Emigranti del 2000

Qualche giorno fa un amico argentino di Cordoba che vive in Olanda mi ha mandato questo link del Clarin dicendomi: ‘rimango sempre sorpreso di quanti stranieri si innamorano di Buones Aires e di come sappiano raccontarla…’

E’ vero, succede anche a me, anche se conosco tanti stranieri che decidono di ricominciare una vita nuova in questa città, anche se è un’esperienza che mi ha coinvolta personalmente, anche se… Insomma è vero: perché trasferirsi qui? Cos’ha questa città che altre non hanno?

Le interviste che vengono riportate sono dei racconti davvero belli. Ritroviamo la ‘nostra’ Elisabetta Riva, abbiamo parlato del suo lavoro qualche giorno fa. Troviamo tra gli italiani uno dei fondatori della pizzeria Filo, Deni de Biaggi, ma non solo.

Prevalentemente le storie sono di persone che arrivano dall’Europa. Quasi tutti dopo un primo viaggio di ‘piacere’ rimangono affascinati dalla città, dalla gente, dalle offerte culturali e artistiche. Moltissimi già con un’attività imprenditoriale avviata scommettono sull’Argentina e iniziano una vita nuova con idee e bagagli raccolti in anni d’esperienze che qui si rimettono in gioco.

I due racconti che mi hanno colpito di più sono quelli di Luis Miguel Rivas, colombiano di Medellin, che racconta la ‘sua’ Buenos Aires attraverso la letteratura argentina e quella del giovane francese Nicolas Boher che gioca con le parole con la stessa dimestichezza di un porteño doc.

L’unica dubbio che mi attanaglia è: ma degli stranieri che arrivano dal Perù, dalla Bolivia, dal Paraguay non si vuole occupare nessuno? Non sono forse interessanti le storie che possono raccontare loro? Non hanno voce perché sudamericani e con molta probabilità poveri? Sarebbe interessante sentire anche la loro voce ogni tanto e guardare con occhi meno romantici questa città che fa innamorare con tanta facilità.

Gabriella Toso

Nata a Monfalcone, come Paolo Rossi, dopo la laurea si è fatta adottare da Trieste. Viaggiatrice, psicologa di professione, milonguera sbarcata a BA per motivi di tango. Felice per ora del cambio. In Argentina dal novembre 2007.

Commenti

  1. Bel punto di vista, Gabriella! in fondo, è vero, Buenos Aires la raccontano soprattutto gli europei (sarà perché gli argentini discendono dalle navi?! :) ) e manca la voce dei sudamericani, non lo avevo mai notato. Io non so cosa abbia di speciale, però è facile innamoraarsene anche da lontano, senza averla mai vista, grazie ai racconti di chi ci è stato e di chi ha deciso di rimanere

  2. Salve Gabriella! Bel post, interessante davvero. In merito alla domanda nell’ultimo paragrafo: penso che in parte ci sia una dose di razzismo (dovuto anche alla situazione socioeconomica dei rispettivi paesi), in parte il numero di immigranti provenienti da quei paesi ha tolto alle storie che loro hanno da raccontare un certo “esotismo” (che può avere la storia di un “ricco” italiano, olandese o francese che si stabilisce in Argentina).
    C’è poi da dire che gli argentini hanno molto più da vantarsi quando raccontano la storia di qualche persona che si trasferisce dal “primer mundo” (“anvedi che bene si vive in Argentina? Meglio che in Europa/USA! Infatti c’è gente che viene a vivere qua” è il pensiero che si sente ultimamente)…

    Saludos!

  3. Querida Gaby, excelente nota y aguda tu observación.
    También amo a la Argentina, podría irme y volver siempre con el mismo amor. Formo parte de esta “tribu vestida por Armani”, como dice un buda urbano, sintetizando esa pretensión ridícula de querer ejectarse de latinoamérica permanentemente e ignorando, a la vez, que el 56% de los argentinos tenemos ascendencia amerindia, qué tal!
    No somos tan europeos como queremos (de ahí el racismo soslayado), será por eso que los admiramos tanto y construimos día a día un amor duradero.

  4. El mensaje de los antepasados: http://www.indigenas.bioetica.org/nota28.htm

  5. Riccardo dice:

    Il dubbio che attanaglia te attanaglia anche me. E mi fa fare anche altri accostamenti.
    In Italia quando parliamo dei popoli originari nomadi (o seminomadi) americani (dagli inuit del Canada ai mapuche della Patagonia) lo facciamo sempre con un certo romanticismo e siamo pronti a schierarci per le loro lotte. Ma quando parliamo degli zingari in Italia come ci schieriamo? In fondo anche loro sono popoli nomadi emarginati che percorrono l’Europa da almeno 2000 anni…
    Prospettive, punti di vista…

  6. pedritodel1 dice:

    Non si parla per la loro volontà, silenziosi portano la loro famiglia quando possono e lavorano per rassicurarsi un futuro più prevedibile, anche ebrei, cinesi…hanno fanno lo stesso sentimento, e non piace al porteño provocador, vistoso y que le gusta ir al frente, como el arrabal donde el tango no descansa jamas. invece te, senza essere famosa e ricca, appena sbarcata ti sei messa in prima fila nel mezzo del cuore porteño a partecipare come se fossi sempre stata, e questo atteggiamento sì piace e ti fa integrare.
    In quanto riguarda me, ho dovuto affrontare la situazione all’inversa da Baires al Veneto, a proposito il venerdì scorso sono passato per il tuo paese per lavoro, via Boito a Monfalcone, per dopo continuare verso Grado che in questo periodo pieno di turisti, città rispettosa e tranquilla, molto diversa da Baires.
    Saluti

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