaza de Mayo e alle spalle della Boca. La memoria, sin dal primo momento, sin dalla prima passeggiata, l’ha registrato come San Lorenzo (quartiere di Roma a me caro). Sarà perché in questo punto la città si abbassa e si accascia sulla storia, le strade incasellate in sampietrini in discesa si stringono e la vita sembra scorrere tranquilla, rilassata. Gente alla finestra, negozietti stravaganti di ninnoleria varia. Antiquariato e tango all’esquina, locali, ristoranti, la piazzetta, insomma, San Lorenzo mi piace proprio! In questi giorni è accerchiata da turisti, giorno e notte. Se anche voi vi aggirate tra odorini di carne arrostita, verso l’ora del tramonto, se siete affamati e non volete farvi tirare per un braccio nel primo locale dal tipo dai capelli gelatinati che aspetta come un falco i maldestri con fotocamera e capellino di paglia imbambolati da una giornata di sole, suggerisco un’osteria, che qui, guarda un po’, chiamano Parrilla, di quelle coi tavolacci, alla San Lorenzo, appunto. Soffitto azzurro-mare che stona con tutto lo stile del locale aperto da una saracinesca, pavimento rammendato, targhe al muro, fotoricordo, un menu da paura di cose semplici. Non ci sono letti di patate croccanti su cui stendere odori d’erbe selvatiche, balsami preziosi ad inebriare pietanze esotiche. Se spenne poco e se magna bene e, se arrivate troppo tardi, fate pure la coda!
 

Katia

Ciociara, dalle sponde del Liri a quelle del Rio della Plata. Come Cesira, lascia Roma, dopo anni di università e lavoro, per concedersi il viaggio sempre sognato e un po' di relax...l'anelato anno "//zambatico", appassionata di musica, folcrore e arte in generale, approda a Buenos Aires e scopre il suo El Dorado. Con un dito nel dulce de leche e naso all'insù per capire dove va a finire il cielo, muove i primi passi in città.

Commenti

  1. pino belgioioso dice:

    è proprio vero, ci ho mangiato la parrilla molto buona e ho speso poco!!!

  2. Mariela dice:

    e bè, in effetti il paragone ci sta, a Roma ci manca solo la parrilla e spendere poco…

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