La mia luna prigioniera

Vivere in un altro Paese significa anche, quando lo si fa in pianta stabile per un certo periodo, imparare a conoscere i personaggi mitici della sua storia. Uno di questi personaggi è sicuramente Jorge Cafrune, simbolo della musica folklorica argentina e allo stesso tempo simbolo di libertà di espressione. Nato nel 1937 a Jujuy, Jorge Antonio Cafrune, soprannominato “el turco” per via delle sue origini arabe, incide il suo primo disco nel 1957, a soli vent’anni, assieme al suo primo gruppo “Las Voces de Huayra”. Il successo arriva per lui prima in Uruguay e Brasile che in patria, dove rientra nel 1962 dopo alcuni anni di concerti proprio in quei paesi. È sempre Cafrune, alla metà degli anni ’50, a lanciare artisti del calibro di Jorge Larralde e soprattutto Mercedes Sosa.

Cafrune ospite di Raffaella Carrà in Spagna suona “Zamba de mi esperanza”

In quegli stessi anni si lancia nella promozione del folklore argentino, investendo energie e danaro. Comincia così, nel 1967, “De a caballo por mi Patria”, un tour a cavallo di tutto il paese che omaggia un altro personaggio mitico, il Chacho Peñaloza, caudillo e militare federale argentino simbolo dell’opposizione al centralismo di Buenos Aires nella prima metà del 1800. Durante questo viaggio svolge un lavoro quasi socio antropologico, individuando e fermando nell’ideale collettivo i costumi, la cultura e le tradizioni delle diverse regioni attraverso fotografie e cortometraggi. Negli anni ’70 la sua notorietà continua a crescere, tanto che intraprende una lunga tournée negli Stati Uniti e in Spagna che dura fino al 1977, anno in cui rientra in Argentina per la morte del padre. Siamo già negli anni della dittatura militare e Cafrune, a differenza di tanti altri artisti connazionali, decide di non lasciare il paese e continuare a cantare le sue canzoni ed esprimere le sue opinioni. Evidentemente questa scelta lo metteva in pericolo, e infatti non ci volle molto a che finisse nella lista nera dei militari. La leggenda vuole che la goccia che fece traboccare il vaso fu l’interpretazione della canzone “zamba de mi esperanza” in un concerto a Cordoba. Nonostante gli scarsi contenuti politici e sociali del testo, infatti, i militari avevano proibito quella canzone, e pare che il tenente colonnello Carlos Enrique Villanueva avesse commentato l’esecuzione da parte di Cafrune con “bisogna ammazzarlo per dare un esempio a tutti gli altri”. Era il 1978, all’inizio di gennaio, e pochi giorni dopo el turco inizia un secondo viaggio a Cavallo per il paese in omaggio a José de San Martín. Il 31 di quello stesso mese un camioncino lo investe e uccide all’altezza di Benavídez. Per la giustizia ufficiale si tratta, ovviamente, di un incidente.

I dubbi sulla sua morte ancora oggi sono oggetto di discussione, ma non mancano anche i lati più divertenti del mito Cafrune, come la pagina a lui dedicata su frikipedia. Io l’ho conosciuto con “mi luna cautiva”, e da allora cerco di ascoltare almeno una sua canzone ogni giorno; mi aiuta a ricordare che l’Argentina non è solo Buenos Aires.

Pez

Arriva a Buenos Aires per uno stage e non riesce piu ad andare via. Trentenne sardo, anzi sardissimo, amante della musica e del mirto. Giornalista, fotografo e mochilero compulsivo, in Argentina da un anno abbondante e dopo diverse esperienze da espatriato a Londra, Madrid e Milano (per un sardo anche Milano è terra straniera).

Commenti

  1. Attilio dice:

    Così grazie a te Pez, ho potuto conoscere un altro grande della musica dell’interior argentino.

  2. marinera dice:

    grazi Pez… la Zamba de mi Esperanza es la primer zamba que aprende cualquiera que se ponga a aprender a tocar la guitarra en Argentina :)
    a parte subrayo que Luna Cautiva siempre siempre siempre me hace llorar :’)

  3. Gespo dice:

    A maggio di quest’anno, quando ancora lavoravo in Italia, stavo preparando un incontro con i ragazzi delle superiori sulla dittatura in Argentina. Incappai in un una lista di canzoni proibite da capunto Videla. Vi si incontrano capitoli magistrali della discografia italiana, Mi pequeño grande amor (r. Baglioni) Tanti Auguri (Boncompagni Pace) Pensando en vos (Battisti Mogol).
    Mi sembra non vi sia traccia de Ramones. I dittatori non ascoltavano della gran musica.

  4. Mariela dice:

    Grazie a questo post Pez con il mio ragazzo siamo stati tutta la domenica mattina girando su youtube ascoltando musica argentina… Mamma mia che testi!! e a ogni frase la traduzione quanto era difficile, ma che bello! Grazie mille :)

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