

Foto Telam
Avete presente “Natural Born Killers” quando Mickey e Mallory concedono l’intervista televisiva in carcere e poi finiscono per darsi alla fuga prendendo in ostaggio il cinico giornalista d’assalto? Nella sparatoria iniziale muoiono una decina di persone e l’unica cosa che preoccupa il giornalista è che sia vivo il cameraman.
Qui non siamo ancora arrivati ai livelli estetici di Oliver Stone, ma la sostanza c’è, non ci facciamo mancare nulla. Nella realtá non c’è Robert Downney Jr. nella parte dell’anchorman, ci sono Guillermo Andino (Canal America) e Paulo Kablan (C5N). Non ci sono Woody Harrelson e Juliette Lewis nella parte degli assassini belli e dannati, ma c’è un ventenne con antecedenti penali che si fa chiamare “el Cheto” o “el Chilenito” o “Jonathan”. Non ci sono le guardie carcerarie grassocce e stolte del film americano, ma al loro posto c’è il Grupo Halcon della Policia Federal e questo dovrebbe preoccupare parecchio el Cheto. Non c’è neanche il bianco e nero, ci sono i colori grigi di un giorno invernale a Pilar, provincia di Buenos Aires, alle porte della capitale. Ci sono sí 40 ostaggi, rinchiusi in una banca con el Cheto, che è armato e minaccia di far saltare una bomba immaginaria se non gli mandano una macchina per scappare. Ma questa è la fine. Prima di chiedere la macchina e le pizze con la Sprite per gli ostaggi (l’unica cosa che otterrá in tutta la giornata) Cheto telefona ad un paio di canali tv e chiede una telecamera. Nell’attesa riesce ad entrare in diretta telefonica e a parlare con i giornalisti che presentano i telegiornali pomeridiani dei rispettivi canali. Le sue richieste la dicono lunga su come finscono normalmente queste storie: Cheto vuole una telecamera. Spera che arrivino i giornalisti in modo che la polizia non lo possa uccidere prima di qualsiasi negoziazione. E cosí si ritrovano i nostri eroi, Andino e Lablan, a fare da negoziatori. Andino mette le mani avanti “Yo, en realidad, no soy negociador. Yo soy Guillermo Andino, soy periodista.” La conversazione telefonica (con Cheto e con gli ostaggi) non dura moltissimo, il tempo di tranquillizzare il ragazzo, poi la polizia prende in mano la situazione, arriva sul posto la moglie del rapinatore con la figlia di dieci mesi e dopo cinque ore di negoziazione Cheto si arrende, senza opporre resistenza.
Oggi si sono sentiti un po’ tutti i cori dei moralisti. Tutti i giornali, i commenti su internet, le telefonate degli ascoltatori alle radio….erano tutti scandalizzati del ruolo aberrante delle televisioni, assatanate di rating. Dall’altra parte il ministro di giustizia e sicurezza bonaerense Ricardo Casal difendeva il ruolo svolto dalle tv, che sarebbe stato fondamentale per tranquillizzare il rapinatore e riportarlo alla realtá. Io non mi scandalizzerei piú di tanto visto che in televisione vediamo molto di peggio. Programmi come Policias en Acción voi in italia non ve li potete neanche immaginare. L’essere umano è una bestia orrenda e le telecamere ve lo faranno vedere nei suoi peggiori momenti, gli faremo le domande piú imbarazzanti, lo vedrete sputare sangue e piangere, menarsi, pentirsi e poi piangere di nuovo. Non cambiate canale, dopo la pubblicitá abbiamo altre risse fuori dalla discoteca e altre confessioni di un carcerato, in esclusiva.
L’unica cosa che mi ha sorpreso é il sangue freddo e il foltissimo pelo sullo stomaco di questi giornalisti che si prendono la responsabilitá di essere anche solo per cinque minuti “negoziatore”. È un lavoro difficile per cui si studia a lungo, non é una cosa che si inventa su due piedi. E lo dimostra Kablan di C5N, che ad un certo punto comincia a parlare a Cheto della sua famiglia, che lo sta vedendo in tv, rischiando di innervosirlo. Ma alla fine non si é innervosito ed ora riposa in carcere. Tutto è bene quel che finisce bene. O quasi.









Si effettivamente “Potevo rimanere offeso”.
Sono arrivato da pochi giorni, e l’aspetto più inquietante con il quale sto facendo i conti è la radice di paura che si respira a buenos aires. Il tené cuidado, che qui ha la ricorrenza dell’intercalare, in realtà pone l’accento su un aspetto molto diffuso: che il rischio qui è molto elevato. C’è una radice ancestrale del buono e cattivo che si respira in ogni dove. Sembra che chiunque in qualsiasi momento possa tirartelo in culo. Tené cuidado, occhio agli operai che ti fanno i lavori in casa perché ti fottono le cose. Occhio per la strada perché ti scippano, ti investono, te ne fanno di cotte e di crude. E allora il chilenito a suo modo tiene cuidado e chiama le telecamere, perchè la sua vita vale meno di zero.
Però le controstorie anche sono belle, la vecchina che ha girato su tutti i canali, l’eroina ottuagenaria che avrebbe frenato la mano assassina, che tempi quelli del vernacoliere e della nonnabionica.
Intanto però che rapidità i compagni del chilenito: Entrá, dispará, robá y rajá. Tres minutos. un lavorino chirurgico.
Ciao Gespo, tutto vero, c’è in giro un po’ di paranoia. Ora, se posso permettermi di darti un consiglio…….tené cuidado.
:-)
“mirá si estoy hablando y me mata ese gil!”. non è da tutti avere 40 ostaggi sotto controllo, parlare al telefono e mantenere pure un discreto sangue freddo. quanto talento sprecato.
Ciao a tutti i tanos del blog,dopo un mese passato a Cordoba(lo scorso maggio) dal 14 luglio son tornato per viverci!Anche io sono un tano vi seguo da aprile scorso ma non avevo mai lasciato un commento perché mi sentivo lontano oltre che fuori da questo paese ma ora voglio fare i complimeti a tutti perché il blog é interessantissimo e molto variegato e ti fá assaporare bene “‘universo Argentina”…poi é attuale perché questa storia del rapinatore con gli ostaggi é stata molto dura a vederla dopo pochi giorni dall’arrivo…insomma benvenuto!
tené cuidado è una vita che me lo sentivo raccomandare… le stesse persone mi dicono che ora è peggio…
Le stesse persone mi dicono che all’epoca dei loro padri non c’erano pericoli….
Ti posso dire che io al tempo ho fatto e visto cose che gli Argentini che conoscevo neppure immaginavano potessero esistere….
alla ero un lupo della notte…. basta mimetizzarsi.. volare basso…. e le mie notti dalle parti di Once.. Constitucion.. non hanno mai portato pericoli….
é il lato oscuro ad attrarmi.. l’universo delle vite “border-line”… e a Baires il campionario è molto variegato….
Per cui il “tené cuidado” è sacrosanto…. ma il più delle volte è espresso per paranoia collettiva….
Buenos Aires resta ancora una delle capitali (non più sicura) meno pericolose del continente..
Secondo me oramai, le produzioni dei telegiornali si mettono d’accordo con questi “chorritos” e dopo montano tutta questa messa in scena. Vergongna, dove siamo arrivati!
Marito Eltano, ai tempi di quei padri che dici tu,forse non c’era quell’ansia o insana curiosità di conoscere o partecipare ad una vita “border line”,ma di vivere una sana vita spericolata alla Steve Mc Queen…
Sì lo so, altri tempi !
Eh.. Attilio… omettendo il fatto che nei film con Mc Queen & Co. non ci sono naturalmente i tempi morti presenti nella “pesantezza del quotidiano”.. e che in 35 mm tutto è possibile…..
Una vita cosi è solo pura fantasia e utopia…..
Mentre… mettere da parte la propria identità anagrafica… per fare una puntatina nel torbido.. dove estrarre la propria dose di adrenalina quotidiana è solo questione di volontà e abitudine….
Dove un nano può sentirsi leone ? in mezzo alle formiche… dove uno con un occhio solo può sentirsi Rè ? in mezzo ai ciechi…..
Calco su alcuni aspetti ben sapenso di pungerti nel vivo…. la mia mitica nomea di bastian contrario non ha limiti….
Vabbè ma qui si va [OT] e con argomenti macchiavellici che forse solo lo scrivente capisce….
Saludos a Todos !!! y ojala que pronto vuelvo !!!!!!!!!!! :-)
Le produzioni dei telegiornali si mettono d’accordo con questi “chorritos” e dopo montano tutta questa messa in scena?… quanta fantasia!!!
Quando el Cheto chiama le telecamere é perché ormai é tutto perso… “porque está hasta las bolas”…. l’unica cosa che cerca di fare é di salvare la pelle… sa benissimo che “los cobanis” come chiama lui la polizia lo “bajan” in qualsiasi momento. Ma anche gli ostaggi vogliono le telecamere, sanno benissimo che la presenza della polizia non é una garanzia di salvezza. Io a quel punto e al posto loro avrei piú paura della sparatoia tra il Cheto e la polizia che di qualsiasi altra cosa. La presenza delle telecamere é ormai di lunga tradizione in queste situazioni qui in Argentina…. Andate a vedere che é successo nell’anno 99 “masacre de Ramallo, asalto Banco Nación”.
Poi riguardo vita border line vs vita spericolata, credo che la versione per il Cheto sia vita di merda…