Fine della prima guerra mondiale, l’Europa era distrutta nell’animo e nel cuore;il bagno di sangue della guerra, che avrebbe favorito la nascita di una nuova umanità, aveva prodotto solo morte, distruzioni e fame. La popolazione dei singoli paesi era prostrata e il pessimismo regnava ovunque. Quale futuro offrivano per l’Europa gli anni venti? Quale speranza esisteva per questo vecchio continente popolato da uomini che avevano perso nel fango il senso dell’umanità?
L’Europa era destinata a collassare su se stessa, bisognava abbandonare il continente e dirigersi verso nuovi orizzonti e l’Argentina, allora la settima potenza del mondo, aveva davanti a sè un futuro ineguagliabile, era un paese pronto per la fama e la gloria.
L’Italia sarebbe andata distrutta e insieme a lei le sue bellezze; gli argentini, le cui origini erano in parte italiane, avevano il dovere di salvare tutto ciò che fosse possibile, difendere il sapere per le generazioni future, salvaguardare il padre della lingua italiana: Dante Alighieri.
Da queste considerazioni nasce un sogno e un’opera architettonica incredibile e ineguagliabile.
A Buenos Aires, l’architetto Palanti inizia a costruire nel 1919 per Luis Barolo l’Edificio Barolo destinato a conservare le ceneri di Dante: grazie a un accordo tra le Massonerie italo argentine le reliquie di Dante avrebbero trovato la pace in Argentina e sarebbero state difese per gli anni futuri. L’edificio venne costruito al 1300 di Avenida de Mayo, corrispondente al secolo in cui venne scritta la Divina Commedia; è alto cento metri come cento sono i canti della Divina Commedia, 33 canti il Paradiso, Purgatorio e l’Inferno più il primo canto introduttivo. Nel 1920 il palazzo Barolo era il più alto di tutta l’America Latina, la città di Buenos Aires aveva concesso un permesso speciale per l’altezza che era quattro volte quella permessa nell’Avenida de Mayo, un permesso concesso solo perché l’edificio doveva raggiungere il Paradiso.
L’Inferno è al primo piano del palazzo con statue di animali spaventosi, il Purgatorio dal quarto e quindi il Paradiso dal ventiquattresimo piano con una cupola terminale e un grande faro che illumina la notte di Buenos Aires ogni venticinque del mese, in onore dell’indipendenza del 25 mayo 1810.
Nel centro dell’edificio c’è ancora oggi uno spazio per contenere i resti di Dante in un’urna protetta da un’aquila che avrebbe innalzato Dante verso Beatrice e il Paradiso.
L’Edificio viene terminato nel 1923 ma, mentre Buenos Aires aspettava le ceneri di Dante, l’Italia assaporava l’onda degli anni ruggenti americani, cominciava a ascoltare la radio e si avviava verso il Regime Fascista, assaporando il nazionalismo, la grandezza della patria, l’esaltazione delle proprie radici.
Dante rimane a Ravenna. A Buenos Aires resta il Barolo a ricordarci il sogno o la pazzia di qualcuno che non voleva dimenticare le sue origini:
« Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura,
esta selva selvaggia e aspra e forte,
che nel pensier rinova la paura! »









Sara,il tuo commento è molto bello ed il Palazzo Barolo ha dell’incredibile !!
Bellissimo post! proprio bello il Palazzo Barolo, da conoscere!
seguramente serà una de mis metas cuando regrese a mi querido pais, saludos!!