Encargados

Mirar el río hecho de tiempo y agua
Y recordar que el tiempo es otro río,
Saber que nos perdemos como el río
Y que los rostros pasan como el agua.
Arte poética J.L. Borges

Ho smesso di dormire come la gente comune ormai da qualche anno, causa reflusso gastroesofageo. Una dottoressa sciamana nicaraguense mi crocifisse con una diagnosi certa: le 4 della mattina? L’ora dello stomaco. Accetto il responso e mi desto. Vorrà dire che andrò a letto prima. Ma tutto questo accadeva in Europa. Qua dove il mondo è a testa all’ingiù non soffrivo poi tanto. Fino a quando… Il lavoro, la famiglia, gli orari anti umani degli argentini… cenano alle ventidue… mah!
Ad ogni modo. Le levatacce sono una nuova america. Scoperta su scoperta che tira. E allora mi incammino prestissimo per Las Heras, giá con alto transito fin dalle 5 della mattina e, miei cari piccoli lettori, scopro un universo.

Giunti Claber che scattano, filettature da ¾ di pollice che s’avvitano. Ecco; per un dovunque porteño di ogni barrio, metri e metri lineari di sistole che si srotolano, nel madrugar cotidiano de los Encargados.
Acqua. Buenos Aires è una città galleggiante. È la citta per eccellenza dell’elemento fluido. Ah! Rido di Venezia. Mi lasciano indifferente certe boat ville dell’asia. Qui l’acqua domina inosservata. Vicino al rio più grande del mondo, quella che oggi è un’urbe che si mueve frenetica o al ritmo del dos por cuatro era in origine una pianura alluvionale. Maldonado, Reconquista, Matanza, prima ancora d’esser toponomastica sono i nomi de los arroyos, (i torrenti)  intubati nella prima metà del 900.
E tuttavia eccoli lì indefessi, puntuali, atemporali los encargados della grande città aprire i rubinetti e dar sfogo a una sinfonia de mangueras che accompagna i miei passi per le quindici cuadras che separano casa dal lavoro. Tiraacqua, cenci e scope di saggina, armonici tanghéri dell’albeggiare, puliscono gli spaziosi marciapiedi un po’ rottini, e innaffiano spingendo lo zozzo più in lá.
Bravi gli encargados. Con il loro florilegio di buongiorni e di prego e di mi scusi. Il mezzo inchino, usanza di cui ormai sono gli unici, ultimi depositari. La battuta circostanziale sul tempo. L’indicazione al passante. Qualcuno il tono burbero ma mai irriverente. A tratti beffardo. Ecco sì il sussiego beffardo degli encargados che tanto mi aggrada. Mentre compiono il rito dell’innaffiatura della città essi celebrano una sorta di pachamama non codificata. Irrorano con metri cubi di flusso ininterrotto avenidas, calles e pasajes.

Poi fatti quei venti metri, contento e compiaciuto per questa città bellísima,  angustiante e sbruffona, ti ricordi della copla di un tango che suona pressapoco così.
Igual que baldosa floja
salpico si alguien me pone el pie
e il tubo stirato dei pantaloni freschi d’armadio s’è già fatto merda con lo schizzo vigliacco della mattonella che pencola. Così finisce la poesia degli encargados, in cinque cuadras di parolacce in cui non vuoi nemmeno immaginarti che diamine di immonda lordura ti si sia scaricata addosso. Sotterranei calamari dei cunicoli bonaerensi.

Commenti

  1. Devo dire, Gespo, che me encantò questa poesia zurcida en las veredas di Buenos Aires. Questo misto poetico di parole stupende e meravigliosamente combinate attingendo da una e dall’altra lingua,mi ha fatto sognar e immaginare il mio camminar per quelle vie che sono state “mis entrañas” come diceva Borges per 35 anni. Ora mis entrañas sono nell’alessandrino.
    Catturare lo spirito di queste consuetudini cittadine degli encargados in questo modo così speciale mi ha ridestata dal torpore dell’oblio.

    Muchas gracias

    Flavia

  2. Grazie Flavia. Il tuo commento mi scalda davvero il cuore. In bocca al lupo per questo 2012. Ovunque tu sia
    G.

    • Grazie, gespo! Buon 2012 anche a te!
      Sono a Sale in provincia di Alessandria, in una casa circondata dai campi ora di grano, ora di mais, ora di pomodori, o di meloni e angurie…
      Extraño a Buenos Aires!!!

      Un abrazo

      Flavia

  3. graciela dice:

    lastima…que no entienden que se desperdicia tanta pero tanta agua, que en otros lugares es tan deseada….
    por muy poetico que sea….

  4. Valeria soledad dice:

    L’encargado lìuomo che sa tutti i segreti del nostro palazzo…che figura “mitica”!!

    Bel post complimenti.

  5. Francesco dice:

    Ma che bel post…! :)
    El encargado del mi edificio se llama Francisco, lavora tutto il giorno come un matto e nunca se para, tampoco cuando esta de vacaciones. Ho una certa simpatia per chi fa questo lavoro, in questi 3 anni a Buenos Aires ne ho conosciuti diversi e sono tutti, a loro modo, dei personaggi unici…

  6. Gonzalo dice:

    Ciao a tutti! Mi chiamo Gonzalo, ho 24 anni, sono argentino e abito a Buenos Aires. Mi piacerebbe avere amici italiani (o amici argentini che parlino l’italiano). Se vuoi parlare con me scrivimi una mail!

    soy.de.bsas@hotmail.com

    A presto!

Trackbacks

  1. [...] civico. Per capire meglio questa abitudine del lavaggio dei marciapiedi vi consiglio di leggere questo articolo che mi è tanto piaciuto perché ben scritto e tangibile, una vera e propria incisione cittadina [...]

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