Vi è mai capitato di fermarvi a pensare sulla potenza del suono, della parola e dei gesti? Se siete in un paese che non utilizza la vostra lingua sicuramente avrete fatto più attenzione alla comunicazione usata. Vi presento il linguaggio argentino visto da un’osservatrice italiana a cui piace curiosare.
Vi sono dei termini che grammaticalmente hanno un diverso significato come se uno traduce “seguramente” deve sapere che in spagnolo non ha la stessa accezione del termine “sicuramente” italiano; esso significa “A/C, forse”. In Argentina difficilmente ti diranno di no, si usa il “vamos a ver” che ti lascia in un limbo a cui è meglio non dare troppa speranza.
Poi vi sono dei modi di comportamento che sono dissimili: la stessa forma del Lei non ha la stesso significato formale-rispettosa che avrebbe in Italia. Utilizzarla può significare mettersi a un livello inferiore del proprio interlocutore, il che a volte è giusto e altre no. O guardare fisso negli occhi in Italia sarebbe un sintomo di attenzione – concentrazione mentre in Argentina se sei donna dai un’idea di un interesse che và oltre il colloquio.
In una discussione il “ya esta” indica non avere più opportunità di ribattere, la conversazione è finita. E se invece ascoltate “que hijo de puta” riferito a un amico che ha ottenuto una promozione o comprato una macchina non stupitevi viene detto con simpatia.
Sapete che gli italiano giunti a Buenos Aires con altri migranti avevano formato un linguaggio dei sobborghi che si chiama lunfardo? un linguaggio che ha influenzato il tango ma questo lo lascio a Katia o a Gabriella. E sembra che la parola pibe nasce dal genovese pive… ma su questo chiedo aiuto ai genovesi…









Il lunfardo veniva usato nelle carceri per non farsi comprendere dalle guardie, usando una particolare forma di parlare invertendo l'ordine delle sillabe di una singola parola. Quindi è passato ai potriboli prima e alla milonghe poi. Ecco che quindi, tango risulta essere gotán, amigo diventa gomía, bagno è gnoba, japones è ponjas etc. Le regole per invertire le sillabe, comunque, possono variare a seconda delle parole. Viene usato ancora tra i tangueri! Attenzione ;-)
Se siete interessati al linguaggio del "lunfardo" applicato al tango,e interessante indagare al riguardo su Esteban Flores ,i cui componimenti poetici furono messi in musica da Carlos Gardel. Buona ricerca.
Dimenticavo: Esteban Flores era chiamato in gergo El Negro Cele.
@gabriella grazie mille per l'ottima spiegazione!!!!
aggiungo non solo il "vesre" (envers francese) di cui parla Gabriella, ma anche l'adozione e trasformazione (secondo la fonetica locale) di termini di altre lingue (italiano e francese maggiormente) tipo gamba, laburo, manyar, birra, guapo….ancora oggi in grande uso.
@soledad, quindi si può dire che la lingua italiana in argentina ha lasciato influenze nel lessico del tango e nel lessico di tutti i giorni. per esempio auto è auto, non carro.
io sto facendo la tesi sugli emigrati italiani a Buenos Aires ed ho trovato un altro linguaggio, che non ha una grammatica o regole precise, ma che è specifico degli italiani; si chiama COCOLICHE (da Cocolicchio o coccolicchio, un tale, di origini campane, che recitava in un teatro. se non sbaglio). E' nato differentemente dal Lunfardo ma negli anni 60 ancora veniva usato e dovrebbero esistere anche alcune poesie.
Sul cocoilche mi autocito :-)
http://www.tanoka.net/2008/09/05/cocoliche/
Giacomo, il cocoliche fa parte del lunfardo, che non ha neanche regole precise. Apparte ciò si usa come aggettivo di incasinato, ridicolo, buffo: sos un cocoliche!
Faccio il rompiscatole comunicologo, lo so, ma a rigore il cocoliche e il lunfardo sono cose diverse. Il cocoliche è un pidgin (iderivante dalla mescolanza di lingue di popolazioni differenti, venute a contatto a seguito di migrazioni, colonizzazioni, relazioni commerciali. By wikipedia) mentre il lunfardo è un gergo, (il linguaggio di un determinato gruppo, attivitá, professione.
Ovviamente i due linguaggi hanno punti in comune, influenze ed entrambi devono molto all'italiano, ma sono due cose diverse.
Tanoka, stai tranquillo, nessuno ti contraddice, forse non mi hai interpretata bene….non ho detto che siano la stessa cosa (non sto a prendere i vocabolari, il lavoro a voi io mi riferisco all'uso) ma che entrambi insieme al vesre formano il linguaggio del tango, che è da dove è partita gabriella…tutto qui. nel gergo tanguero (mi concedi che un poco poco lo conosco?) in lunfardo (cuestioni di tempistica) si include tutto ciò che appartiene alla cosi detta contaminazione. Le differenze ci sono…..poi….ehhhhhh chumbia
Il cocoliche veniva usato dagli immigranti che mescolavano il castellano che stavano imparando con la propria lingua, in alcuni casi applicando regole di una lingua nell’altra:
el cielo azule..
oppure mio papà diceva: soy cansado.. per dire sono stanco.
Beh.. quello è cocoliche!!!
Vivere nella comunità italiana di Bariloche per 33 anni mi ha fornito degli spunti infiniti!!!