Se qualcuno se l’è perso vi segnalo il censimento di Repubblica relativo agli italiani che vivono all’estero. L’iniziativa nasce sulla scia del libro di Claudia Cucchiarato “Vivo altrove”. È interessante il punto di partenza dell’inchiesta: scovare quegli italiani, le migliaia di italiani, che vivono all’estero, ma non sono iscritti all’AIRE e sono quindi al di fuori del radar dello Stato italiano. A proposito, voi siete iscritti?
Quindi un’inchiesta quantitativa, per capire di che numeri stiamo parlando, ma anche qualitativa, visto che il quotidiano ci invita a raccontare la nostra storia. Sapete che mi fa venire l’orticaria l’espressione “cervelli in fuga” e in queste storie manca sempre un po’ di onestá. Molti, moltissimi, dichiarano di aver lasciato l’italia per i difetti che ha il nostro paese: la politica, la corruzione, la burocrazia, l’assenza di meritocrazia, il poco spazio ai giovani, gli stipendi bassi, ecc. Tutte critiche ineccepibili, che condivido. Peró mi sembra che manchi un po’ di onestá intellettuale se non c’è nessuno che dica che se n’è andato per amore, o per curiositá, o per la voglia di cambiare aria, o per noia. Mi sembra che siamo in tanti ad essere andati via dall’Italia senza avere nessun conflitto insanabile con il paese. Siamo partiti per la voglia di partire e poi la vita ci ha offerto buoni motivi per non tornare.
E invece no, le storie lette su Repubblica sono storie di persone che hanno lasciato l’italia per la presenza di Berlusconi. Insomma, tutti mancati rivoluzionari o piú semplicemente un po’ revisionisti.
Si alguno se lo perdió les señalo el censo del diario Repubblica en relación a los italianos que viven en el exterior. La iniciativa nace siguendo la línea del libro de Claudia Cucchiarato “Vivo altrove”. Es interesante el punto de partida de la encuesta: descubrir a aquellos italianos, los miles de italianos, que viven el exterior pero que no están inscriptos en AIRE (Registro de los italianos en el exterior) y por lo tanto están fuera del radar del Estado italiano. A propósito, ustedes están inscriptos?
Por lo tanto una encuesta cuantitativa, para entender de que números estamos hablando, pero también cualitativa, ya que el diario invita a contar nuestra historia. Saben que me da urticaria la expresión “cerebros en fuga” y en estas historias falta siempre un poco de honestidad. Muchos, muchísimos declarán que han dejado Italia por los defectos que tiene nuestro país: la política, la corrupción, la burocracia, la ausencia de meritocracia, el poco espacio para los jóvenes, los sueldos bajos, etc. Todas críticas irreprochables, que comparto. Pero me parece que falta un poco de honestidad intelectual, si no hay nadie que diga que se fue por amor o por curiosidad o por ganas de cambiar de aire o por aburrimiento. Me parece somos muchos los que nos fuimos de Italia sin tener ningún coflicto insanable con el país. Partimos por las ganas de partir y después la vida nos ofreció buenos motivos para no volver.
Y en cambio no, las historias que leo en Repubblica son historias de personas que dejaron Italia por la presencia de Berlusconi. En definitiva, todos fallidos revolucionarios o simplemente un poco revisionistas.

D’accordissimo con te. Avendo lavorato 3 anni in quel giornale so che, purtroppo, i giornalisti sono quasi obbligati a dar quella direzione lì alle inchieste.
Tanoka,figliol prodigo ! Quanta ragione hai !!!!!!
Ricevo e volentieri segnalo a codesto sito il seguente evento che mi pare dimolto ma dimolto bellino.
http://www.youtube.com/watch?v=TQYLwn85k2I
baci
Bé mi viene in mente Massimo Troisi in ‘ricomincio da tre’ quando non riusciva a far capire alla gente di Firenze che era un turista e non un emigrante
Anch’io sono molto d’accordo con quello che scrive Tanoka. Tutti i vizi ed il malcostume denunciati sono assolutamente veri. Molti, specie nella fascia 25/40, cercano al di fuori dell’Italia quelle opportunità che un paese “geriatrico”, apatico ed a tratti disonesto non offre più. Forse hanno scritto solo queste persone e magari quelli che sono in giro per il mondo perchè si sono innamorati e hanno deciso di “investire in sentimenti” o per conoscere una cultura diversa che alla fine hanno “sposato” non hanno scritto. E’ un peccato perchè queste inchieste, se “trasparenti”, sono necessarie per capire in che direzione andiamo (e ci sarebbero tanti buoni motivi per andarsene da questo paese) ma purtroppo con Repubblica (come per Panorama et similia) si fa presto a decodificare il dato: rappresentare fa rima con imbeccare.
Ciao, non ho letto ciò che han scritto i commentatori dell’ inchiesta di repubblica ma me li immagino, comunque, checchè se ne dica il clima non è dei migliori…Ma voi avete postato la vostra esperienza?
cele
D’accordissimo ragazzi. Cercare di star meglio in tutti i sensi è più che giusto.
Ma attenzione a credere che l’erba del vicino sia sempre più verde !
Vorrei seriamente ed in specialmodo, che gli amici del blog,quelli che da un pò di tempo risiedono in Argentina,dichiarassero apertamente che stanno meglio che in Italia e per quali motivi. Ma non per polemica ,bensì per mettere a confronto difetti e virtù dei due paesi a cui in qualche modo siamo legati. Sarebbe un argomento interessante .
A proposito, io mi sono iscritto all’ Aire! Ma che, sono l’unico?
Pregunta: coloro che risiedono in Argentina, quando tornano in Italia, hanno l’assistenza medica di base garantita dalo stato Italiano? O per il fatto di essere residenti esteri si perde questo diritto? In buona sostanza, quando si rientra in Italia per un breve periodo (vacanze) è necessario fare una copertura medica come “straniero”. Scusate, puó sembrare banale, ma il dubbio mi assale…
Ringrazio chi vorrá fornirmi informazioni al riguardo.
Attilio,
vivo fuori dall’Italia ormai da 6 anni. e anche prima ci vivevo comunque poco (100-120 gg)anno.
io non sto meglio, o peggio, in argentina (o da altre parti) rispetto a come stavo in Italia. semplicemente sto “diverso” (passatemi la licenza poetica jajaja). sono venuto via perche mi è capitata l’occasione, ma non tornare è stata una scelta voluta, pensata, anche se ne ho avuto la possibilità. vivere da espatriato mi obbliga a stare piu vigile, non mi permette di rilassarmi come farei in italia. le cose, le persone, le situazioni sono meno scontate. mi interesso un po meno di politica e piu di relazioni.