Tranquilli, non è un post sull'ironia del destino, che nel 2010 mette in condizioni Calos Saul Menem, l'innominato, di essere l'ago della bilancia nella politica del paese. Sarebbe un tema interessante, ma qui si parla di teatri e di cinema. Sta succedendo qualcosa nell'ambiente teatrale e cinematografico di Buenos Aires. Per ambiente parlo letteralmente dei muri. Tutti gli occhi e i sospiri sono rivolti al Teatro Colón, fiore all'occhiello della città e del paese, che dopo tre anni di ristrutturazioni riaprirà i battenti a fine Maggio con La Bohéme. Interessante il sito che il governo della città ha aperto per ammazzare il tempo dell'attesa. Ma non c'è solo il Colón, sta succedendo altro. Riaprono sale di quartiere, sale di periferia. E altre ancora magari non riaprono, ma almeno si sta lottando per evitare che si trasformino nell'ennesimo centro commerciale o nel ben più proficuo palazzone di appartamenti.
I vicini di Villa Urquiza sono riusciti ad unirsi e a resistere al progetto che voleva sostituire il Cine Teatro "25 de Mayo" (chiamato anche il petit colón, anni '20, ci cantò anche Gardel) con una discoteca, una bailanta. Adesso si godono il nuovo centro culturale, sede di concerti mica male e quest'anno anche del Bafici.
La stessa resistenza la si può vedere nel quartiere Floresta, per salvare il cinema Gran Rivadavia, chiuso nel 2004, saltuariamente usato come sede della chiesa evangelista e prossima vittima di speculazione edilizia. I nostri eroi sono invece riusciti a raccogliere le firme necessarie a risvegliare il torpore del governo della città e a far dichiarare il sito di interesse culturale da parte dell'INCAA. Poche settimane fa hanno organizzato una proiezione della multipremiata "El secreto de sus ojos" fuori dal cinema, con trecento entusiasti seduti nelle classiche sedie di plastica. Ne usciranno vincitori.
Casi simili stanno succedendo anche in altre province argentine, c'è voglia di non abbandonarsi alla logica delle multisale, del cinema 3D, del combo con pop-corn e coca maxi. Ma la cosa più interessante non è solo che ci sia questa voglia, che ci siano persone che si oppongono al mainstream, la cosa straordinaria è che evidentemente il mercato ha capito che c'è spazio anche per offerte altre, diverse.
Un caso interessante è invece quello del Teatro Opera, su calle Corrientes, uno dei classici della notte porteña, che è stato restaurato con fondi di quei grandi mecenati della banca Citigroup e ha dovuto subire l'onta di essere ribattezzato "Teatro Citi". Non gli bastava teatro Citi Opera o Opera Citi, no, hanno direttamente cancellato il nome storico. Ora gruppi su Facebook tipo "El Teatro Opera, es y sera siempre.. EL TEATRO OPERA!!" hanno un migliaio di membri e il genio del marketing che ha avuto la brillante idea del nuovo nome sta facendo girare CV via mail.










Direi che in questo senso siete avanti rispetto a noi: in Italia purtroppo c'è ancora la tendenza a chiudere le vecchie sale cinematografiche per fare posto alle multisale. Un esempio c'è anche nella mia città: a Lucca, già abbastanza "mutilata" in quanto a sale di proiezione, è stata recentemente chiusa un'altra in centro (attualmente quelle in funzione sono solo 3) perché vogliono farci – forse - cosa? Un hotel a 4 stelle, quando a neanche 100 metri ce n'è già uno. Tutto, ovviamente, per accontentare gli amici degli amici degli amici… Una nuova multisala dovrebbe – sempre forse – vedere la luce tra 3 o 4 anni. E purtroppo questa è una tendenza generale in tutti i capoluoghi toscani: si preferisce chiudere i vecchi, magari scomodi ma sempre amati, cinema per fare delle boutique, dei centri commerciali, degli uffici ecc. E quindi vai con le multisale!
Nella grande Bs.As,chissà quanti cinema ci saranno! Qui in Romagna come penso avvenga in tutto il resto d'Italia, il fenomeno purtroppo è inarrestabile . Le multisale fanno moda e ne sorgono dappertutto ! Per i vecchi e gloriosi "cinema paradiso" dove una volta si andava anche per pomiciare è una battaglia persa!!!!