Damnatio Memoriae

Anch'io continuo a pensare che dare un'occhiata all'argentina aiuterebbe molti italiani a fare un bagno di consapevolezza e quindi di umiltà e quindi promuovo volentieri l'incontro "Damnatio Memoriae – Argentina. Tra emigrazioni e storia d'Italia", il 16 Febbraio a Roma. Non fosse altro che per la presenza di Osvaldo Bayer io un salto ce lo farei.

Tanoka

Al secolo Andrea Tognin, è autore del blog Tanoka.net, online dal 2007. Alessandrino di Cascinagrossa, trent’anni abbondanti vive a Buenos Aires con la moglie argentina e un piccolo italoargentino.

Comments

  1. Attilio says:

    Ti dirò che fai bene,poichè la storia di generazioni di emigranti italiani (inclusa la mia) che l'Argentina ha accolto è veramente qualcosa di epico .Essa costituisce infatti un vero patrimonio culturale che ci afratella alla grande nazjone sudamericana che ha teso sempre una mano a  milioni di nostri conazionali. 

  2. virginia says:

    non so se esiste in argentina ma in europa si ed e' una cosa che mi piacerebbe da morire!!

  3. delfo says:

    io ci andrei fosse nient'altro per la presenza di Bruno Napoli :)
    Non dimentichiamo però che l'argentina, o quanti prima di essa, per fare spazio agli immigranti (ma non ce n'era abbastanza?) ha fatto fuori generazioni e generazioni di indios

  4. Attilio says:

    Delfo,di questo però i nostri emigranti (e non parlo di avventurieri) non ne hanno colpa.
    Semmai t'invito ad approfondire la storia del genocidio degli indios perpetrata crudelmente con la cosidetta "Campagna del deserto "condotta in passato con accanimento e crudeltà dal generale Roca.

  5. Delfo says:

    Ciao Attilio, il punto è proprio che mi sono informato. Se la legge non ammette ignoranza, mi chiedo: la storia sì? passi pure che i primi immigranti non sapessero niente, ma in duecento anni la coscienza avrebbe dovuto avere il tempo di venir fuori.L'essere umano ha la memoria corta, e mi pare di capire che boliviani, cileni, peruani, paraguayani, anche loro emigranti, non siano accolti col tappeto rosso da chi dovrebbe essere memore delle fatiche compiute e le ingiustizie subite.
    D'altro canto questo non è più un discorso argentino o italiano ma tocca un pò tutta la società cosiddetta occidentale moderna e la sua intrinseca ignoranza. Se bevo una coca cola, sto assetando l'india?

  6. fritz says:

    Delfo io sono d'accordo che dobbiamo avere consapevolezza di quello che ci circonda, e delle conseguenze delle nostre azioni. Detto questo, sai bene che chi ha colonizzato l'argentina e poi "conquistato il deserto" non lo ha fatto di certo perché stava per arrivare una nave di contadini abruzzesi o asturiani. E poi questa idea che sembri suggerire di "responsabilità a posteriori", che cosa comporterebbe nella pratica? Quale sarebbe il comportamento morale dell'immigrato? Perché io mi posso fare i principi piú splendidi, poi però devono essere possibili da applicare. Soprattutto se i principi li stabilisco per gli altri.
    saluti

  7. Delfo says:

    Io dico solo che un mondo con una memoria più lunga sarebbe un mondo migliore.Se i nipoti degli immigranti, ormai non più immigranti, trattassero i nuovi immigranti, in maniera diversa da come sono stati trattati i loro nonni, allora tutta questa immigranza forse sarebbe servita a qualcosa.Invece tanto in argentina, quanto in italia, la memoria è labile, ed il povero è sempre pronto a dare addosso a quello più povero di lui

  8. Tanoka says:

     
    Bello il dibattito, sicuramente fará piacere agli organizzatori della charla "Damnatio memoriae".
    Delfo, penso che siamo tutti d'accordo con il tuo ultimo commento. La memoria porta conoscenza, apertura mentale, tolleranza e magari potrebbe portare anche un po' di pace. Non ci piove.
    Anch'io peró non sono molto d'accordo con l'atteggiamento autolesionistico occidentale. Chi ha sterminato gli indios era mosso da bel altri interessi rispetto alla ricerca di un angolo verde per accogliere i poveracci italiani che scendevano dalle navi. La posta in gioco era un'altra…il potere, gli interessi economici, l'identitá nazionale e non ultimo il modello di paese che si voleva creare.
    Per questo non mi sentirei troppo colpevole. Altrimenti sembra che noi italiani non possiamo venire in argentina perché siamo bianchi e ricchi, mentre i boliviani possono, perché sono poveri e neri. 
    Lasciamo che la gente, tutta, vada dove vuole…

  9. Delfo says:

    Io credo che la molla che fa scattare l'emigrazione è la stessa che dovrebbe fare in modo che lo stesso meccanismo non si ripeta una volta raggiunto l'obiettivo di una nuova terra.
    Invece, storicamente, il circolo vizioso non si riesce  a recidere, ed il tutto si perpetua sulle spalle della 'povera gente'.In sudamerica ho potuto conoscere da vicino il 'latifondismo', me lo portavo dietro dai tempi del sussidiario delle medie, associato al medioevo e al sudamerica.Il capitalismo d'altro canto non è nient'altro che una forma relativamente nuova di latifondismo, che non si gioca con la terra se non con le macchine di produzione.
    In ogni caso quello che so è che tutta la poetica, il sacrificio, la malinconia, che accompagnano le emigrazioni, sono l'altra medaglia dell'abbandono di una guerra eterna su suolo natìo tra pochi padroni e masse inermi e senza coscienza.
    L'ultima cosa, cui non voglio rinunciare, che mi porto dentro da quando ero piccolo, è il desiderio che tali masse prima o poi trovino coscienza e si rendano conto della propria forze senza dover più scappare da un padrone silente che priva anche dell'aria.
    Emigrare si, ma per scelta.

  10. fritz says:

    Io invece tendo sempre a pensare che la gente faccia le sue scelte a ragion veduta, e che sappia valutare da sé i pro e i contro. Sicché mi sentirei un po' petulante ad andare da uno che emigra per bisogno a dirgli "dovevi resta' a casa tua e organizzarti", e penso che ti ci sentiresti anche tu. Poi a quasi tutti piacerebbe che il mondo fosse un po' meglio di quel che è, ma qua stiamo a fare i conti con delle valigie vere, di cartone vero. Quelli ci hanno lo stomaco vuoto e gli andiamo a dire che gli manca la coscienza? Almeno hanno del senso pratico.
    saluti

  11. delfo says:

    c'è un po di confusione. Io non proibisco a nessuno di emigrare. Dico solo che spesso si emigra perchè lo si deve fare e non per scelta, perchè se si potesse scegliere molti se ne starebbero volentieri a casa. Dico solo che molte volte il motivo che non ti permette di stare a casa è tangibile, e tutti insieme lo si potrebbe affrontare, invece di sciamare altrove senza un obiettivo preciso. Penso a chi fuggiva dalla guerra, così come a intere generazioni di meridionali finiti nelle miniere belga e tedesche a crepare di lavoro e alla questione meridionale, un intreccio tra mafia politica e burocrazia che strozza ogni possibile desiderio di vita normale
     

  12. Attilio says:

    Ragazzi io penso che l'emigrazione quando è motivata dalla disperazjone è sempre una cosa traumatica. La scelta e l'orgoglio a volte se lo possono permettere soltanto chi ha la pancia piena. Io faccio parte di quell'ondata di emigranti che fuggivano da un' Italia uscita da una guerra distrutta ed affamata e a cui L'Argentina offriva non senza sacrificio,la speranza di una vita migliore. Io a quei tempi ero un ragazzo al seguito dei mia madre e con altri due fratelli,che cercavamo  di ricongiungrci con mio padre che da un anno già si trovava in Argentina .Ricordo che a bordo della nave nella cui stiva era stata ricavata la mensa,la cameriera argentina che ci serviva pasti abbondantissimi mi diceva: "Come todo,que estàs muerto de hambre !"  Aveva ragione!!   E non vi  dico poi i primi anni ,con quanti "tano de mierda" mi son sentito apostrofare! Ma col passare del tempo,con la buona condotta e il lavoro,ci siamo guadagnati la stima di tutti e, pienamente integrati ,anche la loro amicizia. Per questa ragione ,tanti come me sentono ancora un legame indissolubile e considerano l'Argentina come una seconda "patria". Questo e non altro,ragazzi, eravamo andati a fare ! Perchè la storia , quella che conta, l'han sempre fatta i potenti e non le masse che per quanto disperate, sono sempre strumentalizzate da chi comanda………………..
    L'eccidio etnico delle primitive popolazioni argentine ordinato dal governo,l'ha fatto l'esercito coi cannoni"Krupp ed i fucili "Remmington" ,complice anche il silenzio delle potenze europee che per interesse si macchiarono pure loro del sangue versato,non certo i poveri emigranti affamati muniti di zappa e badile!   Scusate la veemenza,ma è tutta un'altra cosa !!!!!

Lascia un commento

*