BA-FI-CI

Sono passati dodici anni dalla prima edizione, io certo allora non c’ero e forse neppure il delirio, il fervore, l’attesa degli ultimi anni che assedia e circonda il Bafici, festival del Cinema Indipendente di Buenos Aires. L’interminabile coda, le due ore scontate davanti alla Casa della Cultura in fila indiana e a gamba alterna, scongiurando il crampo e l’esaurimento dei posti dell’anelato film, ne sono testimonianza. La fisarmonica di biglietti gialli, stretti tra le mani, che assicura le poltrone, poi, però, restituisce il sorriso. Ne ho comprati appena venti, una novellina rispetto alle decine di persone che mi seguivano nella missione: smarcatori incalliti di film, spulciatori di titoli con almeno una cinquantina di pellicole da passare al setaccio. Giovani, anziane signore che si scambiavano informazioni su questo o quel regista, opinioni sui passati festival, premi, riconoscimenti. Gente con tanto tempo a disposizione da dedicare al festival o in ferie proprio per la settimana in questione. Un popolo di esperti? Non lo so, sicuramente abituati a districarsi tra gli eventi più particolari, aperti soprattutto al nuovo. Quello che offre il Bafici, dopotutto, è un cinema che non sfiora lontanamente il circuito commerciale, eccezion fatta per alcuni grandi titoli guida che fungono da specchietto. La città si è colorata dell’azzurro dei manifesti che promuovono l’evento, ma l’informazione, la preparazione, l’attesa si respira, passa prima, si muove con settimane di anticipo come la vendite: 47mila entrate andate via come il pane solo i primi giorni di prevendita, il festival inizia solo domani. Per questo popolo dalle antenne ben dritte, smanioso, attento, sono pronti ai nastri di partenza 422 film provenienti da tutto il mondo, incrociati in una trentina di sezioni tra competenze nazionali, internazionali, speciali, notturne e future. Tutto organizzato nei minimi dettagli, libri, opuscoli, cartine della città per orientarsi tra i vari cinema, dalle 10 di mattina alle 24 no stop. Generoso come la città, il festival non lascia fuori neppure il pubblico dei più piccoli, un’intera sezione, il Baficito, è dedicata a  loro. Per chi non riuscisse a recuperare neppure un biglietto, proiezione di consolazione, gratis, nel cinema all’aperto dove scorreranno i successi degli anni passati. Un festival cosi poteva svolgersi solo in una città come Buenos Aires!

Katia

Ciociara, dalle sponde del Liri a quelle del Rio della Plata. Come Cesira, lascia Roma, dopo anni di università e lavoro, per concedersi il viaggio sempre sognato e un po' di relax...l'anelato anno "//zambatico", appassionata di musica, folcrore e arte in generale, approda a Buenos Aires e scopre il suo El Dorado. Con un dito nel dulce de leche e naso all'insù per capire dove va a finire il cielo, muove i primi passi in città.

Commenti

  1. fritz dice:

    Diciamolo: una città di fannulloni!  :D
    Però qualche recensione tua la aspettiamo eh? Non essere timida.

  2. Felipe dice:

    Non sono un esperto di cinema, ma pur frequentando un paio di cineforum nella mia città, non ho mai sentito parlare del BAFICI. Peccato che la globalizzazione non abbia anche il beneficio di far circolare le notizie che non portano un business milionario!

  3. Katia dice:

    ejej Fritz, quanto mi piace 'sta città! Sarà perchè sono la prima delle fannullone?? A fine festival sicuro che ci scappa il post! 
    Felipe, non sei l'unico, anch'io nonostante grattassi tutti i cinemini di Roma, il Bafici non lo conoscevo, purtroppo. Ma non è mai troppo tardi! Con tutta la lista che è presente nel sito, magari, per vie traverse, riesci a recuperare qualche titolo. Quest'anno, a differenza dello scorso, ci sono anche parecchie proposte italiane. 

  4. Claudia dice:

    Sei grande grande grande…..come te sei grande solamente tu!!!!!!

  5. Tanoka dice:

    Concordo, una prosa da applausi.

    Mi raccomando, non solo Katia, ma anche i lettori che so avere comprato un blocchettino giallo…fateci sapere le dritte, i consigli.
    Io intanto scaldo il motore a Taringa…

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