
Baires continua a riempirsi e svuotarsi dalla domenica al lunedì seguendo l’andirivieni ciclico del ritmo migratorio dei cittadini. I miei indicatori infallibili dell’andamento: la panaderia all’angolo e la fila alla cassa del supermercato. A seconda del numero di empanadas presenti sul bancone dell’una o la lunghezza della coda alla cassa dell’altro, capisci se sei in alta settimana vacanziera o bassa. Tra chi va e chi viene, c’è anche chi resta e, come me, va al cinema. Misurando l’affluenza, direi proprio pochi: 7 allo spettacolo delle 20.30 del giovedì, 5 a quello delle 22.30 del venerdì. Sarà che i due film appartengono allo stesso regista? Senza interrogarmi troppo, lasciando inalterata la magia e il lusso di una sala deserta, sprofondo nella poltrona di velluto, sconfino gambe e gomiti oltre i limiti concessi e mi godo i film.
Due pellicole scappate con un ricco bottino di premi e riconoscimenti da tanti festival, ultimo quello di Mar del Plata. Sono quei due film, uno più vecchio del 2006 e uno del 2008, che avrebbero dovuto avere a disposizione due belle settimane in pieno calendario lavorativo, ma non se lo possono, e non glielo possono, permettere. Il genere è vero, non è proprio popolare, rientrano in una categoria chiamata cine-rural (mah!), che qui, in Argentina, proprio grazie alle grandi risorse “naturali”, è abbastanza diffuso. Dal sapore genuino, sfiorano la linea del documentario. El Gallero girato nelle campagne della provincia di Catamarca e El Amarillo in quella di Entre Rios, due posti meravigliosi, lasciati incontaminati dalla camera (spesso a mano) del regista che esce e entra in punta di piedi dal paesaggio, nella vite semplici, essenziali, dei protagonisti. Non ci sono effetti speciali. Pochi dialoghi. La luce è quella che la camera riesce ad afferrare. Tra panorami desertici, distese solitarie, oscurità e penombre, Sergio Mazza ti porta con lui fino ai chiarori dell’alba o su un filo d’erba. Due piccoli film ipnotici e silenziosi, in tutti i sensi. Nelle sale del Gaumont,a due cuadras dal Congresso, ancora per poco, credo, il tempo che la città si riempi e il cartellone spopoli, il giovedì, i titoli dei grandi film.
A proposito di grandi film: El secreto de sus ojos, nuova e exitosa pellicola argentina, vista in patria da più di 2 milioni di spettatori, è stata candidata all’Oscar, anche per lei, incrocio le dita.
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Katia,più i film sono semplici e facilmente recepiti e più c'è poesia cinematografica!
Per informarti, da noi in italia in questo momento sta spopolando l'intricato e sbalorditivo fumettone "Avatar"…….
Avrei voluto essere rispettivamente l'ottavo ed il sesto spettatore! Adoro il cinema argentino, quello vero, quello dei festival snobbati dai grandi circuiti mediatici. Durante la mia permanenza in Argentina ho perfino compilato una tesi di master su Lisandro Alonso, di cui rimpiango aver perso l'anteprima di Liverpool, parola che qui in Italia evoca solamente tristi espisodi calcistici o, per i più nostalgici, gli arbori del beat-rock dei Quattro! Ti invidio!
Attilio, Avatar è arrivato e anche qui, non so se raccoglierà lo stesso successo ma i giornali lo stanno pompando molto anche qui.
Mi-kitano, appena arrivata qui a Buenos Aires sono stata battezzata dal Bafici (che sicuramente conoscerai) un festival meraviglioso del cinema indipendente ( dal 7 al 18 aprile quest'anno la 12 esima edizione, per gli appassionati che lo volessero inserire nell'itinerario di viaggio) da lì la malattia per il cinema argentino che è giovane, fresco e ben fatto. Ci sono decine di registi come Alonso che non superano i 35 anni, bravi, originali e, ahimè, ancora tanto sconosciuti.