Proxima Estación, Buenos Aires.

Una delle tante cose che mi piacciono di Buenos Aires sono i suoi autobus colorati.  La notte per tornare a casa da lavoro quasi mi fa rabbia dover aspettare il 95 o il 93, che sono più o meno gli unici a non avere bei colori nella carrozzeria.  Devo sempre consolarmi vedendo passare i più allegri 29, 64, 152, 118 e 59.  Da un po’ di tempo però ho iniziato a soffermarmi particolarmente sul 59 perché mi attiravano, oltre ai suoi colori anche le parole che sulle fiancate segnalano il suo percorso.  Panamericana, San Lorenzo, Constitución e Estación Buenos Aires.  L’importanza dei colori e delle parole: a volte per viaggiare non serve nessun mezzo di trasporto.

 

Fino a qualche settimana fa non ero mai salito sul 59 ma sempre lo cercavo immaginando il tragitto.  Iniziavo ad analizzare le parole incominciando da Panamericana; non è importante che il 59 non percorra tutta questa strada da Ushuaia all’Alaska bensì solo alcuni km a nord di Buenos Aires, questa parola, Panamericana impressa in un mezzo di trasporto già è sufficiente ad aprire le frontiere dell’ immaginazione di un viaggiatore.  Passa per San Lorenzo e vuoi per il mio nome, vuoi perché cadono le stelle, entra bene nel cammino.  Constitución, la stazione del sud, il quartiere disordinato, le stradine che non sono piú illuminate dai lampioni ma dalle lampadine.  Infine Estación Buenos Aires dove il 59 fa capolinea.  Ossia, questo autobus passando per la Panamericana, San Lorenzo e Constitución, mi porta in un luogo che si chiama Estación Buenos Aires: romanzo.  Non tutti sanno della sua esistenza e molti pensano che sia chiusa già da vari anni, errore.  Decido di andare a scoprire com’è fatta questa stazione che dal suo nome pensavo poteva essere solo qualcosa di astratto…invece.

 

Estación Buenos Aires si trova nel quartiere Barracas, al confine con Parque Patricios.  Siamo esattamente dietro allo stadio dell’ Huracán.  Per arrivarci bisogna percorrere Olavarría, che nel punto dove incrocia  Avenida Velez Sarsfield diventa stradina di accesso alla stazione.  Le zone intorno purtroppo sono in un certo senso inaccessibili, per lo meno per chi non conosce nessuno che viva all’ interno del terreno e delle baracche che si trovano tra lo stadio e la stazione; ho provato da diverse vie ma non sono stato il benvenuto, quindi mi sono dovuto accontentare della stazione nonostante mi interessava tutto il complesso.  Mentre cerco di trovare la via d’ entrata un signore mi indica la strada, dicendomi appunto che Olavarría è l’ unica via accesso, che di giorno non ci sono pericoli mentre di notte è sconsigliato e che le altre vie invece sono sconsigliate a qualsiasi ora, anche quando domina il sole (ya me di cuenta señor, muchas gracias).

      

Dopo circa duecento metri sulla destra appare un edificio bianco e verde, in legno e metallo.  Ci vuole qualche minuto per realizzare e rendersi conto di non essere più nella metropoli, di accorgersi che i rumori incessanti del traffico non si sentono più, di essere entrati in un luogo piccolo ma dal grande nome. Il piazzale della stazione è il parcheggio, il terminal della linea 59 e fanno compagnia agli autobus solo qualche auto – non più di cinque, e due panchine, dove alcuni aspettano il treno fumando una sigaretta prima di andare ai binari ed altri che aspettano che parta di nuovo un 59, per andare a Constitución o in centro o chissà qualcuno deve arrivare aldilà della General Paz, al nord, per scendere all’altro terminal, prendere un altro autobus e percorrere la Panamericana fino a chissà dove.

 

Nell’ atrio della Estación Buenos Aires come non poteva essere altrimenti c’é al centro una piccola panchería, a destra un bar/paninoteca, a sinistra un kiosco e un fioraio e avanti la boletería fino ad arrivare alla porticina che è l’entrata ai binari.

 

Ce ne sono tre, e fanno da cammino alla Linea Belgrano Sur con treni diretti a González Catán e a Marinos del Crucero Gral. Belgrano, località della provincia di Buenos Aires.  Prima, da questa stazione inaugurata nel 1911 partivano anche  altri treni diretti ad altre località della provincia bonarense ed uno diretto anche nella provincia di Santa Fe, a Rosario Oeste.

  

All’ interno della Estación Buenos Aires quello che più colpisce è la tranquillità, non c’è la confusione che si trova dalle altre parti, c’è calma, come fossimo in una stazione sperduta di provincia, non c’è traffico, non ci sono autobus se non il 59, è l’ unica stazione terminal che non ha un collegamento con la metropolitana.  C’è manutenzione e pulizia, c’è pace come in una piccola isola e stranamente non è una nave che ci trasporta qui bensì un treno.  Quei duecento metri che separano Estación Buenos Aires da tutto il caos metropolitano in realtà sono una distanza molto più grande, tanto quanto è grande la sensazione di essere fuori dal mondo porteño.  Solo oggi, mentre scrivo questo post mi rendo conto che la Estación Buenos Aires è visibile anche dal balcone di casa e penso che sì, el mundo es un pañuelo, che quel luogo pensato per tanto tempo come immagine romanzesca di un cammino, in realtà esiste davvero.  Quante volte prima di arrivare in Argentina ho pensato a “Próxima Estación, Buenos Aires” come titolo di questo viaggio; dopo un anno grazie alla curiosità, all’altezza di un edificio fatto di tonnellate di cemento e al percorso di un autobus colorato, scopro che Estación Buenos Aires esiste, che era ed è molto più vicina e reale di quanto pensassi.

Lorenzzzo

Marchigiano di Filottrano,a 28 anni dice basta e se ne va. Con la convinzione che "la vida es un barco", dopo alcuni avvistamenti nel mondo, nel Gennaio 2011 getta l'ancora nel Rio de La Plata e si ferma a Buenos Aires, dove trova la parola, l'incanto ed il respiro.

Commenti

  1. Valeria soledad dice:

    Temerario lore!!!

  2. Rossana Tadini dice:

    che testo meraviglioso….. non avrei mai pensato di poter volare con la fantasia grazie a un colectivo…. bellissimo!!!!!

  3. daniela3 dice:

    bellooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!! ancora!!!! ancora foto!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! grazieeeeeee

  4. Nicolás dice:

    Ti ammiro per il coraggio!!! andare a piedi dietro la cancha di Huracán e con la macchina forografica è veramente da eroi. pensare che quando ci passo in macchina, non mi fermo nemmeno ai semafori rossi!!!! Bravo.
    Te comento algo, nací entre Constitución y Barracas, en el Policlinico Rawson cuando todavía funcionaba como hospital y no como ahora, un hogar para ancianos, pero ahora……
    Me gusta lo que escribiste.
    Saludos

  5. attilio dice:

    Sai Lorenzzo, trovo molto interessanti le tue descrizioni sui luoghi meno pubblicizzati di Bs.As.
    E sopratutto nel farlo,ci metti quel pizzico di sentimento che come uno smalto di vernice nuova fa rivivere, con nostalgia quelle parti dimenticate e un pò “demodè” della grande metropoli.
    Tempo fa ci provò anche il “patriarca” Tanoka che mettendo il naso fuori della capitale,provò a descriverne i dintorni. Speravo che avrebbe continuato la serie,perchè le sue descrizione avevano anche loro un sapore di far West, specialmente quando ispirandosi forse a “Quel Treno per Yuma”,si mise a raccontare di fantomatici binari morti e vecchie locomotive in disuso. Peccato ! Daltronde il nostro” fondatore” ha ben altre cose a cui pensare ! ( a proposito,del “venerabile” non se ne sa più niente ! Sarà mica tornato ad Alessandria a coltivare il suo orto come Garibaldi a Caprera?)
    Ma tu Lorenzzo con tre “z”,sembri aver ripreso il suo filone, ed in questo caso il vegente apripista Tanoka s’è confermato ancora una volta un buon seminatore .

  6. Attilio dice:

    Hai capito dov’ era finito Tanoka !?!?
    Fritz ti ringrazio per la “dritta” . Se non era per te mica lo sapevo.
    Sai, io vengo dai paese dei balocchi, anzi dal” paese dei gelati “(come mi ha francabollato e marchiato a vita il “tIzio “di cui stiamo parlando). Ma a me come ho detto altre volte questa investitura sta bene e mi onora.
    Ti confesso però amico mio,che se non fosse che come hacker non valgo un tubo, io a quel “tipo” li ,gli saboterei il sito per farlo ritornare tra quei poveri diavoli dei suoi sudditi (sedotti e abbandonati) che non si dan pace per la sua mancanza.
    Oh,Fritz, mi raccomando ,acqua in bocca… la cosa stia fra noi…..!

  7. bello, bellissimo il post! Te pasaste, Lorenzo!!!!!

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