Italo argentino??

“Haa sei italiana, il mio cognome è …, italiano, vedi!!!! Sai i miei nonni, bisnonni, trisnonni erano italiani del sud, o erano del nord, bhè comunque erano italiani, mia nonna faceva una pasta favolosa quand’ero piccola…”

Robert Darnton parla di italianità ma che cos’è? Pizza spaghetti e mandolino?

Un giorno un professore argentino mi raccontò che i suoi nonni erano italiani, della val Camonica, a trent’anni era andato a conoscere le proprie radici e aveva capito molto sugli atteggiamenti della sua famiglia, l’arte montagnola di arrangiarsi da soli, la gran voglia di lavorare anche se non ce n’era il bisogno, i paesaggi e la natura che erano una parte interna di suo padre e di suo nonno e dopo questa esperienza, anche sua… il suo racconto del viaggio, anche se sono passati altri trent’anni, era pieno di dettagli, ho avuto l’impressione di aver il privilegio di ascoltare il segreto della sua famiglia, di essere testimone della ricerca della sua identità.

Gli italiani che sono arrivati in Argentina erano Eugenio Ballada, capo reparto di un’industria tessile di un piccolo paese della provincia di Buenos; Agostino Rocca, grande impresario, Eduardo Maroni, ex ministro di Salò che ha vissuto a Cordoba, e la lista sarebbe lunghissima dato che il 44% dell’immigrazione argentina è composto da italiani, ognuno ha la propria storia, ha le proprie avventure, ma tutti hanno dato un po’ di italianità all’Argentina.

Ma che cosa può avere in comune un immigrato italiano in Argentina, che prima di partire ha vissuto a lungo nella società del proprio paese, con i figli nati in Argentina o con i suoi nipoti e pronipoti che oggi hanno il passaporto italiano? La risposta l’ho trovata nella storia di un’altra ragazza mi ha raccontato che quando è andata nel paese del nonno ha saputo riconoscere la casa, “ne avevo sentito parlare così tante volte, che non potevo sbagliarmi, finalmente ero arrivata al punto di partenza.” Il punto di partenza, l’Italia era il punto di partenza dove nascevano i sogni, che hanno spinto milioni di persone a partire cercando nuove possibilità, l’Italia era l’origine di tante sofferenze, l’Italia era la casa che si extrañaba, l’Italia era la partenza di tanta speranza nel futuro.

Cos’è per me essere italiana in Argentina? Un onore, poter ascoltare storie bellissime e poter offrire un panorama artistico e culturale dell’Italia a chi vuole conoscere le proprie origini e non può ancora viaggiare a scoprirle.

Commenti

  1. Morticella dice:

    Mi pacciono veramente i tuoi post Sara, c'é sempre quel qualcosa in piú

  2. ciak dice:

    sara, sei per me la migliore scrittrice di questo post !! scrivi benissimo e si nota che hai una visuale della vita a 360 fradi (open mind) . Mi emozioni sempre quando scrivi , non hai mai pensato discrivere un libro ? sarei il primo a comprarlo ……jajajaj ….  chau  y suerte  

  3. Mariela dice:

    è davvero emozionante tornare al punto di partenza soprattutto se sei l'unica della famiglia che l'ha fatto, mandare da lì le cartoline alla famiglia che per la prima volta vedrà in foto il paesino siciliano, vedere con i tuoi occhi quello che tu padre ti ha raccontato che facevano i tuoi bisnonni a Santa Fe visto che la Sicilia è rimasta tale quale! e pensare di avere preso la macchina del tempo al posto dell'aereo :)

  4. fabrizio dice:

    Il punto di partenza. L'inizio del viaggio. Mio zio Luciano non era un emigrante qualunque, partì per La Plata nei primi anni '50, per dirigere la filiale argentina di una fabbrica bolognese. Ha quindi penato meno di tanti altri nostri connazionali ed ha sempre vissuto tranquillo a La Plata. Le mie 2 cugine sono dunque nate in Argentina ma, non hanno sentito questo richiamo delle radici. Chi l'ha sentito sono stati invece i loro figli, i tre più grandi sono già passati a turno dalle nostre parti. Tutti hanno voluto vedere Pianoro vecchio, il paese natìo della loro nonna, mia zia Loredana. Eppure sapevano che era stato distrutto durante la guerra e che la casa dove aveva vissuto la nonna, non esisteva più.
    I ricordi dei racconti dei nonni erano però intatti ed andavano vissuti.
    La zia Loredana è stata la mia testimone al mio matrimonio, avvenuto nella costa atlantica; non la vedevo da 16 anni.
    E' stata l'ultima volta che si sono viste mia mamma e sua sorella.
    Un tano che si sposa in un paesello bruttino della costa atlantica, gli amici della mia futura moglie cercavano di capire come fosse possibile.
    Eppure, forse, anche io cercavo una parte della storia della mia famiglia, quando ho proposto alla mia ragazza porteña, di sposarci nel paese dove vivevano i suoi genitori.
    Grazie per i vostri post che mi fanno vivere l'Argentina quì nella bassa bolognese.

  5. Mariela dice:

    Sara mi sono permessa di utilizzare questa foto nel mio profilo di facebook :) mi piace troppo

  6. Sandra dice:

    Lo sai Sara.. io sono quella che è venuta qui in Italia per “vedere il putno di partenza” di mamma e papà e sono rimasta.. e anche questa è un’esperienza forte.. vivere di persona quello che ti hanno raccontato, verificare sulla propria pelle se è vero “che gli italiani si fermano alle strisce pedonali” oppure rischiare di venire travolti dalla realtà! e non in senso figurato!

    Bellissimo post davvero. Complimenti

  7. bachisio dice:

    ho letto il tuo post è davvero bello ed emozionante,sono un ragazzo sardo innamorato da sempre di questo paese che si chiamaq argentina,il mio sogno è quello un giorno di andarcia vivere x sempre,ed è quello che farò,un saluto e a presto.bachisio

  8. Mariano dice:

    Bellissimo, Sara.
    Cosa succede con noi argentini di radici italiani? Non è faccile di spiegare… ma mi è piaciuto questo di tornare al punto di partenza. È un bel pensiero.
    Baci!

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