Giovanni Ventura e il giornalismo del magna’ e beve

L'entrata del ristorante "Filo", dal sito della Guia Oleo


La notizia
del giorno, e forse del mese, per chi scrive di Argentina dall’Italia è la morte di Giovanni Ventura. Mi affido a Wikipedia per dirvi chi era: Giovanni Ventura (Piombino Dese, 2 novembre 1944 – Buenos Aires, 2 agosto 2010) è stato un terrorista e imprenditore italiano. Faceva parte del movimento neofascista di Ordine Nuovo ed il suo nome è legato a doppio filo agli attentati sui treni del 1969 e alla strage di Piazza Fontana a Milano. Non sto ad entrare nel merito della vita e della morte di Ventura, che lascio ad analisti piú attenti di me e soprattutto che conoscano meglio di me gli anni di piombo. Io voglio solo esprimere il sollievo (si fa per dire, eh) di non leggere piú le cronache ipocrite degli indignati mangiatori di spaghetti. Mi riferisco ai giornalisti, inviati, bloggers, turisti tutti, che in questi anni hanno ripetuto la stessa routine. Si fa così: vai a pranzo o a cena da “Filo” il celebre ristorante che Ventura possedeva nel centro porteño. Mangi, bevi e ti lecchi i baffi. Lasci la mancia perchè sei una persona corretta e magari ti esibisci in un salto carpiato, esageri, e stringi anche la mano al proprietario. Esci dal ristorante, appesantito dal lauto pranzo e fai faticosamente la passeggiata fino al vicino hotel. Una volta nella tua stanza, come preso da un attacco da anoressico, vomiti finalmente la cronaca da mandare alla rivista o al giornale italiano sputando parole come “orribile assassino”, “codardo terrorista”, “fuggiasco impunito” o le inflazionata figura delle “pareti del ristorante sporche di sangue italiano”.
Neanche una parola sulle ben più modeste macchie di pomodoro sulla camicia del giornalista. Nessuna contraddizione nell’articolo infiammato e passionale di questi inviati d’assalto, da trincea, che rischiando la vita si sono ingozzati nel ristorante dell’orrendo assassino. Non metto nessun link agli articoli in questione, ma se siete italiani che vivono in argentina o seguite l’argentina li avete letti sicuramente. Mi si risponderá che il giornalista fa solo il suo lavoro, va e tocca con mano (o con lingua) quello che deve raccontare. Già, come se fosse indispensabile mangiare in quel ristorante per fare una cronaca di Giovanni Ventura. Non bastava la foto al ristorante e la lettura delle precendenti cronache indignate. No, se non mangiavo le fettuccine non potevo raccontarvi lo sgomento di mangiare dalla mano di un terrorista.

Mi raccontano che molte riunioni dell’ANSA di Buenos Aires, dell’Istituto Italiano di Cultura e del Consolato italiano si fanno da Filo, da anni. Niente di male, ognuno risponde alla propria coscienza e va a mangiare dove vuole. Il problema é quando uno magna e beve, fa i complimenti alla casa e poi si trasforma in un indignato difensore della giustizia quando è davanti alla macchina da scrivere (?). Non so, a me sembra una roba un po’ meschina. Magari sbaglio.

Non mi rallegro per la morte di Ventura, che ste cose non si fanno e non si dicono, ma da oggi avremo un’ipocrisia in meno sotto il cielo azzurro di Buenos Aires.

Tanoka

Al secolo Andrea Tognin, è autore del blog Tanoka.net, online dal 2007. Alessandrino di Cascinagrossa, trent’anni abbondanti vive a Buenos Aires con la moglie argentina e un piccolo italoargentino.

Commenti

  1. Emiliano dice:

    Concordo e ammetto: ho mangiato da Filo, ho pure chiesto 5 anni fa un’intervista a Ventura, che ovviamente non me l’ha data, gli ho pure stretto la mano e domani esce un pezzo mio sulla Stampa, che racconta del fuggiasco ma di tante altre cose ancora che son riuscito a farmi raccontare oggi dal suo socio. Ma le pareti sporche di sangue non le ho mai descritto. Anzi, mi è sempre sembrato un posto carino, Filo e la pizza ottima. se volete, domani vi passo il pezzo. Ciao. Emiliano.

  2. Silvana dice:

    Guarda un po’ Andrea non ne sapevo niente di questo personaggio… come dice il sapere popolare “este país da para todo” o un’altra che mi piace ancora di piú: “Argentina, país generoso”. Non ci sono andata mai a questo Filo, ma é un posto molto cool da ció che ho sentito. Lo conosco di nome e credo di aver visto la sua pubblicitá in molti eventi organizzati dalla comunitá italiana in Argentina.
    Poi riguardo ció che dici sui giornalisti… gli indignati mangiatori di spaghetti (ja, ja!!) mi hai fatto pensare a quali sono i limiti del mestiere? Non so se centra ma ho pensato allo schifo spontaneo che mi provoca l’utilizzo della “cámara oculta”. Sai bene che qui in Argentina si usa e come!!! (non so come sará in Italia) Io ogni volta che vedo uno dei quei programmi mi metto dalla parte di quello che viene registrato senza saperlo… Questa cosa di spiare mi fa scattare subito un senso di ripugnanza anche se quello spiato é un criminale (capítulo a parte que acá a los únicos que se les hace cámara oculta es a los más perijiles).
    E ripeto Argentina, país generoso… ma pure indifferente che ha dato asilo a questi orrendi personaggi. Sono rimasta a bocca aperta.

  3. max bialystok dice:

    com’è come non è la gentaglia cade sempre in piedi.
    quanto sarà costato aprire il ristorante? e i soldi della latitanza ?
    da dove viene il money?
    un onesto emigrè che si è fatto da solo?

  4. gabriella dice:

    io il signor ventura non lo conoscevo, ma non me la sento proprio nè di chiarmarlo orrendo nè di permettermi di fare insinuazioni sulla sua vita argentina. credo che quello che è successo a piazza fontana e al processo, spostato a catanzaro, ricordo, sia uno dei buchi neri italiani dove il signor ventura era solo una piccola tessera.

  5. Delfo dice:

    bah, io quando muore la feccia sono contento, aspetto la morte di svariati politici italiani per brindare, Andreotti in testa.
    Da filo ci andavo a mangiare spesso, la pizza é decente e non si puó dire che si mangi male, ma quando ho saputo chi fosse il proprietario mi si é chiuso lo stomaco e non ci sono andato piú.
    L’argentina come molti altri paesi del sudamerica é stata in passato culla di ogni sorta di terrorista in fuga dal mondo, certo quando diventano vecchietti ed acciaccati fanno un po’ piú pena, se si mettono a produrre cioccolata a bariloche o gli si rompe il femore passa un po’ la volgia di vederli marcire in carcere.
    Che dire dei terroristi della giunta militare argentina ancora in libertá?
    Per me questa gente prima o poi deve pagare, preferibilmente quando sono ancora in vita.

  6. Vincé dice:

    Qualche settimana fa, a Salerno, un giornalista mi diceva che avrebbe fatto di tutto per un intervista a Ventura, e che bisognava avere la fortuna di beccarlo nel momento giusto, l’attimo in cui, prima di morire, avrebbe deciso di raccontare i retroscena di una pagina buia e triste della nostra storia.
    Certo, chiedere ad un uomo di spiegare quella casa intera di misteri, trame e miserie di cui é – anche – fatta la storia degli ultimi sessant’anni di repubblica, forse era troppo. Al massimo, poteva illuminare con una lampadina qualche anfratto, e non é detto che non l’abbia fatto a nostra insaputa.
    Io non me la prenderei con i giornalisti che si magnavano la pizza (io non ci sono mai voluto andare, ma mi hanno detto che fosse proprio buona), quando un intero Paese non é stato in grado di accettare che non basta chiedere, anche a voce alta, la veritá, se poi non ci si comporta di conseguenza quando questa é negata.
    In fondo, la veritá la si conosce quasi tutta. Piazza Fontana oggi é un pó piú “passato”.

  7. max bialystok dice:

    un “ipocrisia in meno sotto il cielo”????????????????????????
    e io che mi credevo fosse un terrorista impunito assassino di gente innocente
    capirai..un pò d’ ipocrisia…
    bagatelle per un massacro…no?

  8. Emiliano dice:

    Con permesso di Tanoka
    come vi avevo detto, vi lascio il link all’articolo sulla Stampa, ditemi voi se vi sembra da magna e bevi…

    http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201008articoli/57351girata.asp

  9. tanoka dice:

    contessa max bialystok, l’ipocrisia sotto il cielo era dei giornalisti, non di ventura. Capisco la foga di commentare, ma prova a leggere il post prima.

    Emiliano, il solito caballero, ti fai parafulmnine di critiche che non erano rivolte a te e lo sai. Grazie per il link.

  10. Emiliano dice:

    Grazie Andrea.
    Una sola cosa, che nulla ha a che vedere con Ventura in sè.- Nel pezzo che ho mandato al giornale (fa fede il blog http://www.lastampa.it/guanella) io scrivevo che a Buenos Aires sono introvabili gli spaghetti al dente e la pizza bassa. Chi ha passato in redazione, per sfoltirlo, ha tolto “bassa”, ed è rimasto che a Baires è introvabile la pizza, il che fa un po’ specie !
    me ne scuso
    e viva la pizza bassa bassa (altro che muzzarella!)
    EG

  11. Lucy dice:

    L’articolo de la nation su Giovanni Ventura.

    http://www.lanacion.com.ar/nota.asp?nota_id=1291857&origen=NLInfoGral

  12. Pedritodel1 dice:

    Mannaggia alla miseria!!, arrivato in veneto i sentivo pià al sicuro che a Baires, al meno nn ci sono villas miseria, ma quando la mano colpisce è tanto più pesante che fa sentire a i nostri delinquenti bebes de pecho, se il Brenta avesse voce…

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