Perfidi demo-pluto-albionici

E' un po' surreale svegliarsi alle sette e mezza nel silenzio generale come fosse domenica e ricordarsi che è l'anniversario del colpo di stato del '76, ed è un giorno festivo. Sì, è il Giorno della Memoria, ma sempre di quell'anniversario là si tratta. Ma sono dettagli di gusto locale.

Io però, siccome già ce ne stanno duemila che ricordano le vittime, vorrei fare memoria su un'altra cosa. Cito:

Per un conservatore come me, l'Argentina pone oggi alcuni problemi complicati. (…) Quel che distingue il conservatore – almeno in alcuni paesi – è la sua capacità di vedere gli esseri umani come individui e non come parte di una massa indifferenziata. E' per questo che il conservatore aborrisce le metafore totalitarie in cui la gente è equiparata ad argilla che può essere modellata o a materia prima da utilizzare per qualche impresa socioeconomica. (…) Dato che conosce le forze che cercano di spogliare ogni persona della sua individualità, il conservatore è il difensore naturale della dignità e dei diritti umani. (…) Dato che si impegna a preservare a tutti i costi le norme civili, non può fare compromessi con i miserabili relativismi morali della destra e della sinistra né accettare che si violino i diritti umani degli altri.

Fortino, no? E anche una vera rarità. Raro (credo) il libro da cui è tratto, trovato in un mercatino, e tristemente rara la chiarezza. Il libro è "La voragine argentina", di James Neilson, Ed. Marymar, Buenos Aires, 1979: una raccolta di articoli apparsi sul BA Herald fra il 72 e il 78. L'articolo citato si intitola "La coscienza conservatrice", è del 5 ottobre 1977 e finisce così:

Il fatto che i conservatori argentini non abbiano alzato la voce in favore delle vittime della violenza politica suggerisce che sono molto pochi e in generale demoralizzati. La loro vergognosa abdicazione disturberà le loro coscienze per molti anni.

Ora, non so quanti avranno avuto disturbi del sonno in tutti questi anni – e prima toccherebbe trovare qualcuno disposto a chiamarsi conservatore, e non sarebbe facile – ma da quando sto qua non ho sentito molti esamini di coscienza come quello suggerito da Neilson nel 77. Almeno, nessuno che non sia seguito dal ritornello su quanto erano cattivi "gli altri". A parte il fatto che "gli altri" non coincidono necessariamente con le vittime, si vede che le nonne conservatrici locali non erano come la mia, che mi diceva sempre "guarda nel tuo piatto, fritz". Che un certo numero degli "altri" fossero una manica di pericolosi alienati dogmatici autoritari lo si ammette da decenni. Quel che mette davvero tristezza è che Neilson-il-conservatore scrivesse nel 1976 (ripeto, nel 76) cose come questa:

Sicché tirar fuori la gente dalle sue case di notte per torturarla e massacrarla a colpi di mitra è solo "una reazione naturale"? Rapire bambini, arrestare i parenti degli esiliati, terrorizzare i rifugiati di altri paesi, liquidare sacerdoti irlandesi, assassinare in stile kgb 30 giovani in una notte sanguinosa, tutto questo è il modo in cui la società si difende da una malattia?

Uno ha la sensazione che se ci fosse stato – e ci fosse anche adesso – qualche conservatore in piú con un paio di idee di base così chiare, avremmo bisogno di qualche commemorazione in meno. E le commemorazioni non sarebbero praticamente esclusiva dei parenti delle vittime.

Per i numerosi conservatori civilizzati che leggono questo blog, James Neilson è ancora in giro, ha una colonna settimanale sulla rivista Noticias. Il Buenos Aires Herald oltre che in edicola è qua. Quasi tutto a pagamento, ma gli editoriali no. Robert Cox, che ne era direttore all'epoca del colpo di stato e ha passato guai seri, è andato a finire al Charleston Post and Courier, che lo celebra qui.

Aggiornamento: il link alla colonna di Neilson su Noticias era vecchio. L'ho sostituito con quello vigente. Excuse me, Sir.

 

Fritz

Marco Biagetti è andato ad abitare a Córdoba nel 1998, sotto l'influsso malefico di una moglie. Adesso ha in più una figlia tween, una cagnolina casinara e quindici chili di panza. Fa una piccolissima produzione di patate, e somatizza le gioie dell'agricoltura a livello gastrico. Uomo di mondo, è nato a Roma ma ha fatto dieci anni di studio e lavoro a Viterbo

Commenti

  1. Luciano dice:

    Consiglio la lettura di questo documento del 24/03/1977
    CARTA ABIERTA DE RODOLFO WALSH A LA JUNTA MILITAR

    http://www.literatura.org/Walsh/rw240377.html

Lascia un commento

*