Caffè express

Che nessuno pensi male. Non voglio nel modo piú assoluto entrare nella solita manfrina piagnucolosa degli italiani all´estero che hanno nostalgia del pane di Altamura, della bottarga sarda, della pizza di Gigino o pazzo di Vico Equense, dell´olio ligure di Arma di Taggia, dell´aceto balsamico d.o.p, della pasta torchiata a freddo, della frittura di paranza di Ponza, del tartufo Bianco d´Alba, del cornetto Algida prodotto in Polonia, della brioscina del Mulino Bianco sfornata in Germania, dello Slow Food, eccetera. Basta con i ridicoli, grotteschi e provinciali trasporti carbonari di alimenti che occupano null´altro che spazio nelle valigie. Quando alle 6 del mattino, in piedi davanti al banco d´accettazione dell´aereoporto italiano di partenza, ti sussurrano con un sorrisetto magligno che devi passare alla cassa e pagare i 600 euro dell´eccesso bagaglio inizi a perdere la passione mediterranea e diventi automaticamente amico intimo del Made in Argentina. Ma una cosa sola me la dovete concedere. Io non so e non capisco perché, peró tutte le mattine continuo ad illudermi. Entro allegro e pieno di speranze (direi che “pelotudo” sia il sostantivo perfecto che mi descrive alla perfezione) in un bar e chiedo, abbandonandomi ad una rassegnata e flebile speranza, un ristretto (oramai quasi tutti sanno di cosa si tratta). Il cameriere con sguardo complice mi strizza l´occhio come a dire che ha capito perfettamente quello di cui ho bisogno. E finalmente arriva la tazzina accompagnata dal bicchiere d´acqua, dal piattino dei biscottini e dal succo d´arancia Tang. Guardo il caffé ed é come se in un momento di arrapamento avessi visto una signora di novantanni anni che fa uno spogliarello (lo dico con tutto il rispetto per la signora). Non lo devo nemmeno assaggiare. Lo annuso e sento che la cosa proprio non va da nessuna parte. Siamo alle solite. Con il briciolo di speranza che mi rimane lo sorseggio. E´freddo. Il gusto é metallico. Mi viene in mente una sola parola. Vabbé meglio che non la dica. Non c´é verso. Dopo 18 anni, ovvero 6570 tentativi mattutini i bar di questo meraviglioso paese che mi ospita non mi hanno ancora dato la gioia di iniziare con un buon caffé espresso. Continueró a provare.

Pietro Sorba

Ligure di San Fruttuoso, a Buenos Aires da quasi vent'anni, Pietro ha diretto un canale televisivo gastronomico che copre tutta l'America Latina, è diventato uno dei massimi esperti enogastronomici della regione; oggi è un giornalista specializzato e un consulente nel settore della ristorazione. In barba al curriculum se gli chiedi di che cosa va più fiero sicuramente ti dirà: la presidenza del Sampdoria Club di Buenos Aires.

Commenti

  1. Delfo dice:

    io sporadicamente caffè buoni ne ho trovati, dove lavoro c'è un bar con tanto di insegna 'illy' e se tu gli chiedi un ristretto speficando ' ma ristretto ristretto ristretto eh' ti arriva un caffè tal cual che in italia.
    Il punto è che nessuno gli ha detto che la macchina del caffè non si lava con la lavandina e quindi se becchi il giorno che hanno deviso di pulirla l'esperienza ciofeca è inevitabile

  2. Pietro dice:

    Caro Delfo, un piacere ricevere un tuo commento. Certamente qualche posto dove bere un buon caffé a Buenos Aires c´é. Il problema é che non ce l´hai sempre a portata di mano. Anch´io quando ho un Havanna nelle vicinanze so che normalmente ti servono un buon espresso (tra parentesi fatto con caffé Cabrales) e ne approfitto. Ma non sempre la cosa é possibile.  

  3. Nicolás dice:

    Caro Pietro, ti sei mai chiesto quante persone in Argentina prenderebbero un caffè come piace a te?

  4. Pietro dice:

    Caro Nicolás, rispondo alla tua domanda: quasi nessuno. Difatti il problema é mio e non dei fratellli argentini che ovviamente alla pari degli italiani o di qualunque altro popolo hanno un palato formato in base al loro gusto. Credevo che questo fosse assolutamente chiaro. Il mio problema, e sottolineo il mio, é che il caffé é l´unica cosa che dopo tutti questi anni non riesco ad integrare. Pazienza. Infatti risolvo con i miei amici Kimbo, Lavazza, Quarta, Tubino, Vergnano, Morettino e chi piú ne ha piú ne metta. E continuo a voler bene all´Argentina.    

  5. Nicolás dice:

    Caro Pietro, non volevo farti incazzare. Sai sono stufo, ma non è il tuo caso, di sentire da gente que porto in Argentina che "gli argentini non sanno fare il caffè". E' come se io che abito in Italia dicessi che "gli italiani non sanno fare el asado".  Non è vero come dicono loro che il miglior caffè del mondo è quello che si fà in Italia. Ho avuto la fortuna di girare il mondo e ti posso assicurare che il caffè come si fà in Italia piace a pochi, oltre agli italiani naturalmente. Probabilmente ho avuto la sfortuna di avere a che fare con gente che come dici tu riempiono i bagagli di spaghetti, ecc. ma non ne posso più di sentire sempre le stesse cose. Scusami se ti ho "toccato" ma non era con te la cosa.
     
     

  6. Delfo dice:

    secondo me gli italiani non sanno fare l'asado, dopo aver visto come si fa un buon asado argentino l'idea di tornare in italia e mettere una fettina di carne su una griglia poggiata su carboni ardenti mi da i brividi.
    Il caffè è bevuto in tutto il mondo, ma è coltivato solo in sudamerica, a parte il caffè italiano, quello turco e forse quello greco, tutti gli altri, o almeno la maggior parte, li catalogherei sotto la voce 'bevanda al caffè'.
    Anche a me stanno stretti gli integralismi, la pizza buona non la fanno solo a napoli, il caffè buono non lo fanno solo a napoli, la mozzarella buona non la fanno solo a napoli, e così il babà il limoncello e la sfogliatella.Il punto è che il metro con cui si misura la bontà di un alimento è uno strumento personale che va affinato con la conoscenza. La massa è ignorante, nel senso che non sa e non può apprezzare, non può godere della bellezza così come del sapore, è una questione di educazione e sensibilità. Se non fosse così perchè in argentina i mcdonald sono pieni?

  7. Silvana dice:

    Eh raga… un po' di nostalgia per il caffé italiano glielo possiamo accettare a Pietro no? Pietro ha scrtitto due libri sul palato degli argentini… e lo dico io che di italiani con quella manfrina ( manfrina saraebbe come dire mania?) piagnucolosa di cui parla Pietro ne ho conosciuti tanti… ma che non é che vivono qui da 18 anni ma ci vengono in vacanza per 15 giorni!!!
    Un'ultima cosa Pietro se per caso ti venisse in mente di insistere con questi i ridicoli e costosi trasporti  di alimenti… invita che!!!

  8. Pietro dice:

    Ciao Nicolás. Non sono assolutamente arrabbiato. Mi sembra che chi si sia arrabbiato sia tu. E mi dispiace. Queste cose devono essere prese per quello che sono. Parole in libertá su fatti di costume che succedono a un italiano in Argentina. Null´altro. É assolutamente vero che gli italiani in Italia non sanno fare un asado. Non sanno nemmeno da dove si incomincia. Chi dice il contrario non capisce nulla. Ti dico di piú. Quando vado in Italia (mi fermo normalmente un paio di mesi) non tocco la carne bovina. Oramai ho adottato quella argentina. Che consumo in Argentina (carniceria Salvador – Malabia e Velasco – Capital Federal). Era o é una delle migliori del mondo. Macché Chianina e Piemontese. E lo dico in tutte le occasioni possibili. Soprattutto quando sono in Italia. Credo di essere talmente rispettoso delle competenze specifiche dei vari paesi che per osservare il dovuto rispetto con queste cose mi sono dato il permesso di fare il primo asado in casa mia dopo 16 anni di attenta osservazione di centinaia di asados e asadores. Scusami non ti offendere io non ho detto che gli argentini non sanno fare il caffé. Io ho detto che a me non piace il caffé che normalmente si serve nei bar argentini. Sono due cose molto diverse. Ti invito gentilmente a rileggere il testo. Peró ribadisco. Per me (ripeto per me) il miglior caffé del mondo é quello che beve appena sbarcato all´aereoporto di Fiumicino. Cosa vuoi che ti dica….

  9. Pietro dice:

    Ciao Delfo, come sempre quando si parla di queste cose si corre il rischio di ferire gli orgogli nazionali. Io credo che bisogna sempre avere presente il contesto nelle quali si esprimono le opinioni. La mia é semplicemente stata la descrizione di una sensazione che da italiano vivo praticamente tutte le volte che mi avvicino a un caffé made in Buenos Aires. Si tratta di una esperienza personale. Non mi sogno minimamente di giudicare il palato acquisito di terzi. Ci mancherebbe.  

  10. Pietro dice:

    Ciao Silvana. Brava! Vedo cha hai perfettamente capito lo spirito della cosa. La manfrina é una storiella noiosa ripetuta fino allo sfinimento. Dall´Italia sono anni che non porto assolutamente piú nulla. Quando sono lí mi tolgo tutte le voglie e non se ne parla piú. Ti diró di piú. Oramai viaggio solamente con il bagaglio a mano. Bacione.

  11. Tanoka dice:

    Sulla manfrina italiana e sulle valigie stracolme sapete come la penso ;-)
    Tanti anni di espressi e intercity "reggio calabria – torino porta nuova" mi hanno reso ipersensibile e appena vedo uno scatolone su un treno sospetto subito che ci sia dentro qualche gallina, un coniglio, del salame e un sacco di formaggi.

    "Queste cose devono essere prese per quello che sono. Parole in libertá su fatti di costume che succedono a un italiano in Argentina. Null´altro." Quese parole di Pietro dovrebbero essere incise a ferro e fuoco in alto nel blog, come monito per chi entra….e vedendo che comunque c'è sempre qualcuno che si offende prima o poi una bella policy per il blog la scriveremo. Magari la scrivo stanotte sorseggiando la grappa al barolo che mi sono portato l'ultima volta che sono stato in italia :-)

  12. Nicolás dice:

    Ciao Pietro, allora è meglio cosí perche no sono arrabbiato nemmeno io, ho soltanto voluto esprimere il mio parere su questo benedetto caffè. Ho 59 anni, sono in Italia da 39 e in questi 39 anni sono andato in Argentina due o tre volte ogni anno. Spesso ho portato con me italiani e la prima cosa che mi sono sentito dire è che in Argentina non sanno fare il caffè, il miglior caffè del mondo è quello italiano, capisci ?… Poi sono d'accordo con te che arrivando a Fiumicino ti godi un buon caffè, anche a me succede tornando da qualche paese, secondo da dove torno, per esempio tornando in Italia dopo quasi due mesi di Pakistan apprezzo moltissimo anche un bicchiere di acqua minerale, o anche solo dal rubinetto.

  13. valeningato dice:

    quello che più mi è piaciuto del post di pietro (ed è la prima cosa che mi ha colpito leggendolo) è che gira tutto intorno alle parole "illusione" e "speranza". Pietro dice che continua ad illudersi, che entra pieno di speranze, ma già al bancone la speranza è rassegnata e flebile…eppure dopo 6570 (e più forse) tentativi non si è arreso! quale migliore descrizione di quella sensazione di attesa e trepidazione che ciascuno di noi prova quando coltiva un'illusione, qualsiasi essa sia??E so di non essere originale, visto che ci ha pensato il buon Leopardi prima e meglio di me, nel ricordarvi che è l'attesa il momento più bello, quasi più bello della gioia di sorseggiare un caffè italiano ;-) Quindi grazie Pietro, mi è piaciuto tanto il tuo post. Ma non dirmi "Io non so e non capisco perchè…"!! :-) ciao a tutti

  14. graciela dice:

    hola, "per favore un caffe lungo macchiato senza schiuma"….
    e cosi come chiedo il mio "cortado"
    distinti saluti!!!

  15. Micaela dice:

    Io da argentina ormai da 20 anni in Italia, posso dire di essere diventata una caffettara D.O.C.   quando ritorno in Argentina mi prendo il caffè solo dove sò che lo fanno davvero ristretto, ci ho riprovato a spiegare, " guarda giusto due dita"…ma niente. Per fortuna mia sorella ha la moka e quando vado da lei, il caffè glielo faccio io… :-)

  16. Pietro dice:

    Perfetto Graciela

  17. Pietro dice:

    Ciao Micaela. Vedo che ti sei abituata bene….

  18. Soledad dice:

    Tanoka mi hai tolto il siggerimento dalla punta della lingua…credo che ormai ribadire che sono solo opinioni, e che di conseguenza nessuno dovrebbe offenderi è anacronistico. C'è massimo rispetto per tutti in questo blog, per cui sprecarsi in dibattiti mi sembra inutile.
    Del resto, io argentina in Italia da alcuni anni devo dire che ormai il caffè lo apprezzo lungo mezzo dito, è tutto questione di abitudini!!! mentre a casa manco lo odoravo
    @Valeningato ma lo sai che il tuo commento su Leopardi mi fa ricordare che il momento che apprezzo di piu del rito del caffè è proprio l'odore del caffè macinato aprendo il barattolo? piu che l'atto di berlo!

  19. Mariela dice:

    Benvenuto Pietro, da "buona forchetta" spero leggere i tuoi post :) Racconto la mia esperienza senza polemizzare, appena arrivata in Sicilia ho visto la moka e ho pensato "che strano, ancora usano questa cosa?", poi ho bevuto il caffè e mi è sembrato che mi davano veleno perché troppo forte… abituata a quello argentino, all'inizio mi causava molta acidità e preferivo evitarlo poi piano piano mi ci sono abituata e devo dire che a casa mia ho il nescafè quando mi va di bere il tazzone con pane tostato e marmellata e anche la moka quando voglio berlo veloce e ho bisogno di caffeina subito, mi piace proprio, posso bere uno o l'altro e sono felice, mi piaciono tutti e due :)

  20. Attilio dice:

    E il caffè che una volta ogniuno faceva a casa propria macinando prima i chicchi che sprigionavano un meraviglioso aroma in tutta la casa ,dove lo metete ?
    Ah già ! Non tutti hanno avuto la fortuna d'assaggiarlo !!!!!

  21. gabriella dice:

    http://www.goethe.de/ins/it/lp/prj/vab/mod/tdi/it5488709.htm a trieste lo fanno così… io ho già rinunciato e lo prendo solo dove so che è buono davvero. ti immagini dovergli insegnare anche tutte le variabili triestine? ;-)

  22. Marito ElTano dice:

    Qui.. all’epoca dell’ uno a uno l’espresso era tale quale che in Italia!
    Oggi non lo so.. ma io tenterei :-)
    http://www.broccolino.com/

  23. Lucy dice:

    @ Gabriella

    Da una vita che non ricordavo un Capo in B nella mitica Trieste….
    Nel frattempo..grazie

  24. Gennaro dice:

    Io ho risolto il “problema” regalando una caffettiera Bialetti a mia suocera e quando vengo qui in Argentina lo faccio in casa !
    Mentre fuori mi accontento di un caffe’ ma solo fatto nei locali Havanna!

  25. francesco dice:

    bellissimo questo post. appena rientrato da un viaggio in argentina, a buenos aires mi è successa una cosa comica.. entro in un bar “italiano” apparentemente, con tanto di torrefazione e vendita di caffe macinato.
    bene, chiedo un caffe, specifico corto-espresso-ristretto-chico, per intenderci. Il giovane barista mi guarda e sorride soddisfatto credendo di aver capito. Mi serve una tazzina piena fino all’orlo.. Mi permetto di dirgli che gli avevo chiesto un ristretto-espresso-chico.. si scusa subito e spinto da un collega si offre nel rifarmelo. Traffica un paio di minuti o piú almeno, alla fine mi serve una tazzina con mezzo centimetro di caffe denso sul fondo. Ragazzi non ho mai sentito un sapore cosí strano, era tutto fuorche caffe. Mi è rimasto il saporaccio in bocca per mezz’ora almeno… ma non mi sono incazzato nonostante il caffe non sia proprio economico a Buenos Aires.
    VIVA IL CAFFE ITALIANO
    In Spagna è lo stesso, forse anche peggio dell’argentino.
    saluti

    e poi perchè far pagare di piú un caffe grande rispetto uno mediano ed uno chico se il caffe che mettono è lo stesso?????

  26. gerardo dice:

    Ciao, riprendendo questo vecchio post, io posso dire che al caffe italiano mi sono abituato subito, cuando torno in Arg. porto con me un paio di pacchi. Mi piaceva prendere in giro mio pappà, che sentendosi fiero di essere campano, non reggeva il caffè troppo forte. Saluti e aguante Pietro!

  27. simone dice:

    appena approdato anch’io su questo fantastico sito…innamorato da anni dell’argentina…senza neppur esserci mai stai stato!! è qualcosa di subconscio.. ho avuto anch’io varie esperienze di vissuto all’estero purtroppo mai in argentina…..leggendo questo post mi è sorta una domanda…leggendo un pò in giro risulta che l’Argentina è il secondo paese al mondo dove si parla italiano, circa il 50% della popolazione è italiana o comunque con discendenza italiana: Ma una cultura così influenzata dalla cultura italiana come fa a non saper fare un caffè “all’italiana”? gli italiani non sanno più come si beve un caffè? in Inghilterra e australia è normalissimo chiedere un ristretto e sanno perfettamente cosa sia ma non mi sembra che queste ultime due hanno un’influenza così importante di cultura italiana!

    spero non essermi dilungato troppo e spero che nessuno se la prenda a male per il mio commento

  28. Flavia dice:

    Pietro,

    mi hai fatto pisciare dalle risate. Scusami, ma è il modo più grafico e concreto che ho trovato per dire che il tuo post è stupendo. Sono argentina in Italia da 9 anni e posso capire la tua desolazione, ma ..non si sa mai..quién te dice que un dìa no encuntres lo que buscàs?

    Flavia

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