Dove lavoro, tra i vari quadri appesi ce n’è uno uguale a questo qui accanto, ed una sera un paio di ragazzi guardandolo mi hanno chiesto cosa pensavo dell’immagine che Maradona ha in Italia. La loro domanda oltre che dalla foto è spuntata anche dalla visione del film/documentario di Emir Kusturica sul Pibe de Oro. Mi dicevano che erano rimasti stupiti delle immagini di Diego a Napoli e di quanto entusiasmo c’è ancora per lui dopo che gli anni sono passati e le vicissitudini ancora non cancellate. Di quanto e come a Napoli Maradona sia amato al di là della mia immaginazione io ne so poco, ma gli ho risposto che sicuramente tra la popolarità che ha in Argentina e quella che ha in Italia, la differenza è veramente poca, ovvero molti lo amano e gli sono addirittura devoti, poi qualcuno lo odia (tra questi il Fisco). Da questo spunto però mi è venuta voglia di vedermi un paio di film sul giocatore/personaggio, ovvero “Maradona” di Kusturica e “Maradona, La mano de Dios” di Marco Risi. Due film di cui sempre avevo sentito parlare ma che mai mi ero deciso a vedere. Così che grazie a Cuevana e You Tube l’ altra settimana me li sono sparati tutti e due. Quindi? Come sempre si fa, parto dalla notizia brutta.

Il film di Marco Risi è del 2007 e mi tocca dire subito esplicitamente che non mi è piaciuto affatto. Gioca a sfavore di questo prodotto un fattore che mai mi ha entusiasmato, ovvero le biografie sui personaggi fatte film o come in questo caso con scene da fiction televisiva. Ancora peggio se il personaggio (fortunatamente per carità) à ancora in vita. Ma oltre a questo nella pellicola di Risi credo ci siano delle mancanze fondamentali, come la storia, seppur breve, di Maradona nel Boca Juniors ed un’interpretazione di Marco Leonardi (protagonista nel ruolo di Maradona da grande) che anche ad un inesperto di cinema come me ha lasciato molto vuoto. Non c’è stato un’ attimo del film in cui sono riuscito ad immedesimare l’attore con il personaggio che avrebbe dovuto interpretare, a volte anche per quegli accenti quasi dialettali che più che a Maradona mi hanno fatto pensare ad un ipotetico vicino di casa in Italia. Per non parlare della risata di Leonardi che assomiglia più a quella di Pierino che a quella di Maradona. Se il regista voleva portare il Pibe de Oro più vicino allo spettatore ci è riuscito alla grande ma purtroppo credo abbia esagerato ottenendo così un risultato meno veritiero. Lo stesso regista ammette che non ha avuto mai nessun contatto con Maradona e che ha aggiunto delle scene per rendere il film piú romanzesco. Ma ce n’era bisogno? La vita di Maradona ha veramente bisogno di altro che non sia la verità per essere un romanzo? Troppo tempo perso credo, nelle scene del pozzo dove Diego cade da bambino a Villa Fiorito che rubano minuti che sarebbe stato meglio dedicare ad altri attimi sicuramenete più importanti della vita di Maradona. I flashback della prima parte sono lenti e pallosi mentre poi la pellicola accelera esageratamente omettendo cose e sfiorando appena punti fondamentali della storia del calciatore. È un film da vedere sì, ma solo per curiosità, tutto il resto è noia, maledetta e fastidiosa noia.

E poi? E poi la notizia buona. Buona sì, perché Kusturica è un grande. Con mezz’ora in meno di pellicola è riuscito molto di più e molto meglio ad entrare nel personaggio Maradona. Ma niente paragoni, non se ne possono fare tra due pellicole competamente diverse. Quella di Risi è una fiction mentre quella del regista serbo è un documentario a tutti gli effetti. Maradona (quello vero) qui è protagonista, con le interviste, il ritorno a Villa Fiorito, il viaggio allo stadio di Belgrado, a Napoli ed il suo rapporto con Fidel Castro. Kusturica non nasconde affatto la sua passione ed amicizia reciproca con el Pibe de Oro e sicuramente delle cose le omette anche lui. Non è un documentario dove si scoprono delle cose e quello che pensavo nel bene e nel male di Maradona non è assolutamente cambiato dopo la visione. Ovvio, ci mancherebbe altro ma Kusturica credo abbia il merito di aver dato ancora più fascino alla storia, con un documentario, senza invenzioni e deviazioni. Dando opinioni, a volte anche forti ma non lezioni, nonostante il suo bellissimo rapporto con il calciatore che nel film si nota molto e lo rende ancora più intenso. Kusturica è sempre presente nelle immagini della pellicola e non solo ne è il regista ma anche il co-protagonista. Il Maradona del cinema sembra dare qui lo spazio a Dieguito nostro, per parlare di tutto, per difendersi, accusare (Matarrese, la Fifa, Bush e l’Inghilterra in primis) e dire la sua sul calcio come sulla politica. Da pelle d’oca lo spezzone dove Maradona canta La Mano de Dios con le immagini della sua vita che scorrono. Non da meno la scena finale dove incontra Manu Chao appoggiato ad un muro che gli sta cantando “Si yo fuera Maradona”.
Doveroso in coincidenza con l’ uscita di questo pezzo un pensiero alla mamma di Diego, a doña Tota che ci ha lasciato pochi giorni fa.

Concordo in pieno con te, riguardo il pensiero su questi due film, inutile dire che qui a Napoli è venerato quanto San Gennaro (non scherzo affatto), mentre in Argentina, ci sono e ci saranno sempre due pensieri contrapposti, lì fanno una netta distinzione tra il Maradona calciatore, e il Maradona uomo..che dire..genio e sregolatezza :)