Anni fa accompagnavo una coppia di amici spagnoli nelle escursioni suggerite da un libro dedicato agli alberi monumentali. Erano classici percorsi di tracking la cui meta era sempre un albero, un albero speciale: dalla forma particolare, esotico o secolare. Il viaggio è la parte più importante, lo so, ma vi assicuro che l’arrivo era sempre una festa. Potrà sembrare assurdo abbracciare un albero dopo aver camminato per ore in mezzo ad altri suoi simili, ma era un modo per celebrare il fatto di non essersi persi, il riposo che ci spettava e in un certo qual senso la generosità della natura. Qualcosa di simile mi succede con le opere di Francisco Salamone. È passato tanto tempo da quando Fritz scrisse in Beneficiaria un post sull’ingeniere edile italoargentino, ma lo tengo ben presente e ringrazio il gringo per avermi aperto un portone. Non sto a raccontarvi la storia di Salamone, ma vi invito a leggerla, visto che è molto interessante. Le sue opere sono sparse per tutta la provincia di Buenos Aires. Municipi, cimiteri e mataderos (mattatoi) sono le tre categorie principali, tutte con uno stile personalissimo che si può definire Art Decó, Futurista, Funzionalista…o più soggettivamente “fighissimo”. Gli interessati trovano online un buon sito con tutte le sue opere, una cartina per scovarle y las fotos de los aficionados en Flickr.
Abbiamo già parlato di una certa povertà di punti di interesse turistico nell’immensa provincia di Buenos Aires e allora la cartina delle opere di Salamone diventata un vademecum. Quando parti per una qualsiasi località pampeana sai che dovrai farti almeno trecento chilometri, se sei fortunato, e allora perché non rendere interessante il viaggio e fermarsi a cercare le opere salamoniche? Per me è una specie di caccia al tesoro. Sabato scorso sono arrivato ad Azul (300 km da bs as) quasi fuori tempo massimo, erano le quattro del pomeriggio, il sole invernale cominciava a perdere forza e io già temevo per le anelate foto. E lì è cominciata la solita caccia: fermare i passanti, chiedere se conoscono “quel rudere di cimitero un po’ particolare”, seguire le loro indicazioni spesso confuse e a volte inesistenti. Molte opere sono ormai abbandonate e spesso sono fuori dai centri abitati, perse in mezzo alla campagna, e così succede che molti autoctoni interrogati non abbiano la minima idea di cosa tu stia parlando. Per dettagli come questi mi sono perso il cimitero di Balcarce l’estate scosa, nessuno sapeva dove fosse e io non potevo trattenere tutta la famiglia diretta al mare per cercare un cimitero. Immagino che ancora più difficile sia trovare il mattatoio di Carhué, ormai un rudere circondato da un ambiente post-nucleare causato da un’alluvione. Sabato ho avuto fortuna, il cimitero è ancora il cimitero ufficiale della città di Azul. Ci tengo a sottolineare che Salamone ha ideato quell’angelo della morte negli anni ’30, senza aver mai visto Trider G7, Mazinga Z e soci. Il mattatoio “lama di coltello” è stato più difficile, per poco non fallisco la missione. Era fuori città, un paio di chilometri perso nella campagna, ci sono arrivato al tramonto, con il sole che se ne andava e mi regalava un effetto photoshop naturale sulle pareti gialle dell’edificio.















Tanoka,le opere di Francisco Salamone sono davvero incredibilmente avveniristiche . Non so come hai potuto pensare ad un tour del genere,ma sicuramente un artista come lui lo merita pienamente,ed oltretutto può essere un modo di esplorare la sconfinata provincia di Bs.As.,forse ricca di storia più delle altre. Complimenti,bell’argomento !
ciao, mi ha incuriosito l’incipit: se vuoi, mi piacerebbe che ci raccontassi la storia della visita agli alberi… mi interessa pure il discorso di abbracciarli (sto leggendo ora un bel libro “abbracciare gli alberi” di Barbera, ma il titolo, in questo caso, è un po’ fuorviante).
L”arrivo al tramonto ti ha dato una bella luce per le foto!
e complimenti, come sempre
ciao Marcello, scrivendo il post ho cercato a lungo il link al libro in questione, ma ho scoperto che almeno in spagna ne esistono un sacco, sulla stessa linea, itinerari alla ricerca di alberi monumentali: http://www.arbolesornamentales.es/librosespana.htm
Sinceramente io il libro non l’ho letto quindi non so bene quali fossero gi argomenti dell’abbraccio finale, ma era una cosa che facevamo, per i motivi che dico nel post. Era un modo per festeggiare di essere arrivati e di aver trovato l’albero che cercavamo. Era una dimostrazione di amicizia all’interno del gruppo di “caminantes” e un modo per salutare l’albero che avevamo trovato, prima di crollare esausti e di rilassarci.
grazie a te e ad attilio per i complimenti
Tanoka esiste qualche libro simile di alberi secolari in Italia? Bellissima idea chi l’ha avuta di fare questi percorsi, molto poetica :)
contagiato dal salamonismo! ;)
curiosità: alcune delle opere di salamone appaiono come scenografia in Zenitram. Il film è abbastanza un bodrio, ma è un segno che FS sta diventando un fenomeno di massa.
Nella Plaza San Martìn di Moròn ho avuto occasione di vedere il mastodontico tronco di un secolare ombù copletamente rinsecchito a causa dei maldestri lavori di restauro della piazza,recante una targa in cui si dice che all’ombra della sua ex enorme chioma sostò proprio il famoso Generale.