Arrivi e partenze

Scelgo un giorno a caso per il mio primo viaggio in treno e questo coincide con el Dia del Ferrocarril. Il 30 agosto del 1857 venivano inaugurati i primi 9 km di ferrovia che collegavano il centro di Buenos Aires con la stazione di Floresta. La rete ferrovia argentina attualmente è quasi inesistente. Decine e decine di pueblitos, dove un tempo fischiavano i treni, restano custodi di queste lunghe gambe di ferro sulle quali l’argentina non corre più. Un film di Pino Solanas La proxima estacion può chiarire le idee di quello che è stato e di quello che è oggi la rete ferroviaria argentina.

La mia esperienza, dopotutto, positiva: partenza dalla stazione di Once, biglietto emesso solo dietro numero di documento, prezzo del viaggio decisamente economico. Destinazione Chivilcoy, paesone dell’interior a tre ore di viaggio. Partenza e arrivo in orario, dai visi stupefatti di chi  mi accompagna capisco che non è la norma. Il treno, un bel po’ vecchiotto, racchiude sprazzi di tecnologia insperata nella pelle secca dei suoi sedili: un gesto deciso e veloce duplica o divide, a seconda dell’occorrenza, lo spazio dei posti a sedere. Roba da abracadabra! Ma la magia sicuramente è più forte quando al posto del solito banale cartellone degli avvisi, nella stazione d’arrivo, trovo questa lavagna, dove, suppongo (e spero), solo il capostazione segnali orari e comunicazioni varie.

Katia

Ciociara, dalle sponde del Liri a quelle del Rio della Plata. Come Cesira, lascia Roma, dopo anni di università e lavoro, per concedersi il viaggio sempre sognato e un po' di relax...l'anelato anno "//zambatico", appassionata di musica, folcrore e arte in generale, approda a Buenos Aires e scopre il suo El Dorado. Con un dito nel dulce de leche e naso all'insù per capire dove va a finire il cielo, muove i primi passi in città.

Commenti

  1. Silvana dice:

    Nel 1925 mio nonno abitava il territorio nazionale del Chaco (non era provincia ancora). In quella zona il paesaggio era praticamente selvatico ed era necessario ampiare le vie di comunicazione per lo sviluppo della industria forestale. Così mio nonno, un giovane di 20 anni arrivò da Córdoba a Chaco per lavorare nella installazione delle ferrovie. Il lavoro era pesante, il primo punto di lavoro si trovava 400 chilometri a nord della città di Resistencia, dove non esisteva praticamente nulla. Durante quel periodo conobbe mia nonna. I giovani si innamorarono e si sposarono. Lui, figlio di immigranti italiani e lei, figlia di spagnolo e indigena formarono una tipica famiglia di quell’epoca. La vita non era facile in quella regione: mia nonna, mio padre e le sue sorelle minori rimanesero in un piccolo paese ferroviario, mentre mio nonno andava a lavorare estendendo le ferrovie verso il nord della Argentina, mancando di casa per varie settimane. I miei nonni, due giovani di basso livello culturale, desideravano una vita diversa per i loro figli, perciò si spostarono di paese in paese fino ad arrivare alla città di Santa Fe (mio nonno lavorando sempre alle ferrovie) dove mio padre e le sue sorelle avrebbero potuto studiare. Mio padre riuscì ad ottenere la laurea di ingeniere chimico industriale, la sorella nata dopo di lui, divenne professoressa d’inglese e la minore ottene la laurea in Belle Arti, senza lavorare nessuno di loro sino alla fine delle loro carriere. Quella era un’Argentina diversa, esisteva una conscienza di movibilità sociale ed esistevano anche le possibilità reali di superarsi. La storia della mia famiglia é profondamente legata alle ferrovie… non posso dimenticare lo sguardo di mio padre quando durante il menemismo vede sul giornale un titolo que diceva “Charaday, muore un’altro paese ferroviario” lí nacque mio padre nel 1929.
    Anni 90: “Ramal que para ramal que cierra”… Terribile!!!

  2. Silvana dice:

    Mi rileggo… ho fatto diversi errori… correggete… ja, ja

  3. Katia dice:

    Che bella testimonianza! Grazie, Silvana.

  4. gabriella dice:

    brava silvana! e grazie per raccontare questo meraviglioso pezzetto di storia argentina.

  5. Attilio dice:

    Silvana,anche x me la tua storia è molto bella e toccante.
    Sulle ferrovie che andavano morendo(i cosi detti rami secchi) anche Tanoka ,se ben ricordo,qualche tempo fa srisse qualcosa nel suo blog, corredandolo di alcune foto di stazioni e binari ormai abbandonati in paesi della provincia di Bs.As. Mi piace pensare che forse di notte i fantasmi di quei treni percorrono ancora silenziosi le grandi praterie………….

  6. Tanoka dice:

    Sempre attento Attilio http://www.largentina.org/2010/01/31/abbandono-su-rotaie/
    E qualche giorno fa siamo stati a Carlos Keen, altra localitá bonaerense famosa per la sua stazione abbandonata. Pubblicheremo qualche foto. Brava Katia!

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