El Cuchi sputa il rospo

Che i rospetti avessero poteri allucinogeni è cosa risaputa, le favole sono piene di baci e apparizioni istantanee di principi azzurri. Lontano dalla mia immaginazione, però, che fossero anche dei geniali ideatori musicali. Seguitemi, perché la rivelazione che sto per farvi ha dello straordinario. Siamo nel campo del folclore dove la difficoltà più ardua è sicuramente saper distinguere “al toque” se la melodia che si sta ascoltando appartiene ad una zamba, ad una chacarera o un gato… Fino ad oggi, nei concerti ad esempio, avevo serie difficoltà a prendere al volo le note, chiuderle tra le mani nel ritmo stretto di uno strano applauso e seguire il pubblico mentre incita e sostiene le prime note di ogni cacharera. E’ qualcosa di spontaneo: parte la chacarera, parte il pubblico e io rimango a tamburellare le mani sulle ginocchia avendo paura di uscire fuori tempo, di concedere qualche battuta di troppo. La chacarera è un ritmo allegro e coinvolgente, una danza che nasce nelle terre di Santiago dell’Estero e si allarga nelle sue varianti a tutte le province del nord. Questo nelle versioni ufficiali: oggi ne scopro un’altra, meno conosciuta ma cosi chiara e semplice, da spazzare via ogni ombra di dubbio e tentennamento. A rivelarmela il Cuchi in persona. Il Cuchi, Gustavo Leguizamón, è uno dei più grandi musicisti, pianista autore delle più belle chacarere, scomparso qualche anno fa. Non esistono molte registrazioni dei suoi lavori, nella vita dopo aver lasciato l’attività d’avvocato – “Me cansé de vivir de la discordia humana; ahora vivo de la alegría que me produce la música” – si è dedicato alla composizione. In questo nastro è incisa la sua voce. Con tanta naturalezza rivela quella che, secondo lui, è l’origine della chacarera, cosi, in due parole e un esempio, cita la natura, in particolare il canto del rospo, el sapo rococo per l’esattezza, come responsabile e inconsapevole autore di uno dei ritmi più suonati e ballati d’argentina. Se me l’avessero spiegato prima cosi, in due battute…

Katia

Ciociara, dalle sponde del Liri a quelle del Rio della Plata. Come Cesira, lascia Roma, dopo anni di università e lavoro, per concedersi il viaggio sempre sognato e un po' di relax...l'anelato anno "//zambatico", appassionata di musica, folcrore e arte in generale, approda a Buenos Aires e scopre il suo El Dorado. Con un dito nel dulce de leche e naso all'insù per capire dove va a finire il cielo, muove i primi passi in città.

Commenti

  1. Attilio dice:

    Katia,il Cuchi è davvero formidabile,amalia con la sua voce è stravolge con la sua magica musica. Per me è stata una piacevole scoperta!

  2. Claudia dice:

    Brava brava brava. Sei sempre la meglio!!!!!

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