Busillis

da marok.org (ovviamente)

 

Non è vero che non voglion dire,

voglion dire qualcosa.

 Voglion dire…

 come quando uno

si mette a cantare

senza saper le parole.

Una cosa molto volgare.

 Ebbene, così mi piace di fare.

A. Palazzeschi, E lasciatemi divertire

 

Ah ma voi lo sapevate! Cioè ve ne stavate li tomi tomi, cacchi cacchi, a vedermi sprofondare nel mio indomito giullarismo. Dite la verità che stavate sghignazzando!

 
Come dite? No?
 
Allora vi devo mettere al tanto. Per chi come me, spavaldo neofita delle relazioni interpersonali della grande Capital Federal credesse che conoscere qualcuno qui a Buenos Aires equivalga a presentarsi, passare delle ore piacevoli insieme e dopo scambiarsi tutto il talmud di indirizzi facebook, mail, twitter, blog, flickr,g+ ecc ecc, prenderebbe tremendo granchio.
 
A poco varrà inerpicarsi in interpretazioni psicologiche da 4 soldi. Il fatto è che se avete in dote un certo karma entusiastico e il giorno successivo decidete di ricontattare la persona conosciuta la sera prima è molto probabile che non riceviate nessuna risposta. Qualora il vostro animo bonaccione e campagnolo vi portasse a pensare che repetita iuvant e il giorno successivo giù altri messaggioni di sincero garbo, con allegato invito a rivedersi, è molto probabile che il segnale dall’altra parte rimanga piatto. Magari non tutti sono lenti di comprendonio come me. Magari qualche affettato viveur potrebbe aver già capito l’antifona. Ma io mi gioco la carta dell’ultima possibilità e il terzo giorno; aripicchiaci con segnali di vita.
 
Nulla
 
Tra un fiore colto e l’altro donato
l’inesprimibile nulla.
 

Poi però cominciate ad avvertire un certo senso di disagio anche nei conoscenti di vecchia data. Si diradano le chiamate, le uscite, i sinceri atti di compagnerismo becero che caratterizzavano le vostre serate alcoliche. Voi non vi capacitate, ma è una specie di domino. Tessera dietro tessera cadono tutti e in men che non si dica vi ritrovate a fissare una casella di posta elettronica che segna zero messaggi. Che cosa può essere successo?

 
Niente solo che siete passati nel lato oscuro della sfera degli insistenti. Bisogna andarci piano con i porteñi, perché se da un lato son sì tanto svelti all’elogio e alla captatio benevolentiae, dall’altro seguono una specie di codice non scritto in cui la volatilità del verbo è un postulato. Ergo non tutto quel che si dice poi si manifesta. C’è da far le dovute tare. Non è detto ad esempio che se conoscete una ragazza una sera, la passate bomba, vi lanciate lí quattro o cinque idee per fare, vedere, andare già dall’indomani, tutto questi si realizzi.
 
E allora mi hanno spiegato un paio di regole, o meglio atteggiamenti. Due trucchi, va. Due malizie.
 
La prima è fare il divo. Conoscete una ragazza, la passate bomba, vi scambiate lo scambiabile, vi agganciate su interessi e propositi. Tornati a casa dovete scordarvene letteralmente per almeno qualche giorno, se non financo una settimana. A quel punto potete mandare uno smelenzo messaggio tipo “hola que tal?”. Se la tipa risponde, allora potete passare (sempre lasciando passare il dovuto lasso di tempo) a qualcosa di più intimo e personale e, diaciamolo pure, di un certo spessore intelletuale: “Che que haces mañana? Hay una fiesta de cumbia en… querés ir?”
 
Se la malcapitata acconsente allora a quel punto non resta che imparare a dimenare un po’ la pelvis al ritmo stanco delle grattugie cumbiere e prepararsi alla regola dei tre inviti
 
I tre inviti sarebbero una traduzione del modello Roosveltiano del new deal. In pratica con la prima uscita si tasta il terreno (non si conta la primissima uscita, ovvero quella in cui vi siete conosciuti con la tipa… si quella in cui avete terminato la serata con le mutande in testa abbracciati a una boccia di Jack Daniels vuota). Con la seconda uscita si cominciano a definire le linee di una possibile relazione. E se arrivate alla terza uscita allora diciamo che potete cominciare a rilassarvi. Avete una nuova amicizia o, per dirla come i miei nonni, una nuova simpatia.
 
È lo so è più difficile che imparare a giocare al truco. È peggio che capire il Peronismo. E infatti io sono un pessimo giocatore di truco e il peronismo resta sempre la mia dipendenza ad una birra italiana. Quindi prendete pure questa nota con la leggerezza dovuta e fatene carta straccia. Io per me, l’ho già fatto. La mia età e una certa essenziale asocialità mi portano a beffarmi delle inutili sovrastrutture sociali della modernità.
 
Certo però las minitas…
 

Commenti

  1. 4 a 0. Beh dai poteva andare peggio. Poteva piovere

  2. Giuseppe dice:

    Per info: le due regolette valgono ovunque, ma tre appuntamenti per arrivare al punto, a volte è troppo lento anche per lei!. ;)

  3. Silvana dice:

    E in Italia com’é? O meglio com’é nelle citta´piú grandi: Roma, Milano…?

  4. no in italia direttamente non batto chiodo

  5. daniela3 dice:

    in italia.. a milano funziona per aperitivi: ti infili in un gruppo che organizza aperitivi e cacci. se becchi la tipa.. il terzo è troppo.. dai un sacco di gggiovani che conosco considerano normale un bacio alla fine della serata stessa in cui ci si è conosciuti.. per quagliare… il 5°, il 4°, il 18°… però occhio, che il single incallito mi è diverso dal single di passaggio…

  6. Giuseppe dice:

    Ma pensa a divertirti che le donne sono come i gatti, meno te ne occupi e piu’ le hai sempre tra i piedi. ;)

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